L’AQUILA – Ottavo giorno di gravissima emergenza alla Asl dell’Aquila e nei suoi ospedali e presidi sanitari in enorme difficoltà, con i server aziendali fuori uso dopo l’attacco della cybergang Monti, che ieri con un aggiornamento della sua bacheca nel dark web, ha pubblicato un link che consente di scaricare a chiunque i primi 10 gigabyte degli oltre 500 gigabyte “trafugati”. Dati sensibili, e coperti da privacy, referti e diagnosi di pazienti, anche con Hiv e oncologici, neonati, informazioni sulla mortalità infantile. Dati personali dei medici e dipendenti, compresi i dati bancari, informazioni amministrative e legali.
Già online numeri di telefono personali, e-mail, indirizzi di residenza e codici fiscali, di chi lavora nella Asl, ma anche cartelle cliniche, referti medici, diagnosi, terapie prescritte, dati clinici, richieste di assistenza domiciliare, fogli di dimissioni per i pazienti.
Nei giorni scorsi gli hacker avevano chiesto un anticipo del riscatto, che potrebbe essere milionario, da versare in valuta digitale, dopo aver indicato le tempistiche con cui avrebbero poi, in mancanza di riscontro, pubblicato i dati sensibili, che potrebbero determinare pesantissime richieste di risarcimento danni da parte delle vittime nei confronti della stessa Asl, che è responsabile della custodia dei dati. Intanto i disservizi sono drammatici, per operatori e per pazienti, con code e rinvii, che colpiscono soprattutto prenotazioni al Cup, esami e visite. In quanto in molti casi si deve lavorare con carta e penna.
Una minaccia oramai globale, quella dei pirati informatici, solamente nel 2022 sono stati 188 gli attacchi informatici, con un aumento del 169% sull’anno, mentre a livello mondiale l’incremento è stato pari al 21%.
Notizia di pochi giorni fa è che ad esempio per aver violato il sistema informatico del dipartimento dello sceriffo della contea di San Bernardino negli Stati Uniti, gli hacker hanno ricevuto un riscatto di 1,1 milioni di dollari.
Anche lì un ransomware nel sistema informatico del dipartimento e ne ha bloccato l’accesso. Di conseguenza, gli ufficiali dello sceriffo non sono stati in grado di ottenere informazioni sulle persone ricercate in altre zone della contea.
Le autorità distrettuali si sono immediatamente rivolte all’FBI e al Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti per chiedere aiuto. Dopo “attenta considerazione“, hanno deciso di pagare un riscatto all’hacker per riprendere il controllo del loro sistema. La maggior parte del denaro era coperto da un’assicurazione.
Tornando in Abruzzo, si accende lo scontro politico, con le opposizioni di centrosinistra e M5S pronte a dare battaglia in Regione.
In particolare, il direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Ferdinando Romano, non ha partecipato alla riunione della Commissione Sanità del Consiglio regionale, prevista nel pomeriggio di ieri. La riunione era stata chiesta dal presidente Leonardo D’Addazio, di FdI, e dal consigliere regionale del M5S Giorgio Fedele per fare il punto della situazione.
Romano ha inviato una nota al presidente della Commissione nella quale ha comunicato “l’impossibilità di partecipare ai lavori della Commissione” per “evidenti motivi di riservatezza, in coerenza con la decisione assunta dalla task-force di mantenere il massimo riserbo al fine di con compromettere gli sforzi posti in essere tempestivamente per il ripristino del servizio ai cittadini”.
L’assenza sta provocando polemiche e scontri politici. Secondo quanto si è appreso, non ci sono novità sui tempi di risoluzione della grave problematica sulla quale sta indagando la magistratura soprattutto alla luce della richiesta di riscatto da parte dei pirati informatici.
I lavori della commissione sono stati caratterizzati da scontri politici tra gli opposti schieramenti. In tal senso acceso il diverbio tra il capogruppo di FdI, Massimo Verrecchia, e il capogruppo del M5S, Pietro Smargiassi. Il primo ha accusato il pentastellato di cavalcare scorrettamente a fini politici questa vicenda.
Tutti i consiglieri hanno preso unanime posizione della necessità di avere informazioni per poter dare un supporto concreto a tutela dalla salute di cittadini “alla luce dei molti servizi venuti meno a causa dell’attacco hacker”.
“L’esecutivo venga a riferire al più presto sul caos generato dall’hackeraggio della Asl 1 Avezzano-L’Aquila-Sulmona, illustrando in Commissione sia lo stato dell’arte sia come sia stato possibile un fatto di questa portata che sta creando pesanti disagi a comunità e utenza, mettendo a rischio dati ultra sensibili quali sono quelli in sanità”, il commento del capogruppo Pd Silvio Paolucci che con i consiglieri del Gruppo Pd Antonio Blasioli, Pierpaolo Pietrucci e Dino Pepe ha chiesto lumi sull’attacco informatico e sugli effetti su data base, utenza e lavoratori.
“Alla capigruppo di oggi abbiamo chiesto che l’assessore alla Sanità, il direttore D’Amario, il direttore della Asl1 vengano a riferire in Commissione lo stato dell’arte, non essendo stata possibile l’audizione prevista per oggi in V Commissione – aggiungono Paolucci, Blasioli, Pietrucci e Pepe – Un passaggio necessario per dare all’utenza le risposte urgenti che merita, a fronte della paralisi che l’attacco sta provocando in queste ore, insieme a disagi e violazione di diritti e soprattutto per assicurare quelle più urgenti da garantire. Quindi in primis bisogna capire come saranno assicurate le attività di prenotazione degli esami clinici, ma anche come Regione e Asl si regoleranno rispetto a tutto il personale nel gestire il lavoro, oltre che le prestazioni. Ci risulta che quello in forza alla Asl e collocato in smart working, attualmente non possa prestare la propria attività lavorativa e che addirittura quello dei servizi Cup sia stato posto in ferie forzate, ma che gravissimi disagi riguardano tutto l’organico interessato. Ci rendiamo conto che tale attacco sia un fatto gravissimo e inedito dal punto di vista operativo, servono spiegazioni anche per comprendere come sia potuto accadere, ma soprattutto quali attività siano poste in essere per risolvere il problema, sia per fare in modo che non si ripresenti, sia per tutelare l’utenza e le prestazioni in essere, oltre a verificare se ci siano coperture assicurative che prevedono situazioni simili e come potranno alleviare la situazione”.
I consiglieri Paolucci e l’aquilano Pietrucci hanno poi lasciato i lavori della Commissione Sanità per andare all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila per “verificare dal vivo le drammatiche problematiche e per mostrare vicinanza ai medici e agli operatori”. I due dem in particolare hanno visitato il reparto di Oncologia incontrando il primario, Luciano Mutti, e scoprendo che è stata bloccata la radioterapia perché avviata da un sistema informatizzato.
“La situazione è molto grave, drammatica – attacca Pietrucci – Il tutto si sta consumando nella totale assenza della regione che non interviene su un problema devastante per la salute dei cittadini. Gli ospedali sono al collasso e nessuna istituzione, nessun rappresentante della maggioranza di centrodestra, si è presentato per rendersi conto della gravità della questione, portare conforto e supporto a medici ed operatori. Va detto a chiare note che la problematica è molto seria seria perché non è garantito il diritto alle cure e quindi bisogna intervenire immediatamente”.
Osservano il consigliere regionale Americo Di Benedetto, i consiglieri al Comune dell’Aquila de “Il Passo Possibile” Elia Serpetti, Emanuela Iorio, Massimo Scimia e Alessandro Tomassoni e il presidente dell’Associazione civico-politica Fabrizio Ciccarelli: “La priorità ce l’hanno i servizi sanitari ai cittadini se la Asl, in questo momento, non è in grado di ripartire che sia la Regione, a nostro parere, ad assumersi la responsabilità di ricorrere al servizio privato locale, sia non convenzionato sia attraverso potenziali sforamenti dei budget di spesa con le strutture già accreditate, il tutto compatibilmente con le potenzialità degli stessi e considerando anche la possibilità di ricorrere alle altre Asl abruzzesi”.
“Incomprensibile, infine, il silenzio del sindaco Pierluigi Biondi che, è bene ricordarlo, è sempre il presidente del Comitato ristretto dei sindaci della Asl della provincia dell’Aquila, quindi la massima autorità sanitaria cittadina”, concludono i rappresentanti di “Il Passo Possibile”.
Angelo Mancini segretario comunale L’Aquila di Azione ed Enrico Verini, capogruppo in Comune dell’Aquila di Azione, hanno inviato sei domande al dg Romano: “Sono accessibili agli operatori sanitari le banche dati ospedaliere contenenti i dati medici dei pazienti che ricevono (o almeno dovrebbero) trattamenti sanitari per malattie croniche e che quindi necessitano di percorsi terapeutici conseguenti rispetto a quelli già ricevuti?”, “fino a quando il blocco degli esami diagnostici, causato dal mal funzionamento dei sistemi informatici, resterà in atto? Non dimentichiamo che effettuare anche un esame del sangue, così come ogni altra indagine diagnostica, è funzionale rispetto alla tempestività della cura che è l’elemento spesso decisivo in medicina”. “Può garantire ai cittadini che le prestazioni sanitarie dentro l’ospedale aquilano, alla luce dei blocchi dei sistemi informatici operativi, sono assicurate pienamente oppure no?”, Esiste una assicurazione stipulata dalla Asl aquilana che protegga la stessa in casi come questo? Oppure siamo a forte rischio di esborsi di soldi pubblici per evitare ricatti o, peggio, qualora ci fosse la pubblicazione dei dati sensibili dei pazienti, per far fronte a ipotesi di risarcimento che a quel punto prevedibilmente arriverebbero in quantità tale da destabilizzare il quadro economico dell’azienda nostrana?”, “E’ stato previsto un sistema di rimborso per coloro che, nella urgente necessità di cure e nell’impossibilità di riceverle qui, sono o saranno costretti a rivolgersi alla sanità privata?”. E infine: “Ritiene il manager Romano, l’atteggiamento dei vertici aziendali in linea con gli standard amministrativi e gestionali richiesti per esercitare la conduzione di una azienda complessa come la nostra ospedaliera?”






