L’AQUILA – Sortisce un primo effetto il cambio di regime alla Asl provinciale dell’Aquila, con la cacciata del direttore generale Roberto Testa.

Il nuovo direttore generale, Ferdinando Romano, ha cancellato la decadenza a partire dal 1° luglio, dei cinque capidipartimento su nove dell’azienda sanitaria, decisa dall’ex manager,  in quanto avevano superato i sei anni di mandato non rinnovabili.

La delibera firmata da Romano lunedì scorso sospende l’atto di Testa, con un prolungamento degli incarichi fino al 31 dicembre per “dare continuità agli incarichi di direzione dei dipartimenti nelle more dell’approvazione della nuova rete ospedaliera regionale e del nuovo regolamento per il funzionamento dei dipartimenti dell’Asl”. E in attesa delle nuove elezioni.

I cinque del resto avevano già annunciato ricorsi,  e alcuni di loro erano già passati ai fatti, contestando il sospetto “eccesso di zelo” dell’ex dg,  visto che andavano prima convocate le elezioni, essendo i capidipartimento scelti dal corpo medico, da convocarsi dopo l’approvazione dell’apposito atto aziendale il cui via libera deve essere dato dalla Regione. Piuttosto che dare facoltà a Testa, che ha giustificato la decisone come un atto dovuto, di “natura tecnica”, di nominare pro tempore e a sua discrezione i  sostituti, anche questo atto ritenuto “non legale”.

Di fatto però i cinque capidipartimento hanno continuato ad operare in proroga, visto che Testa non ha fatto in tempo a nominare i sostituti fino alle elezioni.

La revoca del provvedimento da parte di Romano è anche in autotutela, per disinnescare i contenziosi.

Tra i cinque capodipartimento coinvolti c’è innanzitutto primario di cardiologia Sabrina Cicogna, nel Dipartimento Medico, vicina alla Lega, la cui mancata proroga, come facente funzione,  a direttore sanitario a gennaio scorso, ha rappresentato l’inizio dei guai per l’oramai ex manager, diventato bersaglio quotidiano dei salviniani prima forza di maggioranza e che esprimono anche l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì.  Gli altri capo dipartimento sono Sandra Di Fabio, Dipartimento Materno Infantile, Fabrizio Andreassi al Dipartimento Tecnico, Massimo Di Pietro, nel Dipartimento Tecnologie Pesanti, e Giuseppe Calvisi, Dipartimento Servizi Biomedici.

Ora però Testa, 57enne manager romano nominato dal centrodestra in quota Fdi, e poi caduto in disgrazia, non c’è più, visto che il suo incarico in oltre due anni di anticipo dalla fine naturale del mandato, è stato rimosso con la delibera di giunta del 22 giugno, motivata con “gravi inadempienze” nella gestione della Asl, soprattutto nella fase dell’emergenza covid-19.

Sostituito  l’ex docente all’università D’Annunzio Chieti-Pescara ed ex-direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Ferdinando Romano. Nome assai gradito alla Lega, che lo ha sostenuto, invano, nell’agosto del 2019, proprio nella corsa alla direzione della Asl provinciale aquilana.

A restare in carica e prorogati fino al 31 dicembre 2021 da Testa  sono stati invece Pierluigi Di Stefano (Dipartimento Chirurgico), Alessandro Rossi (Dipartimento Salute Mentale), Vincenzo Pace (Dea) e Domenico Pompei (Dipartimento di Prevenzione): con la motivazione che non hanno raggiunto il limite dei sei anni, avendone cinque di mandato.

Anche Testa è pronto a fare ricorso contro la sua rimozione, con contestuale richiesta di ingenti risarcimenti danni, con il coinvolgimento della Corte dei Conti,  a carico di dirigenti e assessori che hanno avuto un ruolo, amministrativo e politico nell’iter di revoca.

Tra i capidipartimento che hanno rischiato la decadenza, pesa, come detto il nome di Sabrina Cicogna. Le crescenti frizioni tra Testa e il centrodestra in Regione, dapprima sommerse, sono divampate pubblicamente dopo la decisione del manager di non confermare Cicogna, direttore sanitario facente funzione, facendo scadere il termine ultimo del 24 gennaio scorso, data di compimento del 65esimo anno di età da parte del primario, oltre il quale non si può essere direttore sanitario con un contratto triennale.

L’importante incarico, con altre veementi polemiche, è stato poi assegnato da Testa ad Alfonso Mascitelli, medico pescarese, ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, valente e stimato tecnico, ma di area centrosinistra ed ex senatore e consigliere regionale dell’Italia dei valori. Contestata in particolare dalla Lega anche la nomina a direttore amministrativo di Stefano Di Rocco, a cui vengono contestati presunte mancanze di requisiti.

Anche Mascitelli e Di Rocco, con le valige in mano, sarebbero pronti a fare ricorso contro la loro rimozione.