CHIETI – Un avviso pubblico agostano e che scade domenica prossima, sta provocando un putiferio nel mondo forense abruzzese ed è destinato ad infiammare lo scontro politico, creando un’altra grana nel centrodestra al governo dell’Abruzzo.

E’ quello indetto dall’indebitatissima Asl provinciale di Chieti per l’aggiornamento della short list di avvocati esterni a cui affidare eventuali incarichi professionali di difesa e rappresentanza in giudizio.

Con un requisito, questo il punto, introdotto con una modifica contenuta nella delibera dell’8 agosto del direttore generale Mauro Palmieri, rispetto al bando approvato il 25 luglio, che escluderebbe buona parte degli avvocati della provincia di Chieti e dell’Abruzzo, a favore di avvocati di altre regioni, in particolare del foro di Roma, àmbiti ben più popolosi e ad “alta intensità” di contenziosi sanitari. Con buona pace della rotazione degli incarichi, indicata perentoriamente dall’Autorità anticorruzione.

Pochi degli avvocati abruzzesi potranno infatti restare nell’attuale elenco di professionisti ingaggiabili per contenziosi, o accedere alla nuova short list, a causa del requisito della “particolare e comprovata esperienza specifica, nella materia oggetto di ciascun settore eventualmente prescelto (in ambito sanitario – ndr)  da attestarsi attraverso l’indicazione e la descrizione nei contenuti di 10 cause che abbiano avuto inizio negli ultimi sette anni”, nonché, per alcune materie, occorre anche aver auto “il patrocinio esclusivo per enti dei sistemi sanitari regionali e nazionale”.

L’avviso sta già provocando la levata di scudi del mondo forense abruzzese, e se è parlato nella riunione di lunedì del Consiglio degli Ordini Forensi d’Abruzzo, e nell’occhio del ciclone è finito Palmieri, nominato direttore generale a seguito di bando a febbraio scorso dal presidente Marco Marsilio, di Fdi, romano di nascita e abruzzese di origine, per rimpiazzare  Thomas Schael, andato a fare commissario alla Città della salute di Torino, e cacciato dopo solo sei mesi dalla Regione Piemonte.

Aggiungono fonti dell’avvocatura ad Abruzzoweb, “se si segue questa strada sarà un duro colpo non solo per gli avvocati dei Fori di Lanciano, Vasto e Chieti, ma più in generale per la classe forense abruzzese. Tutta la regione Abruzzo conta un numero di abitanti pari ad un quarto della sola città di Roma. Sarebbe davvero un paradosso aver salvato i nostri piccoli tribunali e poi aver penalizzato gli avvocati dei nostri Fori”.

Si lamenta inoltre, che in tutta la regione Abruzzo, “requisiti così restrittivi sono stati adottati dalla sola Asl Lanciano-Vasto-Chieti. In un periodo di crisi dell’Avvocatura, anche per l’elevata tassazione contributiva, non ci pare però né opportuno né ragionevole penalizzare gli avvocati abruzzesi a vantaggio di colleghi di altre regioni, che hanno a disposizione un bacino di clienti notevolmente maggiore ed anche possibilità di maturare i requisiti professionali, pretesi dal bando, con maggiore facilità, in ragione di un contenzioso sicuramente più elevato delle Asl di riferimento”.

La vicenda esplode per di più in una fase in cui la Asl chietina deve far fronte ad un draconiano taglio della spesa da 154 milioni in tre anni per contribuire all’abbattimento del deficit sanitario regionale, che senza interventi arriverà, come scritto nel piano presentato a luglio al Tavolo di monitoraggio, ammonterà a 128 milioni di euro.

Da quel che si apprende una contromisura a cui gli avvocati abruzzesi lavorano è quella di far leva su di un parere dell’Autorità anticorruzione, il numero 907 del 2018 che in sostanza sostiene ribadisce che la rotazione, l’aggiornamento la sostituzione di una short liste deve essere motivata e rispettare i principi di non discriminazione e pubblicità.

In altri termini, alla luce di questo parere, spiegano gli avvocati ad Abruzzoweb, “un ente pubblico non può arbitrariamente estromettere avvocati già inseriti in una short list valida solo perché decide di pubblicare un nuovo avviso a meno che non ci siano motivazioni oggettive, legittime e trasparenti, a sostegno di tale scelta”.

Questo in base “al principio di imparzialità e trasparenza e buon andamento sancito dall’articolo 97 della costituzione, e in quanto la short list non può equivalere ad un incarico diretto, essendo un elenco di professionisti che non garantisce l’incarico. Inoltre, la revoca o l’aggiornamento della short list è possibile ma deve essere giustificata, ad esempio per l’aggiornamento dei requisiti di partecipazioni, per nuove esigenze professionali, per modifiche normative, per inefficienza della surf list esistente. Se il nuovo avviso prevede dunque criteri più stringenti o differenti i professionisti già ammessi devono avere  la possibilità di partecipare di nuovo, e non possono essere esclusi”.

Entrando nel dettaglio della delibera incriminata, la 1307 del 2025, si precisa innanzitutto che l’elenco di avvocati del libero foro c.d. short list di comprovata e specifica esperienza,  riguarda le seguenti “settori di competenza funzionale: contenziosi con le strutture autorizzate, accreditate ed ospedali classificati; contenzioso civile e responsabilità sanitaria; contenzioso del lavoro ed assimilabili, per materia e/o rito; contenzioso appalti;  contenzioso Tributario; contenzioso penale; contenzioso civile – altro;  contenzioso civile e tutela del patrimonio immobiliare; contenzioso amministrativo – altro; patrocinio legale e tutela legale per i dipendenti.

Tra i requisiti, oltre a quelli canonici, come detto, c’è quello secondo il quale occorre “particolare e comprovata esperienza specifica nella materia oggetto di ciascun settore eventualmente prescelto da attestarsi attraverso l’indicazione e la descrizione nei contenuti di 10 cause che abbiano avuto inizio negli ultimi 7 anni”.

Inoltre, per i settori contenziosi con le strutture autorizzate, accreditate ed ospedali classificati, contenzioso civile e responsabilità sanitaria e contenzioso del lavoro ed assimilabili, per materia e/o rito; per particolare e comprovata esperienza specifica nella materia, “si intende l’attività difensiva spiegata a favore degli Enti del SSR/SSN; In caso di associazione professionale di avvocati regolarmente costituita, il requisito di cui alla presente lettera si intende soddisfatto se posseduto dall’Associazione nel suo complesso”.

Per fare domanda ci sarà tempo fino al 7 settembre, e sarà una apposita commissione “istituita con separato atto dal Direttore Generale”, ad esaminarle  e a provvedere alla redazione della short list.

Viene poi allegata alla delibera un documento che fissa tutti i parametri per i compensi delle prestazioni professionali, disponendo che “in considerazione della straordinaria complessità, delicatezza e/o strategicità della controversia, è prevista la facoltà per la Direzione Aziendale di aumentare motivatamente il compenso fino ad massimo del 50%”.

LE REAZIONI

A chiedere l’immediata revisione è l’ l’Aiga, l’Associazione italiana giovani avvocati, con il presidente nazionale Carlo Foglieni, che minaccia un ricorso al Tar. A rincarare la dose è il capogruppo in consiglio regionale del Partito democratico, Silvio Paolucci, che annuncia di voler portare il caso alla Commissione Vigilanza per audire la direzione Asl, l’Ordine degli Avvocati e le associazioni di categoria.

Spiega l’Aiga, che “così come formulati, i criteri di selezione previsti dall’Avviso  risultano infatti preclusivi per i giovani avvocati, escludendo una larga parte della categoria che, pur essendo pienamente abilitata all’esercizio della professione, non può vantare i requisiti di anzianità e di esperienza richiesti”.

Una scelta che, denuncia Aiga, “viola il principio di pari opportunità e priva l’Ente della possibilità di attingere a competenze nuove e qualificate. L’obiettivo deve essere quello di garantire procedure basate sul merito, sulla qualità e sull’uguaglianza non di escludere in modo arbitrario una larga parte della categoria. Abbiamo chiesto pertanto all’Asl 2 di Lanciano Vasto Chieti di rivedere l’avviso, introducendo criteri più equi e inclusivi. Qualora ciò non avvenisse, siamo pronti a ricorrere al Tar per ottenere l’annullamento delle clausole illegittime”.

Ad intervenire anche Paolucci, che ironizza: “è un bando che mette al bando tutti i giovani avvocati e la quasi totalità degli avvocati abruzzesi, in favore dei colleghi di altre regioni. È l’ennesimo paradosso a firma della direzione Asl 02, nominata dalla Giunta di Marco Marsilio“.

E ancora: “più che una procedura di selezione, la Asl 02 sembra voler avviare una procedura di esclusione. Le proteste degli avvocati sollevano più di un legittimo dubbio, così ho deciso di portare il caso all’attenzione della Commissione Vigilanza per audire la direzione Asl, l’Ordine degli Avvocati e le associazioni di categoria, al fine di accogliere le richieste del settore e rivedere i criteri di accesso all’Avviso Pubblico in una logica di trasparenza ed effettiva competenza”.

Il requisito della discordia, prosegue Paolucci, “di fatto penalizza gli avvocati abruzzesi a vantaggio di quelli di altre regioni, che hanno a disposizione un bacino di clienti notevolmente maggiore, potrebbe sembrare quasi un bando di matrice romana. Tutta la regione Abruzzo conta un numero di abitanti pari a un quarto della sola città di Roma, per esempio. Ma i dubbi non si limitano a questo. Secondo quanto scritto nell’Avviso Asl, un avvocato iscritto a un’associazione professionale regolarmente costituita, pur non possedendo i requisiti di iscrizione come singolo, può comunque vantarli se posseduti dall’associazione nel suo complesso. In sostanza, un avvocato privo di esperienza diretta potrebbe accedere alla short list solo perché fa parte di un’associazione, tradendo la logica della selezione basata sulla comprovata esperienza individuale”.

E ancora: “l’avviso richiede almeno otto anni di iscrizione all’albo, oltre alla dimostrazione di dieci cause negli ultimi sette anni. Questo incrocio di requisiti può portare a esclusioni illogiche: un avvocato con sette anni di iscrizione e trentacinque cause in favore di enti del Sistema sanitario regionale o nazionale sarebbe escluso, mentre un altro con otto anni di iscrizione e appena dieci cause sarebbe ammesso. Il quadro che emerge – conclude Paolucci – è di un Avviso  pubblico che sembra non garantire trasparenza ed equità, e che rischia di compromettere la qualità della difesa degli enti pubblici. Serve una revisione profonda che metta al centro la competenza reale, il rispetto della professione forense e la tutela dei principi di giustizia, nonché la tutela dell’Ente”.