L’AQUILA – Riapre dal primo all’11 settembre la prima mostra personale all’Aquila del maestro Giancarlo Ciccozzi.

L’esposizione, nella splendida cornice di palazzo Natellis, al civico 112 di corso Vittorio Emanuele, inaugurata il 23 agosto, è stata subito interrotta in segno di lutto per le vittime del terremoto del centro Italia.

La mostra, curata da Losini Arte, intitolata “L’informale materico e concettuale di Ciccozzi”, propone più di 50 opere: olii su tela, figurativo e opere astratte materiche anche di grande formato, che testimoniano il dialogo continuo e fecondo tra pittura e scultura dell’artista aquilano.

Come per i migliori artisti emergenti di levatura europea, anche l’opera di Ciccozzi è in procinto di essere posta ad una peculiare attenzione ed una diffusione adeguata da parte della critica importante, come già evidenziato dalle collaborazioni con Vittorio Sgarbi, Paolo Levi, Sandro Serradifalco, Franco di Genova, Vincenzo Le Pera e Mauro Fantinato. Numerose ormai sono le sue presenze a livello internazionale: Italia, USA a Miami, New York, Los Angeles e Washington, Parigi e Vienna, e prossimamente presenzierà a Barcellona e Zurigo.

L’arte di Ciccozzi rappresenta una versione ricca, poliedrica e mai stancante del  “Sensorialismo” e dell’”informale materico europeo”.

La sua opera recupera valenze primordiali, microcosmi di terra e materia appena emersa dal caos sulla quale l’uomo lascia le prime tracce e consuma i materiali con il suo “vissuto”. L’incessante progressione della sua ricerca lo inoltra nel periodo più alto e prolifico avvicinandolo stilisticamente ad artisti come Burri, Marotta, Kline, Giacometti e anche Pollok, ma con uno stile più che personalizzato e concettualmente diverso nelle impostazioni e nelle tecniche.

Avvicinarsi all’arte di Ciccozzi è un’esperienza totalizzante, pervasiva, che coinvolge e cattura gradualmente, attrae e sollecita diversi livelli di comprensione, e stimola quella parte della comune sensibilità che usiamo definire “inconscio”, il sentire condiviso, ma anche percezione della nostra fragile realtà al cospetto di un universo di cui non potremo mai raggiungere i confini, la natura, la più profonda essenza dell’essere.

Ciccozzi lo fa affondando le sue armi di coraggioso artefice e di impavido indagatore della sua anima in un confronto diretto e inesauribile con il proprio mondo interiore. Con un grande patrimonio intellettuale e letterario che non da mai a vedere, anche mitico e metaforico, dà vita sulle sue opere in un percorso senza soluzione di continuità. Un palcoscenico personalissimo e massimizzante, a cui è quasi impossibile restare indifferenti e non lasciarsene attirare e coinvolgere intimamente.