L’AQUILA – “Non siamo per nulla sorpresi degli arresti dei giorni scorsi, effettuati nell’ambito dell’operazione ‘Papavero’ della Polizia dell’Aquila, conoscevamo la metà dei soggetti accusati di violenza sessuale, spaccio, rapina e ricettazione. Avevamo notato degli atteggiamenti sospetti e per questo li avevamo segnalati sia alla Prefettura che alla Questura”.
A dichiararlo ad AbruzzoWeb Paolo Pietro Giorgi, presidente dell’associazione “Fraterna Tau” dell’Aquila, il centro che in passato aveva ospitato 5 dei 9 extracomunitari richiedenti asilo, colpiti dalle misure cautelari emesse dalla Procura della Repubblica del capoluogo abruzzese, che hanno portato all’arresto, lo scorso 13 giugno, di 5 persone e a 4 misure di divieto di dimora nella provincia aquilana, con obbligo di firma all’autorità giudiziaria.
Giorgi ha spiegato anche che “noi abbiamo fatto il nostro dovere, che era quello di accogliere chi è in difficoltà, ma allo stesso tempo segnalare alle forze dell’ordine se ci sono delle criticità. Il centro di via Roma, tra l’altro, è chiuso da 6 mesi e l’immobile è stato riconsegnato al Comune dell’Aquila, perché non abbiamo vinto l’appalto e proprio per questo gli ospiti, tra cui 5 dei fermati dalla Squadra Mobile del capoluogo, sono stati trasferiti e distribuiti nella provincia aquilana, dove attualmente ci sono 274 ospiti in totale”.
Non si sbottona, invece, padre Quirino Salomone, fondatore di “Pane Tau”, associazione da cui è nata l’attuale “Fraterna Tau”, che gestisce all’Aquila il centro di accoglienza per stranieri, “non intendo rilasciare alcuna dichiarazione”, ha detto infastidito Salomone, raggiunto telefonicamente da AbruzzoWeb, “chiamate la Prefettura che si occupa ed è responsabile del vaglio iniziale”.
Il problema, invece, secondo Giorgi, nascerebbe in un terzo momento.
“La maggior parte degli extracomunitari che accogliamo scappa dalla guerra e, quando arrivano, cercano solo un aiuto concreto; c’è poi la fase, appunto, dell’accoglienza e del sostegno nei centri, all’interno dei quali abbiamo la possibilità di osservare il loro comportamento e al primo sentore di qualcosa che non ci sembra corretto, abbiamo l’obbligo di segnalare alla Polizia, come appunto è stato fatto in questo caso. Ma il problema vero arriva in un terzo momento, quando cioè perdono il ‘bonus’, o lo status di rifugiato e dovrebbero tornare al Paese di origine perché colpiti da decreto di espulsione, perché restano sul territorio, non sono più controllati e non sanno di cosa vivere”, ha sottolineato il presidente della “Tau”.
Dunque per Giorgi, non solo non fanno rientro “a casa”, ma “finiscono per strada, in balia dei malviventi, senza cibo, senza servizi, senza speranze e purtroppo, intraprendono le cosiddette ‘cattive strade’. Noi a quel punto non possiamo fare più niente, né ospitarli, né dar loro del cibo, perché altrimenti rischiamo di essere accusati di ‘favorire della clandestinità’, è tutto assurdo, ma è così”, ha aggiunto.
Intanto all’Aquila, il Consiglio comunale ha approvato, lo scorso 4 maggio, con un voto che ha spaccato la maggioranza di centrodestra, l’allargamento del progetto Sprar (Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) anche a tutela dei minori non accompagnati.
“Lo Sprar potrebbe risolvere la questione – ha spiegato Giorgi – perché si fonda su pratiche di integrazione e inserimento dei migranti nella collettività. Verranno organizzate attività formative e corsi di lingua italiana, insomma gli stranieri saranno guidati nel loro percorso di inserimento nella comunità aquilana”.
Infine, il presidente della “Fraterna Tau” ha ampliato il discorso dell’accoglienza dei migranti al sistema italiano.
“La storia, poi, viene scritta da chi vince e in questo momento sta vincendo il populismo, per cui molti fatti quotidiani, vengono raccontati e valutati solo secondo un punto di vista e questo è un ulteriore problema”.
Giorgi in conclusione ha voluto precisare che “il leader della Lega, attuale vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, “Matteo Salvini ha intenzione di risolvere il problema istituendo dei centri regionali di espulsione, dove ‘rinchiudere’ gli stranieri in attesa che tornino nei loro Paesi, che nella maggior parte dei casi rifiutano l’istanza. Questo Salvini lo sa, quindi vuole costruire delle vere e proprie ‘carceri’ esclusivamente per migranti”, ha concluso.






