L’AQUILA – Trent’anni e una passione per i viaggi talmente grande da voler fotografare tutti i posti visitati per renderli ‘immortali’.

È scoppiato così l’amore per la fotografia in Aristeidis Apostolopoulos, nato ad Atene ma trapiantato all’Aquila, professione fisioterapista, che ha portato a casa un importantissimo riconoscimento: il primo premio del Nikon Talents Award 2014 nella categoria “Ritratto”.

Da circa 7 anni la passione per il viaggio si è unita a quella per la fotografia, portandolo a fare il giro del mondo, dall’Africa all’America, dal Nord al Sud, fino in Asia, dove in tre anni ha fatto quattro viaggi, confluiti nella mostra “South Asia” che si è tenuta l’anno scorso nel capoluogo abruzzese.

Tre le istantanee che hanno conquistato la giuria del premio Nikon, scatti che raccontano un pizzico di ciò che è l’istruzione in Guinea Conakry, il lavoro in Vietnam e la religione in Cambogia, attraverso gli sguardi intensi di tre bambini.

Ogni scatto dura un secondo ma è il frutto di un lavoro di mesi, fatto di ambientazione in luoghi lontanissimi, relazioni con i popoli del luogo e la conquista della loro fiducia.

Ma viaggiare per lui è vitale: tanto che la sua citazione preferita è quella di Josef Koudelka: “Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco”.

È difficile avvicinarsi alle persone che hai scelto di fotografare?

Dipende dai posti e soprattutto dalla religione. In genere in Asia è più facile, per esempio, rispetto ai paesi africani: i buddisti sono più accoglienti, gli induisti meno, in Africa i musulmani lo sono pochissimo.

L’integrazione con i tuoi ‘soggetti’ avviene gradualmente?

Sì, ma il tutto accade perché io voglio conoscerli, prima che fotografarli. Una delle foto premiate dal concorso Nikon, quella che ritrae la bambina con le pannocchie, è stata scattata al confine tra Vietnam e Cina nel corso di un’intera giornata in cui ho seguito questa popolazione dell’etnia Hmond al lavoro nei campi: abbiamo fatto 10 chilometri, partendo da casa alle 5 di mattina per iniziare a lavorare prima che sorgesse il sole.

Una tua prerogativa è viaggiare sempre da solo. Come mai questa scelta?

Il primo viaggio da solo è stato in India ed è durato un mese e mezzo. All’inizio avevo un po’ paura della solitudine, invece si è rivelata una delle esperienze più belle della mia vita. Da fuori può sembrare noioso, in realtà essere soli in luoghi nuovi  favorisce un’apertura totale verso la conoscenza di altre persone. Stare da soli fa bene.

Come riesci a districarti in posti lontani, dove si parlano lingue sconosciute?

Comunicare spesso non è facile, soprattutto quando esci fuori dalle grandi città, ci sono popolazioni che parlano solo i loro dialetti. A gesti ti fai capire, a volte porto con me libri di foto per mostrare loro ciò che faccio. Per esempio in Vietnam, ho fatto vedere le foto della nevicata dell’Aquila di due anni fa, alcuni neanche l’avevano mai vista la neve e sono rimasti entusiasti.

In futuro come ti vedi, se potessi scegliere la professione della vita?

Non vorrei scegliere, in realtà. Fare il fisioterapista mi piace tantissimo, così come la fotografia. Ma se quest’ultima diventasse una professione, temo perderebbe quel fascino e quella leggerezza che ha adesso.

 

(Le foto di Aristeidis Apostolopoulos sono visionabili all’indirizzo https://www.flickr.com/photos/arisapos/)