PESCARA – “La situazione del commercio abruzzese non può essere ridotta alla sola problematica delle aperture domenicali, sei o sette aperture in più o in meno”.

Lo afferma il vice presidente della Regione e assessore allo Sviluppo economico, Alfredo Castiglione.

“L’anno scorso – prosegue – con l’approvazione della legge regionale di parziale riforma del commercio, venne raggiunto un accordo con tutte le associazioni di categoria che da un lato fissava a 40 + 4 le aperture domenicali per tutto il settore del commercio e dall’altro stabiliva il blocco di nuovi insediamenti della grande distribuzione per ventiquattro mesi”.

“Tuttavia, durante la discussione in aula, propedeutica all’approvazione di questa parziale riforma del commercio – ricorda l’assessore – furono presentati e accolti alcuni emendamenti che non trovarono la mia piena condivisione, tanto è vero che poi tale legge ci venne osservata dal Governo proprio a causa di questi emendamenti e anche la pronuncia del Tar di Pescara finì per andare nella stessa direzione”.

Il vice presidente della Regione spiega, a questo punto, le ragioni della scelta di produrre “un disegno di legge che recepì le osservazioni e rimise un po’ di ordine all’intera materia. Nel frattempo, però – spiega – durante la discussione della Finanziaria, nello scorso mese di dicembre, il consigliere Acerbo presentò un emendamento, poi approvato con la mia astensione e una forte perplessità, che riportò a 38 le aperture domenicali”.

L’assessore ricorda come “da subito furono sollevate diverse problematiche di ordine amministrativo dal momento che i Comuni, a fine novembre, avevano già definito tutte le ordinanze sindacali ed avevano già fissato i calendari per le aperture domenicali secondo la fomula delle 40 + 4”.

“A quel punto – sostiene Castiglione – ho incontrato le associazioni di categoria e tutte insieme, a eccezione della Confcommercio, hanno prodotto un documento con cui mi si chiedeva che venisse rispettato l’accordo del 2010 e che, quindi, venisse superata l’impasse burocratico-amministrativa generata dall’emendamento Acerbo”.

“Non capisco – continua Castiglione – perchè la Confcommercio non abbia firmato quel documento, rimangiandosi, di fatto, quanto già sottoscritto appena sei o sette mesi prima. Sono sicuro che anche Confcommercio tornerà sui suoi passi ma, in ogni caso, è giusto sottolineare la coerenza e la linearità di comportamento di tutte le altre associazioni di categoria. Oltretutto, questa volta, il provvedimento che tornerà in Commissione avrà anche il parere favorevole delle associazioni dei consumatori, le quali, almeno in parte, sono già state sentite dal sottoscritto in via informale”.

L’assessore sottolinea, poi, che “produrre oltre duecento emendamenti non fa il bene di un settore. Semmai – accusa – risponde più a logiche ideologiche che a logiche di tutela di un territorio in un settore, come quello del commercio, che ha assoluto bisogno, invece, di una legge quadro organica su cui, tra l’altro, inizieremo a lavorare tra qualche settimana insieme alle associazioni di categoria”.

A chi, infine, sostiene che in altre regioni le aperture domenicali sono meno di 40 + 4 e meno di 38, Castiglione replica che “in quelle zone i sindaci hanno la facoltà di decidere se far rimanere aperte o chiuse le attività commerciali di domenica. Forse andare in questa direzione – conclude – sarebbe una soluzione ottimale, ma se ne parlerà nell’ambito della legge quadro”.