L’AQUILA – “Uccideresti per un paio di jeans”,

Con questo slogan un gruppo di attivisti abruzzesi dell’associazione  “Animalisti Italiani onlus” ha inscenato un sit in di protesta davanti un negozio Dolce&Gabbana a Piazza di Spagna a Roma.

Sotto accusa le tecniche di sbiancamento del tessuto e i gravi danni causati alla salute degli operai che se ne occupano.

Un blitz guidato dal capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Walter Caporale, che a torso nudo, megafono in mano e scritta in bella vista sul petto ha scandito i ritmi della protesta.

IL PERCHE’ DELLA PROTESTA (fonte, Romatoday)

Il gruppo di appartenenti all’associazione Animalisti italiani onlus hanno occupato i locali per ricordare i ‘centinaia di bambini che muoiono per sbiancare i tuoi jeans’. E allora ‘vestiti senza sporcarti di sangue’ recitano gli slogan dei manifestanti vestiti da operai.

Hanno simulato la lavorazione dei jeans inscenando il soffocamento, la malattia e la morte per silicosi. La tecnica più utilizzata per ottenere jeans invecchiati e scoloriti è quella della sabbiatura, eseguita attraverso getti di sabbia ‘sparati’ con aria compressa su ogni singolo jeans. Tale tecnica, spiega l’associazione animalista, “produce una grande quantità di polvere e particelle sottili di biossido di silice che, con l’esposizione continua, provoca la silicosi nei lavoratori.

La tecnica della sabbiatura è vietata in Europa dal 1966 ma viene ancora usata in paesi come Cina, India, Bangladesh e Pakistan. La Clean Clothes Campaign ha lanciato una petizione internazionale che chiede agli stilisti di evitare l’utilizzo del denim trattato con tale metodo ma, sottolineano gli animalisti, “Dolce&Gabbana continua ad ignorare la petizione, nonostante le prove della mortalità di questa tecnica”.