L’AQUILA – Ancora emergenza incendi nell’Aquilano: resta alto l’allarme a Rocca Di Mezzo, dove nelle ultime ore è divampato un preoccupante rogo alimentato dal caldo e dal vento.

Una situazione particolarmente complicata perché si lavora su due fronti attivi.

Sul posto, secondo gli ultimi aggiornamenti della Protezione civile regionale, due moduli dei vigili del fuoco della colonna mobile del Lazio, 15 volontari, due funzionari regionali e 6 mezzi. Le squadre stanno lavorando da terra, coordinate da un Dos (direttore delle operazioni di spegnimento).

Ed è ancora attivo l’incendio tra il comune di Lucoli e le frazioni del comune dell’Aquila di Roio e Bagno, che ha incenerito oltre 1.600 ettari di pascoli, prati alpini e boschi.

La situazione più complessa è quella in direzione di Bagno: le fiamme questa mattina sembravano essere sotto controllo ma si sono riattivati dei focolai, come accaduto dal 22 luglio quando è partito, nel territorio di Lucoli, e dunque decisiva è ora l’opera di definitiva bonifica.

Dalla Protezione civile fanno sapere che è in azione un canadair, che stanno operando da terra circa 20 volontari e 31 vigili del fuoco, coordinati dal Dos.

Sulla gestione dell’emergenza, però, continuano ad arrivare dure critiche.

“Le fiamme tornano ad avanzare sul fronte di fuoco a Roio, dove l’incendio sembrava essersi stabilizzato dopo il lavoro degli ultimi giorni senza sosta di squadre coordinate tra soccorsi ufficiali e volontari saliti a piedi sulla montagna con pale e torce. I volontari ora sarebbero stati bloccati. Proprio quando serve continuità nel presidio a terra, a Roio si è scelto di tenere tutti lontani dalla linea del fuoco e di affidarsi ai soli canadair -avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana -. Ma sono stati i volontari saliti a piedi, insieme a vigili del fuoco e Protezione civile, a dimostrare in questi giorni che la montagna si presidia standoci sopra, non da lontano. E’ assurdo che quel modello venga abbandonato proprio ora, e che chi chiede spiegazioni venga minacciato di denuncia”.

“C’è un problema serio di gestione dei soccorsi – continua Licheri-, come peraltro dimostrato dalle prime ore: l’incendio poteva essere bloccato dall’inizio. Nessuno si permetta ora di dare responsabilità ai volontari, le responsabilità andranno cercate in ciò che non è stato fatto finora”.

“Il problema è stato il cortocircuito all’inizio, per quanto riguarda la gestione dell’emergenza – ripercorre Lorenzo Rotellini, capogruppo AVS in Consiglio comunale all’Aquila -. Ora stanno costruendo una narrazione, che stanno mandando in giro in città e anche sui social, secondo cui il problema sarebbe dei volontari che avrebbero impedito i lanci dei canadair. Così non è, perché tutti i volontari si sono sempre coordinati con i vigili del fuoco sulla linea del fuoco e con i volontari della protezione civile. Io stesso l’ho visto con i miei occhi: ci si coordinava, quindi sapevamo in anticipo il punto e il momento del lancio del canadair e ci si spostava. Ora ci stanno intimando e minacciando di non avvicinarci al campo base e alla linea del fuoco, altrimenti verremo denunciati. Stanno costruendo in sostanza una narrazione per uscirne salvi, visto il disastro della gestione dell’emergenza, ma alla fine qualcuno si assumerà la responsabilità: non hanno arginato il fuoco quando poteva essere fatto, dal 21-22 luglio, lo hanno fatto estendere su tutta la montagna. Anche in questi giorni sul terreno i vigili del fuoco sono pochi, i volontari sono pochi e non vengono fatti lavorare con le pale, aspettando solo i lanci dei canadair, che giustamente se ci sono altri fronti vengono dirottati altrove”.

Sul punto interviene anche il Gruppo volontari antincendio dell’Aquila, segnalando che l’incendio è ripartito e sul fronte ci sono ancora pochi uomini.

“Il gruppo volontari civili antincendio Roio segnala che l’incendio che fino alla serata di ieri veniva dato in fase di bonifica è ripartito con forza e, in queste ore, sta nuovamente interessando il versante sopra Roio Piano, avanzando verso i boschi – riporta Licheri -, vedendo un numero di operatori sul terreno anche secondo noi non sufficiente rispetto all’estensione del fronte e alla complessità dell’emergenza. Sosteniamo la richiesta dei volontari: gli incendi si spengono soprattutto a terra, canadair ed elicotteri sono indispensabili per contenere le fiamme, ma senza un’adeguata bonifica e un presidio continuo il rischio che il fuoco riparta è sempre dietro l’angolo”.

Cresce la preoccupazione della popolazione, anche per la qualità dell’aria. “Appoggiamo le richieste dei volontari: chiediamo alle istituzioni di mettere in campo ogni risorsa disponibile, rafforzando immediatamente il dispositivo operativo sul terreno”, dice infine Licheri.

Resta alto l’allarme in Abruzzo, con uomini e mezzi dei vigili del fuoco e della Protezione civile ormai impegnati da giorni su più fronti.

A Collarmele, nella Marsica, è in atto la bonifica con squadre elitrasportate sui due lati della montagna e fino a prima che divampasse l’incendio a Rocca di Cambio con un elicottero.

In provincia dell’Aquila incendi attivi anche a Bisegna, Santo Stefano di Sessanio e Pratola Peligna, in provincia di Chieti a Cupello e Fresagrandinaria, in provincia di Teramo a Castilenti.

Domati i roghi a Gissi (Chieti) e Civitella del Tronto (Teramo).

 

(Foto Pro loco Rocca di Cambio)