TERAMO – Ha un bel da fare il coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano a tenere unita la truppa, ma il partito anche in Abruzzo rischia di disperdersi nei mille rivoli del civismo montante.
Sulla spinta di protagonisti e signori delle preferenze che hanno già le valigie in mano per approdare in inedite aggregazioni politiche legate al territorio e capaci di fidelizzare l’elettore molto più di un partito.
Soprattutto se il partito è Forza Italia, oberato dai debiti, oramai saldamente sotto il 15 per cento, con un presidente, Silvio Berlusconi, ultraottantenne, e per di più in Abruzzo ancora lacerato dai dissidi interni, tra lealisti di Pagano ed ex-aennini che fanno capo al consigliere regionale Mauro Febbo e al parlamentare Fabrizio Di Stefano.
Manovre in atto anche in questi mesi di incipiente campagna elettorale in vista delle ammistrative di giugno.
Primo esempio è Roseto (Teramo). Qui ad appoggiare il sindaco uscente del centrodestra Enio Pavone, una variegata armata di dieci liste. Tra cui affianco a quella ufficiale di Fi, che fa riferimento al capogruppo Antonio Norante, anche la lista Futuro in, che fa riferimento al consigliere regionale Paolo Gatti, “capocannoniere” di preferenze delle elezioni regionali 2014, con 10.528 voti. Per quanto il diretto interessato continui a smentire sdegnato, sono in tanti a Roseto che parlano di un accordo da finalizzare eventualmente al ballottaggio, tra Gatti e il deputato del Pd Tommaso Ginoble, nemico di vecchia data del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, che a Roseto ha imposto la candidatura di Sabatino Di Girolamo. Che però se la dovrà vedere con l’altra candidata fuoriuscita da Pd, Rosaria Ciancaione, sostenuta dall’altro uomo forte della politica rosetana, il deputato di Scelta Civica Giulio Cesare Sottanelli.
Nell’accordo, assicurano i complottisti, ovviamente anche la partita delle prossime elezioni politiche, in cui sarà necessario un mutuo aiuto. Tra Gatti e Ginoble, ma anche tra loro due e l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, amico di Gatti, e che è uscito da Abruzzo civico, assieme al consigliere regioale Mario Olivieri, lasciando l’oramai inutile contenitore elettorale vuoto a Sottanelli, con cui è ai ferri corti.
E a proposito di Gerosolimo, nella sua Sulmona (L’Aquila), dove si voterà a giugno, dopo la rovinosa caduta del sindaco Giuseppe Ranalli del Pd, in Forza Italia si discute addirittura di fare a meno del simbolo, e proporsi in un aggregato civico, in una partita dove il dominus assoluto è manco a dirlo proprio Gerosolimo, ad un passo dall’imporre un suo uomo a palazzo san Francesco, nella sua città, dopo essere stato determinate con i suoi quattro consiglieri nella defenestrazione di Ranalli.
Anche qui si racconta di contatti tra Gerosolimo e il capogruppo Fi Luigi La Civita.
“La decisione se partecipare alle prossime elezioni di Sulmona con o senza simboli è secondaria rispetto al programma che verrà presentato per il rilancio della città”, ha detto La Civita, in disaccordo però con la parlamentare Paola Pelino, che considera invece l’utilizzo del simbolo come tassativo.




