SULMONA – Nessuna guerra di campanile con L’Aquila o strumentalizzazione politica, “ma resta il fatto che dal capoluogo arrivano quasi 22mila tonnellate di rifiuti indifferenziati che comportano un aggravio dei costi per il trattamento, e dunque occorre una tariffa maggiore, rispetto a quella attuale di 110 euro a tonnellata, del tutto fuori mercato”. La necessità di dare una svolta alla gestione fallimentare del Cogesa, “a causa della lottizzazione politica, con la scelta di un nuovo amministratore unico, dopo le dimissioni di Franco Gerardini, nominato pro tempore, con un avviso pubblico, per attingere alle migliori professionalità”.
“Affaire rifiuti”: dopo l’intervista al presidente della provincia dell’Aquila e sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, di Fratelli d’Italia, Abruzzoweb ha dato la parola al sindaco di Sulmona di centrosinistra, l’avvocato Gianfranco Di Piero, che ribadisce la sua ferma posizione, sia sullo scontro in atto con il Comune dell’Aquila, e il sindaco Pierluigi Biondi, di Fdi, dopo che il Cogesa, la società pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti in 66 comuni della valle Peligna, Subequana, Alto Sangro e Aquilano, ha annunciato la necessità di aumentare la tariffa per smaltire nella discarica Noce Mattei i rifiuti del capoluogo. Di Piero, da questo punto di vista non fa nessun passo indietro.
Come pure conferma la legittimità e bontà della scelta, contestata da una quarantina di sindaci, con Caruso in testa, di Franco Gerardini, avvenuta il 30 dicembre, ad amministratore unico del Cogesa.
Per quanto riguarda i rifiuti aquilani, occorre riassumere innanzitutto le puntate precedenti: Biondi ha fatto una levata di scudi contro il paventato aumento, che costerebbe centinaia di migliaia di euro il più alle casse del suo comune, con il rischio di un aumento della Tari, e ha contestato che a provocare cattivi odori a Sulmona sia l’immondizia indifferenziata dell’Aquila, come affermato da Gerardini, perché “vorrebbe dire che l’impianto di trattamento non funziona e quindi va chiuso”, aggiungendo “c’è la volontà di stoppare e creare difficoltà all’Aquila per motivi politici, che noi saremo comunque in grado di gestire”, evocando ancora una volta uno “spirito anti-aquilano”. Ha preso a questo proposito posizione anche Caruso, lamentando il fatto che i comuni di maggiori dimensioni, la sua Castel di Sangro, e ancor di più L’Aquila, che pagano per il servizio reso al Cogesa le cifre più alte, sopra il milione di euro ogni anno, dovrebbero avere maggiore considerazione e peso, rispetto a Comuni più piccoli che pagano cifre nell’ordine delle decine di migliaia di euro”.
Di Piero nell’intervista premette dunque che “i ‘grandi clienti’, per così dire, che pagano importanti quote per il conferimento dei rifiuti alla discarica del Cogesa, vanno trattati con riguardo, e le garantisco che non c’è nessun pregiudizio nei confronti della città dell’Aquila, nessun conflitto territoriale o di campanile, nessuna strumentalizzazione politica.
Ma resta il fatto che “le tariffe per L’Aquila sono sottostimate. C’è infatti un consistente frazione di rifiuto indifferenziato, ben 22.000 tonnellate, e questo aumenta i costi di gestione, si pensi solo alla loro stabilizzazione, e alla necessità di aspirare i reflui, ed evidenti problemi ambientali. Le attuali tariffe a 110 euro sono fuori mercato e questo è un dato oggettivo, e noi dobbiamo tutelare la sostenibilità finanziaria del Cogesa, non abbiamo altri obiettivi”.
Del resto nel capoluogo la differenziata è ferma ad appena il 42%, in base ai dati più aggiornati, rispetto a quelli dell’Ispra del 2021, del 39% circa, comunque uno dei dati peggiori d’Abruzzo e non solo. Altri comuni sotto la soglia del 65% di differenziata pagano al Cogesa ben 136 euro a tonnellata.
E aggiunge Di Piero, in replica alle cause delle emissioni maleodoranti: “i rifiuti in quanto tali non sono necessariamente maleodoranti, va distinto il cosiddetto secco residuo, che affluisce all’impianto per il trattamento, e quello indifferenziato, che ha una frazione di organico necessariamente putrescente, soprattutto nel periodo delle alte temperature. In discarica dovrebbe arrivarne il meno possibile, e questo è un dato di fatto”.
Passando dunque alla questione della nomina di Gerardini: l’ex sindaco di Giulianova, due volte parlamentare del Pci, e per venti anni dirigente regionale ramo rifiuti, è stato eletto in particolare con il sostegno di Di Piero, che detiene le quote più pesanti del consorzio, 200 su 1.200, essendo a capo del comune più popoloso, e al suo fianco si sono schierati i Comuni di Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro e Cansano, Vittorito e Tornimparte. Nomina avvenuta subito dopo l’estromissione per “giusta causa” del vecchio cda, composto dal presidente Nicola Guerra e dai consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto.
Ma a contestare la nomina, ritenuta illegittima, una quarantina di Comuni, capitanati da Caruso, primo firmatario della diffida che chiede le dimissioni immediate di Gerardini, in quanto, si argomenta, i punti all’ordine del giorno dell’assemblea non erano stati comunicati nei tempi, la revoca del cda e la nomina del nuovo amministratore unico è stata fatta con il 38,83% delle quote societarie, e perché non si è riunito preventivamente il controllo analogo, prima dell’assemblea dei soci, come vuole lo statuto.
Gerardini ha annunciato comunque che venerdì prossimo si presenterà alla riunione del controllo analogo, organismo composto da tutti i soci, con le sue dimissioni, dopo aver però illustrato ai soci la situazione di Cogesa, e “indicando anche una via d’uscita dal rischio di fallimento della società”.
Di Piero dunque nell’intervista ripercorre le tappe che hanno portato alla revoca del cda e alla nomina, pro tempore e come “traghettatore” di Gerardini.
“Va ricordato innanzitutto che nell’assemblea dei soci del Cogesa del 12 di dicembre il cda aveva espresso l’intenzione di dimettersi, e noi ne abbiamo preso atto con soddisfazione – spiega il sindaco di Sulmona -. Poi però lo stesso cda, in una conferenza stampa, ha annunciato trionfalisticamente l’avvenuto risanamento dell’ente, cosa che però non risponde purtroppo al vero, e lo hanno fatto, in palese contraddizione, dopo aver deliberato di ricorrere alla procedura dello stato di crisi, che presumibilmente avrebbe consentito al cda di rimanere in sella. Un espediente, insomma, che ha minato definitivamente la fiducia nei suoi confronti”.
E così, a fine anno, è arrivata la revoca del cda e la nomina di Gerardini.
“Certo, è stato deciso da una minoranza di sindaci – concede Di Piero -, ma in modo del tutto legittimo, Codice civile alla mano, in una assemblea in cui la decisione di revoca del cda e la nomina del nuovo amministratore unico, è stata presa dalla maggioranza dei presenti, in base alle quote detenute dai soci. Solo Sulmona, ricordo, ha 200 sulle 1.2oo quote complessive. E questo è stato motivato dall’urgenza di dare una svolta ad una società nel pantano, con l’unico obiettivo di avviare una fase di urgente di risanamento della grave situazione finanziaria”.
Aggiunge dunque Di Piero: “Gerardini è persona che ha una comprovata esperienza e competenza, come riconosciuto dallo stesso presidente Caruso e anche dai 41 sindaci autori della prima diffida. E sin da subito la sua nomina è stata considerata a tempo, autorevole e imparziale, necessaria in una fase estremamente delicata per il Cogesa”.
La governance definitiva insomma si deciderà solo in seguito, “in modo condiviso”, ma da questo punto di vista, il sindaco il sindaco dice no alla proposta di Caruso di un cda a tre. La soluzione per lui è quella di scegliere il nuovo amministratore unico con un bando pubblico.
“La mia posizione e quella di altri sindaci non fa che adeguarsi ad una precisazione pervenuta nei mesi scorsi ai Comuni da parte della sezione giurisdizionale dell’Abruzzo della Corte dei Conti, che richiamando le norme del Testo unico delle società partecipate, ha indicato la necessità di un amministratore unico. Altre soluzioni, come quella di un cda a tre, espone infatti al rischio di una lottizzazione politica, come del resto avvenuto in passato. Ed è stata questa la ragione di tutti i problemi ereditati e che ora il Cogesa si trova ad affrontare. E l’amministratore unico va poi, come suggerito dallo stesso Gerardini, selezionato mediante un avviso pubblico con tutti i crismi, in base alla comprovata competenza ed esperienza in materia, e non certo per appartenenza politica”.
L’INTERVISTA





