L’AQUILA –  “Dal 2026 al 2031 scadranno tutte le concessioni delle società di gestione del ciclo idrico integrato, e alla scadenza potrebbero essere fatti dei bandi per i quali la gestione potrebbe  andare al privato, alle utility multinazionali, e questo deve essere assolutamente evitato”.

Il bilancio e i risultati del convegno di ieri pomeriggio a L’Aquila “Valore Acqua per l’Abruzzo – Prospettive verso un gestore unico del servizio idrico integrato” con gli interventi dei sei gestori del servizio idrico della Regione Abruzzo: Saca spa, Gran Sasso Acqua spa, Aca spa, Ruzzo Reti spa, Sasi spa e Cam spa: questo l’argomenti dell’intervista in diretta streaming  all’avvocato Alessandro Piccinini,  ex assessore comunale dell’Aquila, e presidente della Gran Sasso Acqua, la società pubblica del ciclo idrico integrato del territorio aquilano, dalla cui presidenza Piccinini si dimetterà nelle prossime ore  per candidarsi alle regionali del 10 marzo con il suo partito, Fratelli d’Italia.

Spiega ancora Piccinini: “la sfida è quella di non essere fagocitati dal multiutility internazionali, è nel non  ritrovarsi alla scadenza delle concessioni senza avere un vero e proprio stakeholder territoriale. Ai vertici regionali abbiano intanto già chiesto di poter allineare tutte le scadenze concessorie al 2031. La Gran Sasso acqua è quella che ha la scadenza più in là, appunto nel 2031, ma per l’Aca, ad esempio è al 2026.  Occorre riallineare tutte le scadenze al 2031, per fare questo percorso di cui ieri abbiamo tracciato la via”.

Ovvero, sin da subito, “occorre lavorare con l’ente regionale per creare una società competitiva, che possa presentarsi con tutte le caratteristiche per la gestione in house del servizio del ciclo idrico integrato d’Abruzzo, facendo in tal modo anche economia di scala e di scopo, con una società più grande, rispetto alle sei che abbiamo adesso. Tra l’altro non parliamo per forza di società unica,  la legge regionale non l’impone, ad essere unica deve essere la gestione, ma si possono prevedere sei sub ambiti, in capo alle attuali società che conoscono le peculiarità del territorio, che interagiscono al meglio con i sindaci”

Piccinini infine replica alle critiche del consigliere regionale di Forza Italia, e già presidente della Commissione d’inchiesta sull’Emergenza idrica, Sara Marcozzi, ex capogruppo M5S  che in una nota ha ieri scritto: “prendo atto che, con colpevole ritardo, le sei società di gestione del Servizio Idrico in Abruzzo sembrano voler seguire la soluzione che indico da un anno: unire la gestione dell’acqua, superando logiche campanilistiche dannose e antistoriche con una visione unica. Meglio tardi che mai, evidentemente serviva la campagna elettorale per le elezioni regionali per far cambiare idea ad alcuni gestori, quelli che fino a poco tempo fa si dichiaravano contrari all’unione”.

“Forse Marcozzi si è risentita per il fatto che non l’abbiamo invitata – replica Piccinini  -, ma abbiamo anche apprezzato nel convegno il lavoro che ha fatto con la commissione d’inchiesta. Certo, la prospettiva dalla quale abbiamo guardato ieri alle cose è assai diversa, perché lei è partita con l’intento di valutare l’operato delle società di gestione, come si addice ad una commissione di inchiesta. E all’esito delle risultanze di quella commissione penso che lei abbia compreso la bontà del lavoro fatto. Io non ho cambiato idea, in quella sede ho dovuto, carte alla mano, dimostrare che la Gsa era salda e patrimonializzata, e che aveva tutti i requisiti per poter continuare la propria gestione territoriale”.

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