PESCARA – “Orso marsicano”, “ganghetta”, “coccia pelata”, “pizzetto”: erano questi i nomignoli con i quali l’imprenditore aquilano di 45 anni Claudio D’Alessandro appellava alcune delle persone arrestate nell’ambito dell’indagine su presunti appalti pilotati e tangenti, che ha decapitato i vertici dell’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) di Pescara e di quella dell’edilizia territoriale (Ater) di Chieti.

A finire ai domiciliari Ezio Di Cristoforo, presidente Aca; Marcello Lancia, amministratore unico dell’Ater; Ernesto Marasco, dirigente dell’Ater; Alessandro Faraone, geometra dell’Ater; Salvatore Tasso, geometra del comune di Montesilvano, mentre una sesta persona, il tenente colonnello dell’Esercito William Basciano, è ancora ricercato perché in vacanza all’estero.

A loro, secondo gli inquirenti, finivano “mazzette” su gare truccate ad arte di importi variabili tra il 5 e il 6 per cento: in tutto un giro di circa 170 mila euro materialmente consegnati e altri 77 mila promessi.

Nelle oltre 100 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Pescara Luca De Ninis su richiesta del procuratore capo Federico De Siervo e dal pm Annarita Mantini.

Tutto nasce dagli arresti di D’Alessandro e di suo fratello Antonio e dell’allora vice sindaco di Cepagatti (Pescara), Cesarino Leone, avvenuti il 14 dicembre 2012 accusati di associazione a delinquere, turbativa d’asta, corruzione, concussione e truffa aggravata dalla procura di Pescara.

Nel corso delle perquisizioni legate a quello operazione furono trovati una serie di file contenenti una contabilità segreta che il gip nella definisce il “mastrino delle tangenti”, in cui Claudio D’Alessandro aveva annotato minuziosamente le dazioni di denaro consegnate a vari pubblici ufficiali.

Di fianco ai versamenti, appunto, appaiono Di Cristofano (l'”orso marsicano” originario di Ortucchio e di corporatura robusta), Lancia (“ganghetta”), Basciano (“coccia pelata”), “soprannomi sintomatici – secondo il giudice – o di un’altissima confidenza o più verosimilmente della volontà di stigmatizzare, quasi goliardicamente, caratteri personali degli interlocutori pubblici, in psicologica coerenza con la natura illecita dei rapporti esistenti”.

D’Alessandro, ascoltato più volte dalla Mantini, si difende giurando di essere incappato per “la prima volta” nella richiesta corruttiva e di voler cambiare registro in futuro.

Il sistema era organizzato in modo che gli appalti fossero espletati attraverso il ricorso a ditte selezionate “in modo tale da scegliere solo quelle riconducibili a un unico centro decisionale perché fiduciarie del D’Alessandro”.

I lavori messi nel mirino degli investigatori sono quelle bandite dall’Aca relative alla manutenzione ordinaria della rete fognaria di Pescara degli ultimi quattro anni per un importo complessivo di un milione e 600 mila euro. Stando alle indagini, le tangenti corrisposte al presidente dell’Aca Ezio di Cristoforo, in più tranche, ammontano a circa 50 mila euro con la promessa di ulteriori 48 mila per l’aggiudicazione dell’appalto per la manutenzione fognaria per l’anno 2013-2014.

Quelle bandite dall’Ater di Chieti, invece, sono relative alla riparazione dei danni provocati dal terremoto del 6 aprile 2009 alle palazzine di Via Amiterno di Chieti per un importo complessivo di un milione 200 mila euro. Sempre stando alle indagini, le dazioni corrisposte da D’Alessandro a Lancia ammontano a circa 90 mila euro, a cui si aggiungono ulteriori dazioni corrisposte a Ernesto Marasco e Alessandro Faraone.

Per quest’ultimo l’imprenditore, sempre secondo l’accusa, ha pagato anche il mobilio della cucina.

Quelle del Comune di Montesilvano sono quelle relative ai lavori di completamento della Scuola di Villa Verrocchio e per i lavori di Via Maresca per un importo complessivo di 900 mila euro. Per l’accusa sono state corrisposte a Salvatore Tasso, rup di entrambe le gare d’appalto, dazioni pari a 9 mila euro con la promessa di altri 29 mila euro da corrispondere in varie tranche.

Infine le gare turbate bandite dall’ufficio Infrastrutture dell’Esercito sono relative ai lavori svolti alla Caserma Clementi di Ascoli Piceno e alla Caserma Falcinelli di Ancona, per un ammontare di circa 400 mila euro. (pi.bi.)