PESCARA – È stato rinviato a giudizio dal gup Giovanni de Rensis e verrà processato il prossimo 7 dicembre un uomo accusato di violenza sessuale nei confronti delle due nipotine, figlie del fratello che aveva l’abitazione proprio accanto alla sua, nella campagna di un piccolo centro della provincia di Pescara.
Verranno ripercorse le sconvolgenti vicende che hanno visto protagonista questo zio che per anni avrebbe abusato delle nipotine e che fu scoperto grazie a quelle confidenze che la più piccola delle sorelle, una bimba di appena nove anni, fece alla madre, raccontando quegli episodi.
Ed è proprio ascoltando questo racconto, come riporta Il Centro, che anche la sorella più grande, ora maggiorenne, sconcertata da quel che riferiva la sorellina e arrabbiata nei confronti dello zio disse: “Lo ha fatto anche con te”, dando il via anche al suo racconto per fatti avvenuti circa nove anni prima.
Una storia che sconvolse l’intera famiglia che ha anche una terza figlia, più grande, che però disse di non essere stata oggetto di attenzioni da parte dello zio, o quantomeno di non ricordare o addirittura di aver rimosso ogni ricordo al riguardo.
Una vicenda, che risale al 2018, quando l’uomo aveva 52 anni, emersa grazie al lavoro del Gav, il Gruppo antiviolenza che opera all’interno del tribunale, che segue con estrema riservatezza questi casi delicati, accompagnando le vittime di violenza nel percorso giudiziario e non solo. La denuncia venne presentata dalla madre della piccolina che, casualmente, mentre era in auto con la figlia di 9 anni, venne a conoscenza di questa terribile situazione.
Sconvolgenti gli episodi riportati dalle due ragazzine.
Nella misura cautelare, il gip Nicola Colantonio aveva scritto: “L’indagato risulta del tutto privo di freni inibitori, in quanto incapace di arginare le proprie turpi ed insane pulsioni sessuali, spesso sfogate sulle nipoti, vittime particolarmente vulnerabili sia perché in tenera età – al momento del fatto – sia perché legate da rapporti di parentela con l’indagato, il quale si è dunque approfittato in maniera vile e meschina dello stato di soggezione e fragilità delle persone offese, confidando nel loro silenzio”.






