L’AQUILA – I carabinieri hanno eseguito, in Abruzzo e in altre regioni, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 indagati per associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.
Al centro delle indagini del Ros, un sodalizio transnazionale di matrice nigeriana dedito allo sfruttamento sessuale di connazionali ridotte in schiavitù, con il ricorso a violenze, riti esoterici e minacce ai familiari nel paese di origine. Documentate anche interruzioni di gravidanza imposte alle vittime, nonché la regolarizzazione di alcuni affiliati mediante matrimoni fittizi.
A finire in manette 5 nigeriani e un italiano. Si tratta di Evansi Aiwekhoe, di 24 anni e della compagna Edith Aiyudubie di 30, domiciliati in via dei Gladiatori a Sant’Omero (Teramo).
A un altro nigeriano, Erold King Enofe di 34 anni residente sempre a Sant’Omero in via dei Gladiatori, l’ordinanza è stata notificata in carcere a Teramo dove si trova detenuto per altra causa. In manette sono finiti anche Victoria Oviarere Ofiebe di 39 anni residente a Milano e Rose Mary Damisah di 30 domiciliata a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). L’unico italiano coinvolto nella maxi inchiesta è Gino Schiavoni, 49 anni, prima residente a Colonnella (Teramo) ora a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno).
Ad operare, nell’ambito dell’operazione denominata “Sahel 2”, sono stati i carabinieri del Ros, unitamente ai Comandi dell’Arma territorialmente competenti, nelle province di Teramo e Milano. I provvedimeti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale dell’Aquila su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Per gli indagati le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione, aggravati dalla transnazionalità dell’organizzazione, nonché per interruzione abusiva della gravidanza.
I provvedimenti scaturiscono da una segnalazione dell’associazione “On The Road”, tendente a ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari a favore di una cittadina nigeriana vittima di un grave sfruttamento sessuale da parte di due connazionali . Le attività investigative, inizialmente condotte dalla Polizia di Stato di Teramo e successivamente delegate al Raggruppamento, in quando naturale prosecuzione della precedente indagine “Sahel”, hanno consentito di individuare un sodalizio transnazionale di matrice nigeriana, articolato in cellule strutturate su base familiare e attivo in diverse località abruzzesi e lombarde nello sfruttamento di giovani connazionali, fatte giungere dalla Nigeria secondo il consolidato meccanismo di reclutamento ed assoggettamento psicologico.
I RITI VOODOO E GLI ABORTI
Come in precedenti e analoghe esperienze investigative del Ros, infatti, le indagini hanno documentato la sottoposizione delle vittime al cosiddetto giuramento, un rito magico del tipo Voodoo, con il quale le ragazze si impegnano a restituire all’organizzazione la somma di denaro utilizzata per il viaggio in Italia con i profitti dell’attivita’ “lavorativa” gestita dall’organizzazione.
Il giuramento costituisce il mezzo principale usato dalla “madame” per sottomettere psicologicamente le ragazze e porle in condizioni di assoluto assoggettamento. È stato inoltre confermato come le vittime, una volta avviate alla prostituzione, corrispondevano alla madame, oltre alla quota destinata a saldare il debito contratto, le spese di alloggio e di vitto, nonché per l’utilizzo del tratto di marciapiede dove esercitare l’attività di meretricio, corrispettivo in gergo detto ‘joint’.
Il controllo e l’assoggettamento esercitato dal sodalizio si concretizzava in sistematici episodi di intimidazione e violenza, culminati, nel caso della nigeriana che ha dato l’input alle indagini, con l’interruzione di una gravidanza, operata mediante somministrazione di medicinali e alcool.
In seguito a tale episodio, la donna è stata condotta dalla Lombardia in provincia di Teramo per essere sfruttata nella prostituzione lungo la Bonifica del Tronto, conosciuta come la “strda dell’amore”, malgrado fosse affetta da un tumore che ne ha successivamente causato il decesso.
Le indagini, infine, hanno documentato l’utilizzo, per gli spostamenti delle vittime, di un italiano, in possesso di regolare licenza per il trasporto pubblico di piazza.
Nel complesso, l’indagine ha confermato i profili criminali dei sodalizi nigeriani, già documentati da precedenti attività del Raggruppamento, ed in particolare la capacità di gestire, su scala transnazionale, i traffici illeciti maggiormente remunerativi, quali la tratta di esseri umani.
I Carabinieri del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila.
Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore Distrettuale David Mancini, hanno riguardato un’ulteriore manifestazione di un fenomeno che sembrava appartenere ai secoli passati, ma che invece si presenta allarmante su scala globale, in quanto rappresenta fonte di enormi profitti da parte della criminalità organizzata transnazionale. Le nuove schiavitù sono una piaga della società moderna e si realizzano spesso tra l’indifferenza comune, mietendo vittime, uomini e donne, spesso migranti in cerca di una nuova prospettiva di vita, e per ciò stesso vulnerabili.
LA STORIA DI LILIAN, SFRUTTATA FINO ALLA MORTE
Lilian Solomon era una giovane nigeriana di 23 anni, una tra le vittime dell’organizzazione criminale indagata, ma la cui storia è particolarmente emblematica. Parte da Benin City per sfuggire alla fame, agli stenti, alla povertà estrema, all’assenza di futuro. Sogna una vita diversa, da realizzare nella società del benessere. Arriva in Italia affidandosi a persone che la reclutano e che, prima di farla partire, la sottopongono a un rito voodoo, una cerimonia magico religiosa, con valenze anche giuridiche, con cui la vittima si impegna a versare all’organizzazione una somma di denaro (almeno 60/65 mila euro) e si impegna a non “tradire” l’organizzazione, a pena di gravi ripercussioni su di sé e sulla sua famiglia.
Lilian giunge in Italia, ma qui scopre che l’attende una vita di violenze, sofferenze, abusi, di privazione della dignità e della libertà. È costretta a prostituirsi prima nell’hinterland milanese e successivamente, dopo l’estate 2009, lungo la Bonifica del Tronto. Resta incinta, vorrebbe anche trattenere il bambino, ma è costretta ad abortire mediante ingestione di medicinali e alcool. Continua a prostituirsi malgrado l’insorgenza di gravi dolori, insopportabili, continui. Le viene impedito di curarsi. Sono i sintomi di un linfoma, un tumore da cui per lo più si guarisce, sempre che si venga curati.
Dopo mesi in cui, malgrado il tumore in corso, Lilian è costretta a prostituirsi e a vivere in condizioni disumane, incontra degli operatori dell’associazione On The Road, che la convincono a fuggire e a farsi curare.
Da allora la conoscono i sanitari del reparto di oncologia dell’ospedale di Pescara. Ricomincia a vivere, rinascono i suoi sogni, ma è tardi. La sua grande capacità espressiva si manifesta nella trasmissione televisiva DOC3, in onda su RAI 3 a luglio 2011, in cui Lilian racconta la sua storia e le sue speranze.
Se avesse vissuto un’altra vita probabilmente non si sarebbe ammalata di quel tumore. Se non le fosse stato impedito di curarsi quasi certamente sarebbe guarita e avrebbe vissuto. Lilian è morta in un letto di ospedale del reparto di oncologia di Pescara il 1° ottobre 2011.
La sua storia, particolarmente drammatica, è simile a quella di tante altre vittime, di questa e di altre organizzazioni criminali. Molte vittime, meno sfortunate di Lilian, alla fine ritrovano la vita, sottraendosi alle organizzazioni, anche grazie alle forme di assistenza e protezione che la legge gli consente.
Le indagini in materia sono particolarmente complesse poiché riguardano organizzazioni criminali transnazionali “paramafiose”, comportano accertamenti anche in altri Paesi e richiedono cooperazione di polizia e giudiziaria che non sempre è attiva da parte degli stessi Paesi di origine delle vittime.
UN FONDO PER LE VITTIME
Per onorare la memoria di Lilian Solomon e sostenere altre vittime della tratta di esseri umani, l’associazione On the Road ha istituito un fondo a suo nome che vada a sostenere le vittime della tratta di esseri umani e che, come primo intervento, aiuti proprio la madre Maris che vive in condizioni di grave indigenza.
Con il supporto logistico di Oghosa Fondation, organizzazione di Benin City impegnata nella formazione e nell’inserimento lavorativo per donne sole, l’associazione On the Road si farà carico di tutte le spese necessarie per l’avvio di una piccola attività che la mamma di Lilian gestirà.
In futuro il fondo andrà a sostenere interventi in favore di donne e uomini vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo tesi ad integrare quanto già previsto e finanziato dai programmi di assistenza e protezione sociale.
Per fare donazioni in memoria di Lilian e per aiutare altre persone vittime della tratta il codice Iban è IT 16 X 08769 24400 000030100158; per chi lo preferisce il numero di conto corrente postale è 47034640 intestati a Associazione On the Road Onlus – via delle Lancette, 27 – 64014 Martinsicuro (Teramo). Per maggiori informazioni: [email protected].





