L’AQUILA, 5 GIUGNO – Come se non bastassero i problemi dovuti alla cattiva gestione dei 4,5 milioni di tonnellate delle macerie del terremoto del 6 aprile scorso, l’Abruzzo si e’ rivelato ancora una volta crocevia di traffici illegali di rifiuti speciali. A evidenziarlo il dossier “Ecomafia 2010” che raccoglie tutti i dati dell’illegalità ambientale. 

Nella pubblicazione, presentata ieri a Roma, viene ricordata l’Operazione “Spiderman” della Procura di Lanciano, che ha coinvolto 22 persone e 5 aziende fra imprenditori, trasportatori, intermediari e laboratori d’analisi compiacenti, per un totale di movimenti illegali pari a circa 80 mila tonnellate, con un business stimato di circa 3 milioni di euro.

“Anche in questo caso si sono rivelate fondamentali le intercettazioni ambientali e telefoniche che – ricorda Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente – hanno evidenziato finanche il coinvolgimento di un ex magistrato e di due funzionari della Polizia provinciale, colpevoli di dichiarare il falso sui controlli.

Si tratta di un’ulteriore conferma della necessita’ di non far scendere l’attenzione sul sistema delle intercettazioni”. L’Italia e’ l’unico Paese in Europa ad aver introdotto il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, una straordinaria battaglia che anche Legambiente ha portato avanti con tenacia e che ha consentito di raggiungere risultati straordinari nell’azione repressiva.

“Allo stesso tempo pero, L’Italia e’ rimasta uno dei pochi Paesi a non aver ancora previsto nel codice penale i delitti contro l’ambiente che l’Unione Europea impone di recepire entro dicembre 2010. – conclude Luzio Nelli – Si tratta di una riforma di civilta’ gia’ prevista in un disegno di legge approvato dall’allora governo Prodi nel 1997 e mai trasformato in legge”.