La caccia senza regolamentazione si rivela un flop, come dimostra il bilancio fallimentare legato all’abbattimento dei cinghiali. Lo denuncia Franco Recchia, biologo responsabile del Servizio Caccia della Provincia di Pescara, che lancia così l’allarme: «I dati degli abbattimenti effettuati durante la stagione venatoria 2008/2009 nella provincia di Pescara mostrano chiaramente che la caccia “senza regolamento” produce una significativa destrutturazione della popolazione. Gli animali adulti vengono abbattuti in numero molto maggiore rispetto agli animali giovani: 467 contro 374 nel 2008, nel solo territorio controllato dalla Provincia. Purtroppo però, come è ampiamente dimostrato, sono proprio gli animali più giovani i principali responsabili dei danni alle colture agricole, che ammontano a più di un milione di euro l’anno».

«La mancanza di un regolamento regionale sulla gestione degli ungulati – attacca ancora Recchia – impedisce alle Province di programmare piani di prelievo adeguati. Una proposta di regolamento, elaborata dai tecnici di alcune Province e che ha già avuto il parere favorevole dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), è ferma da ormai tre anni nella seconda commissione consiliare della Regione». A detta di Recchia, tuttavia, «è assurdo che in materia di gestione faunistica nella regione verde d’Europa, il cui territorio per oltre il 30% è costituito da aree protette, manchi un coordinamento tra gli enti gestori della fauna. Tranne lodevoli eccezioni (come il Parco Regionale Sirente-Velino o Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga) nella maggior parte dei casi ciascun ente opera in maniera autonoma: ognuno elabora un proprio piano di prelievo non tenendo conto che la popolazione di cinghiali, sulla quale si andrà ad agire, non è limitata dai confini amministrativi che gli uomini hanno fissato».

Sotto accusa, così, finisce l’intero sistema: secondo il biologo pescarese, infatti, «fuori dalle aree protette non esistono strutture adeguate per gestire in modo ottimale il patrimonio faunistico; gli uffici dedicano ai compiti di gestione faunistica ragionieri, geometri, periti, avvocati. Eppure basterebbero 500mila euro, un terzo di quello che oggi viene speso per il rimborso dei danni e per i ripopolamenti di selvaggina per istituire delle strutture tecniche, con personale qualificato, in grado di seguire le problematiche di gestione e ridurre considerevolmente, se non eliminare, il problema dei danni, vera emergenza per gli agricoltori delle aree interne della regione. Significativo quanto avvenuto lo scorso anno in un’azienda agricola sul versante pescarese della Majella: l’intervento di poche unità di personale volontario, adeguatamente istruito e di operatori faunistici della Provincia, ha permesso di ridurre sensibilmente il danno rispetto all’anno precedente, passando da un rimborso ammontante di 19mila 333 euro ad uno di appena 1.169».

Fonte: Provincia di Pescara