L’AQUILA – Nelle prime ore di questa mattina, una bomba d’acqua ha colpito l’area della Valle dell’Aniene, attivando la scarpata sulla A24, nei pressi dell’area di sosta di Roviano, nel tratto dell’autostrada compreso tra i caselli di Carsoli-Oricola e Vicovaro-Mandela.
Un grande masso, precipitato dal ripido pendio, ha sfondato la recinzione e superato l’alta massicciata, arrestando la sua corsa nella corsia di sorpasso della carreggiata ovest, in direzione Roma. Un veicolo della Guardia di Finanza, in transito poco prima delle 10, ha urtato la pietra, fortunatamente senza conseguenze per gli agenti a bordo.
La vicenda, con una tragedia sfiorata, riaccende i riflettori sul blocco da anni del mega progetto di messa in sicurezza, il Pef, con controversia tra la società di gestione Strada dei Parchi, del gruppo abruzzese Toto, e ministero ed Anas, a cui si è aggiunta la polemica su pedaggi il cui congelamento iniziato nel 2015 scade a giugno.
Il tratto dell’autostrada A24 compreso tra i caselli di Carsoli-Oricola e Vicovaro-Mandela,
inizialmente chiuso in entrambe le direzioni, resta ora interdetto in direzione Roma, mentre è tornato percorribile, con una deviazione nell’area di sosta di Roviano, per chi viaggia
verso L’Aquila-Teramo e verso l’autostrada A25.
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha avuto una burrascosa telefonata con il Ministero, per sollecitare “una immediata messa in sicurezza”
Immediatamente, gli ausiliari del traffico si sono attivati per circoscrivere l’area e in via precauzionale, in attesa di verifiche da parte di tecnici e geologi, l’autostrada è stata chiusa in entrambe le direzioni, con uscita obbligatoria a Vicovaro o a Carsoli.
La zona interessata dall’evento franoso è stata già segnalata dalla società di gestione Sdp al Ministero delle Infrastrutture, e identificata dall’ex Commissario per la Messa in Sicurezza, Maurizio Gentile, come quella su cui si dovrebbe intervenire prioritariamente con una ricostruzione in variante del tracciato autostradale.
Scrive Strada dei Parchi in una nota: “In quella tratta, infatti, l’autostrada attraversa un’area caratterizzata da un fronte geologico particolarmente instabile, e che fu sottostimato da progettisti e costruttori, oltre 50 anni fa. Per lo stesso motivo, la vicina Galleria Roviano è stata recentemente sottoposta da SdP ad imponenti lavori di rinforzo e di parziale ricostruzione e messa definitivamente in sicurezza. Restano invece le incognite sui terreni fuori dalla competenza autostradale, come quello da cui questa mattina si è staccato il masso, ad oltre 200 metri di distanza dalla massicciata. Eventi come questo, che si aggiungono ai viadotti da adeguare alle nuove norme antisismiche, pendenze e raggi di curvatura da adeguare alle nuove norme costruttive, reti per la fauna a norma ma inadatte a contenere la fauna dei locali parchi nazionali e regionali, ricordano la necessità e l’urgenza di approvare un PEF (Piano Economico Finanziario) per dare risposte anche a tutti i temi della sicurezza, dopo 10 anni di continui rinvii e silenzi”.
La sicurezza passa attraverso analisi dei fenomeni, prevenzione, monitoraggio ed interventi di consolidamento attivo dei versanti e protezione con barriere omologate ed adeguate. Un sistema pericoloso e vetusto di barriere di protezione da caduta massi. L’assenza cronica di sistemi di monitoraggio.
Il presidente della Regione Marsilio ha reso noto “di aver parlato con il Capo di gabinetto del ministro delle Infrastrutture Giovannini per sollecitare un intervento tempestivo. Non possiamo attendere i tempi burocratici dei sopralluoghi e dei successivi interventi perché l’Abruzzo rimarrebbe senza il collegamento con Roma per un periodo troppo lungo”.
“Con l’occasione ho sollecitato il Capo di gabinetto Stancanelli di dare una soluzione definitiva al tema delle autostrade A24 e A25 perché questa frana dimostra, ancora una volta, la situazione di pericolosità già da anni messa in evidenza. Tardano a partire gli interventi sia per la messa in sicurezza, dove ci sono da spendere i miliardi già stanziati dal Governo, sia per la definizione complessiva del nuovo Pef e dei pedaggi, per i quali è prossima l’ennesima scadenza con relativo allarme da parte di tutta la popolazione che quotidianamente utilizza questa autostrada”, ha aggiunto.
Sulla vicenda interviene Carlo Frutti, presidente dell’Associazione Nazionale Difesa del Suolo.
Dopo la tragedia sfiorata stamane sulla A24 tornano di attualità il dissesto idrogeologico e la sicurezza, come spesso accade, la causa è attribuita alle piogge intense, al maltempo, scomodando magari gli assetti climatici mondiali e l’effetto serra. Purtroppo non è così. Le cause vanno individuate in un uso del territorio dissennato e soprattutto nella sottovalutazione della stabilità dei suoli e dei versanti laddove si interviene con la realizzazione di infrastrutture che incidono profondamente sul paesaggio e sull’assetto territoriale. Dalle prime immagini è evidente come le opere di difesa sono risultate evidentemente inadeguate, realizzate con tecnologie e materiali ormai desueti ed a forte impatto ambientale”, scrive in una nota.
“I tradizionali muri di sostegno in cemento armato, le funi e le reti passive, le barriere paramassi rigide oggi possono essere sostituite, grazie all’innovazione tecnologica, con sistemi attivi e reti paramassi elastiche, debris flow (barriere per colate di detriti e fango), drenaggi profondi, microdrenaggi e la regimentazione superficiali delle acque, il tutto abbinato a sistemi di monitoraggio elettronico automatico H.24 controllati da remoto che consentono di bloccare le strade nell’approssimarsi di eventi di dissesto. Basta guardare la foto della barriera, posta a “protezione”, per comprenderne la vetustà, la tecnologia giurassica delle paramassi rigide e soprattutto la “posizione” sbagliata. La barriera è posta su un muro a ridosso della sede viaria, come spesso accade vedere sulle nostre strade. Le barriere vanno progettate sulla base di approfondite indagini geologiche per le fondazioni, di analisi e studi traiettografici di caduta massi, per determinare le energie di impatto, l’altezza della barriera e soprattutto la posizione di posa, ovvero il punto dove tutte le traiettorie di caduta massi sono intercettate, ed il versante non è stato protetto e stabilizzato con sistemi di protezione attivi. Oggi una normativa europea ETAG impone i parametri per l’omologazione delle barriere”, prosegue la nota.
“Solo le barriere omologate, certificate e contraddistinte dalla marchiatura CE possono essere installate con precise altezze minime in base alle energie di impatto e distanze adeguate per la deformazione in caso di impatto. Non sempre avviene; anzi anche importanti amministrazioni “chiudono” un occhio. Sono migliaia le “vecchie” barriere ancora sul territorio che nessuno si preoccupa di censire e di monitorare – scrive Frutti -. Basterebbe un censimento per datare l’anno di posa, la tecnologia, la posizione, lo stato di degrado e, dopo l’installazione di un sistema di monitoraggio automatico che controlli anche la stabilità dei versanti, pensare ad un piano di sostituzione e miglioramento delle barriere e delle opere di difesa del suolo. Si deve puntare assolutamente sui sistemi di monitoraggio elettronico automatico controllabili da remoto che attivino sistemi di messa in sicurezza non appena si creano le condizioni limite per un crollo, una frana, e comunque siano in grado di bloccare in automatico il traffico (semafori, pannelli luminosi a messaggio variabile, sirene, sms agli utenti sul tratto stradale …) ed avvertire in tempo reale i gestori della infrastruttura. Purtroppo, ancor oggi, il monitoraggio è inteso da alcune amministrazioni come un fastidioso strumento che le costringe a vigilare ed assumere responsabilità di intervento, quando, in assenza di sistemi di controllo, si può attribuire il tutto all’imponderabile. Non è così”.
“Oggi tutte le situazioni di pericolo possono essere indagate e monitorate in tempi rapidi e con costi notevolmente inferiori ad interventi che, oltre a necessitare anni tra progettazione ed esecuzione, sono spesso inadeguati senza una profonda conoscenza dei fenomeni. I fondi europei offrono la possibilità di intervenire con qualità e competenza sul territorio per sanare gli innumerevoli pericoli e sostituire le opere ormai inadeguate e degradate, ed attivare un sistema generalizzato di monitoraggio che abbia molteplici scopi: garantire la sicurezza degli operatori nel corso dei lavori, acquisire dati nel tempo per gestire la manutenzione, verificare l’efficacia e l’efficienza delle opere realizzate, allertare istantaneamente in caso di pericolo. Chiedo che agli Ordini Professionali, alle Associazioni delle Imprese specializzate e delle Associazioni che si occupano di territorio, di attivare una azione di informazione e stimolo nei confronti di amministratori pubblici territoriali e del Governo, per un consistente investimento sulla riqualificazione e sostituzione delle opere ormai inutili e, anzi, pericolose, promuovendo uno sviluppo di tecnologie ed applicazioni di sistemi di monitoraggio anche coinvolgendo e strutture di ricerca universitarie e private”, conclude la nota.






