L’AQUILA – Tra i tanti ‘monumenti’ che in Italia celebrano i danni provocati da una burocrazia bizantina, possiamo senz’altro annoverare la centrale idroelettrica di Raiano, in provincia dell’Aquila.

Un impianto dalla potenza di 500 chilowatt potrebbe produrre energia pulita sfruttando la corrente del fiume Aterno captata a monte delle gole di san Venanzio, è stato completato nel 2000, ad opera del Consorzio di bonifica interno ed già allacciata alla rete elettrica, dotato di tutti i macchinari e apparecchiature. Sono però trascorsi 15 anni e molta acqua è passata tra le turbine ferme, ma la centrale non è mai entrata in funzione.

“Una vicenda paradossale – spiega ad AbruzzoWeb il presidente del Consorzio Fiorenzo Schiavitti – questa centrale potrebbe garantire entroiti per 600 mila euro l’anno, vendendo alla rete energia pulita e a impatto zero. Ma la burocrazia è stata micidiale. Il consorzio potrebbe utilizzare gli incassi per abbattere i canoni di irrigazione a beneficio di centinaia di agricoltori, che vivono un periodi forte crisi, ed anche per fare importanti lavori di manutenzione dei canali irrigui”.

Il principale ostacolo burocratico è il seguente: il Consorzio vorrebbe utilizzare l’acqua dell’Aterno durante l’estate per uso irriguo, e l’inverno per produrre energia con la centrale. 

Ma la legge non fa distinzioni tra le stagioni e proibisce di utilizzare l’acqua captata da un fiume per uso irriguo, anche per produrre energia. Il progetto dovrà ora a 15 anni dalla sua realizzazione sottoporsi all’analisi del comitato di Valutazione di Impatto ambientale della Regione previsto per il 6 novembre.

“La Regione è sensibile a questo progetto – spiega il direttore del Consorzio Virgilio Lerza – e siamo finalmente ottimisti. La centrale potrebbe aprire i battenti, incrociando le dita, nel 2015 e gli incassi dalla vendita dell’energia arrivare nel primo semestre 2016. Ci auguriamo che però ci venga nel frattempo corrisposto il contributo annuale di circa 200 mila euro, che non riceviamo dalla Regione da anni, necessario per le manutenzioni dei canali, le opere di miglioria, per pagare gli stipendi ai nostri 12 dipendenti  a dei 30 stagionali che svolgono un’opera preziosa di manutenzione dei canali in valle Peligna, valle del Tirino e valle dell’Aterno, a beneficio di 18 mila utenti. Poi il Consorzio, grazie alla centrale, potrà autofinanziarsi”.

E Lerza rassicura che “l’impianto è assolutamente ecocompatibile, come sono certo certificherà la Via, abbiamo commissionato nel 2012 uno studio ad Università e ingegneri ambientali, a cui ha preso parte anche il Parco regionale Velino Sirente e la Riserva del Gole San Venanzio, che ha dimostrato che non ci saranno conseguenze sulla flora e sulla fauna del fiume Aterno, perché la captazione nel periodo invernale sarà entro i limiti di legge, e non ne abbasserà la portata in modo significativo”.

Superato lo scoglio della Via, ci sarà il passaggio al Genio Civile, e se si risolverà il nodo dell’utilizzo idroelettrico dell’acqua irrigua, gli uffici regionali potranno forse mettere gli ultimi timbri e firme in calce alle autorizzazioni. Intanto però per avviare la produzione si dovranno spendere altri soldi pubblici per sostituire le componenti elettromeccaniche danneggiate dall’azione del tempo e dal mancato utilizzo.

Per gli estimatori l’iter burocratico nella sua interezza è riassunto dal presidente Schiavitti in una lettera inviata alla regione il 15 settembre scorso, in cui si chiede di portare a termine le pratiche residue nel più breve tempo possibile.

Si raccontano in premessa lunghi anni di andirivieni tra un ufficio e l’altro, del continuo evolversi non solo della normativa ambientale ma anche delle competenze degli Enti nel rilascio delle concessioni, che hanno determinato la necessità di dover più volte integrare e aggiornare permessi e autorizzazioni. Perdendo anche anni per mettere in cartellina un documento.

E l’iter è stato estenuante anche per arrivare, prima del 2000, alla realizzazione dell’impianto. La prima richiesta è del 1987. E nel 1992 si legge che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici definì “l’intervento urgente e indifferibile”.