L’AQUILA – Il letto funerario di Navelli sta per tornare nella sua città, L’Aquila, e lo farà in una tre giorni interamente dedicata in cui sarà possibile visitarlo di notte nella splendida cornice del ristrutturato palazzetto dei Nobili, nel cuore del centro storico terremotato.

Il valore e l’importanza storica del letto funerario di Navelli li illustra ai microfoni di AbruzzoWeb l’archeologo della direzione generale antichità del Mibac (ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo), Vincenzo D’Ercole, che ha coordinato i lavori di restauro presso l’Istituto Superiore di Coservazione e Restauro di Roma.

“Si tratta di un letto funerario interamente rivestito d’osso di cui la parte funzionale è in legno e cuoio e, come tutta la produzione dello stesso genere che arriva in Italia nel II secolo d.C. – spiega – in Abruzzo trova una grande diffusione, tanto che, negli ultimi anni, ne abbiamo trovati almeno una decina”.

“Questo letto – continua a raccontare D’Ercole – apparteneva a una donna deceduta tra i 30 e i 40 anni, in stato interessante. Probabilmente c’è un suo ritratto in un piccolo tassello che forse ritraae la defunta proprietaria e, come ha studiato un’archeologa aquilana della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, Alberta Martellone, era acconciata all’ottavia: un modo di portare i capelli delle donne alla moda di Roma. Questo indizio, più una moneta – prosegue – e gli oggetti del corredo fanno pensare si tratti di una signora deposta alla fine del primo secolo”.

Il fortunato ritrovamento è avvenuto nel 2007, casualmente, seguendo i lavori dell’Anas sulla strada statale 17, tra San Pio delle Camere e Navelli, nell’ambito di un antico abitato romano chiamato Incerulae. “Questo elemento ne costituisce sicuramente l’elemento piu importante”, spiega l’archeologo.

Dopo i lavori di restauro dell’Iscr, a opera di tre archeologi, a luglio è stato esposto al San Michele, la direzione generale del Mibac di Roma, e ora arriverà all’Aquila.