L’AQUILA – “Chiediamo a Massimo Cialente di ripensarci e ritirare le sue dimissioni”.

Sono le parole della senatrice del Partito democratico, Stefania Pezzopane durante la conferenza stampa convocata questa mattina per discutere della situazione politica del Comune dopo le dimissioni del primo cittadino in seguito allo scandalo legato legato a presunte tangenti sugli appalti post sisma che ha sconvolto l’amministrazione cittadina.

“Se non dovesse farlo, gli chiediamo di candidarsi di nuovo a guidare la città”, ha dichiarato la senatrice, che più tardi ha invece precisato: “non ho detto che il sindaco deve ricandidarsi, anche perché non potrebbe farlo, ma solo di ripensarci. Se non dovesse ritirare le dimissioni, il centrosinistra proporrà un suo candidato”.

“Chiediamo a Cialente di ripensarci – ha ribadito Betty Leone, nominata vice sindaco dopo le dimissioni di Roberto Riga – Non ha neanche un avviso di garanzia, il suo è un gesto politico di grande dignità. Siamo preoccupati non dal toto-sindaco, ma dal fatto che con il commissariamento si bloccherà l’accelerazione dei lavori dei cantieri”, ha detto durante l’incontro con i giornalisti.

La Leone ha definito l’intervista del ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, “molto grave”: “dice che sono stati spesi 12 miliardi e non è vero. Dice anche che questo Comune può spendere solo 500 milioni di euro l’anno, anche questo non è vero. Chiediamo un incontro con il governo su queste tematiche. Auspichiamo che il Consiglio comunale unito difenda l’onorabilità della città e dei cittadini”. (r.s.)

IL CENTRODESTRA SPIAZZATO: “TROPPO PRESTO PER FARE NOMI”

 È ancora presto per il toto-nomi nell’area del centrodestra aquilano, ancora tramortito, insieme a tutta la città, dagli eventi che hanno sconvolto l’amministrazione del capoluogo.

In un momento in cui le divisioni all’interno della coalizione e degli stessi partiti sono ancora più evidenti di quando la frammentazione portò alla debacle elettorale in occasione delle amministrative.

Lo scandalo sulle presunte tangenti, gli arresti e, quattro giorni dopo, le dimissioni del sindaco, Massimo Cialente, hanno spiazzato anche l’opposizione, ancora impreparata nel proporre una strategia politica per  le elezioni amministrative che dovrebbero tenersi il 25 maggio, sempre che Cialente non torni sui suoi passi.

Se le dimissioni fossero davvero definitive, il capoluogo sarebbe chiamato al voto a distanza di circa due anni dalle ultime consultazioni, che si sono tenute nella primavera del 2012, quando il sindaco dimissionario fu eletto per la seconda volta dalla città.

In questo quadro, il capo dell’opposizione, Giorgio De Matteis, vice presidente del Consiglio regionale e consigliere del movimento L’Aquila città aperta, sfidante di Cialente nel maggio 2012, tace ancora a distanza di sei giorni dalla bufera giudiziaria.

“Non ho niente da dire”, dichiara a questo giornale, non prima di fare polemica con questo giornale, prendendo spunto dalla lettura data da AbruzzoWeb sul cambio al vertice dell’Unione di centro regionale con la nomina dell’ex deputato toscano Nedo Poli come nuovo commissario, fatto questo che ha determinato la sua decadenza da vice commissario della Vela decisa dall’ex reggente Armando Dionisi. “Dovremmo chiedere a Lorenzo Cesa”, dice riferendosi al segretario nazionale del partito, che ha dato l’ok all’avvicendamento, un’affermazione che fa capire il dissenso nei confronti del leader centrista.

Parlano, invece, gli altri. L’assessore regionale Gianfranco Giuliante, esponente di una delle due anime di cui si compone Forza Italia all’Aquila, va abbastanza cauto. “Sono del parere di aspettare i 20 giorni entro i quali le dimissioni possono essere ritirate per avere un quadro di riferimento oggettivo – spiega – anche se Cialente si è talmente tanto esposto che escludo ripensamenti”.

Presto anche per azzardare qualsiasi nome: “è prematuro, ma iniziare ad affrontare insieme i temi si può fare, soprattutto per evitare gli errori del passato”.

La mossa di Cialente di lasciare tutto è derivata, a detta di Giuliante, da “una condizione che ritengo prima di tutto personale, la sua figura è crollata da un punto di vista psicologico e politico anche in riferimento a una serie di avvenimenti e alle difficoltà che si stanno incontrando in rapporto all’acquisizione delle risorse. L’espressione politica di Cialente si è mossa  ad opponendum, ha impostato dinamiche di contrapposizione, questo elemento non può portare sempre portare risultati positivi”.

In merito alla dichiarazione rilasciata dal primo cittadino dimissionario nel corso della sua ultima conferenza stampa in relazione alle mancate regole della ricostruzione privata, Giuliante dice: “Se si riferiva al fatto che non ci sono regole, allora è una non notizia, non c’è nulla da approfondire, se invece è a conoscenza di altro, avrebbe fatto bene a essere più puntuale ed esporre ciò che sa all’autorità giudiziaria”.

“Prima di fare ipotesi è necessario che ci sia innanzitutto un ricompattamento del centrodestra – auspica  Guido Liris, consigliere comunale di Forza Italia – servirà un cambio di passo: serve un’alternativa vera, che segni una discontinuità”.

Sulla possibilità di una sua discesa in campo, l’ex assessore provinciale glissa: “Non è né giusto né opportuno parlare di nomi adesso”. Tornare al voto è comunque inevitabile: “si è persa la credibilità a livello nazionale, sentire dal sindaco che ministri e funzionari del governo non rispondono e che c’è un isolamento rispetto al resto delle istituzioni, persino all’università, è sintomatico di importanti errori di relazioni fatti a livello politico. Queste sono le motivazioni più importanti per le quali si deve andare al voto”.

“La situazione politica è confusa – per il consigliere comunale di Prospettiva 2022, Luigi D’Eramo – è evidente che il centrodestra dovrà riunirsi per pianificare l’azione politica e la proposta amministrativa che dovrà portare avanti nella probabile campagna elettorale. Ad oggi non si può dire di più”.

Per D’Eramo, che nel 2012 si era candidato alle mancate primarie del centrodestra, “non è il momento di fare nomi, deve vincere la programmazione e la progettualità prima di dare un volto a una o più persone”. Elisa Marulli

LA NORMA: “OK TERZO MANDATO SOLO SE NON CI SONO STATE DIMISSIONI”

Sulla possibilità per il sindaco Cialente di un terzo mandato, il Testo unico degli enti locali è molto chiaro: non si può fare.

Nell’articolo 51 comma 3, il testo recita: “È consentito un terzo mandato consecutivo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per causa diversa dalle dimissioni volontarie”. (e.m.)

LA DURA REPLICA DI TRIGILIA: “IL GOVERNO NON E’ IL BANCOMAT DEL SINDACO”

Si alza lo scontro politico tra il sindaco dimissionario, Massimo Cialente, e il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia.

Ieri il primo cittadino dell’Aquila, che ha lasciato il posto dopo lo scandalo su presunte tangenti per la ricostruzione che coinvolge, tra gli altri, anche l’ex vice sindaco Roberto Riga, ha chiesto le dimissioni del ministro.

Oggi, quest’ultimo, sferra un attacco durissimo in un’intervista rilasciata sul quotidiano torinese La Stampa, in replica alle affermazioni di Cialente che ha sostenuto di essere stato sostanzialmente costretto alle dimissioni dal governo per il taglio dei fondi destinati alla ricostruzione.

Per Trigilia sono “parole che si prestano a letture strumentali e che spostano il piano delle responsabilità. Il sindaco è liberissimo di fare le sue scelte, ma se decide di dimettersi, ciò accade solo a seguito di un’indagine della magistratura”

Sulla questione soldi, il ministro spiega: “c’è stata un’escalation di critiche fino al punto d’indicare il sottoscritto come un ministro incompetente, assente, addirittura disinteressato alle sorti degli aquilani. Le cose non stanno cosi. E mi spiego: il flusso di finanziamenti per la ricostruzione non si è mai interrotto e mai si interromperà. C’è un impegno politico del governo e il sindaco lo sa bene. È poi vero che gli ultimi stanziamenti sono limitati: 600 milioni. Ciò è innegabile, stante la situazione della finanza pubblica. Ma appunto dobbiamo distinguere: un conto è il flusso di cassa, altro sono gli immobilizzi sul lungo periodo”.

Il ministro, sottolineando una scarsa comunicazione e programmazione congiunta con l’amministrazione aquilana, è durissimo con l’amministrazione aquilana: “Possiamo domandarci se tutto va ricostruito dov’era e com’era? È di questo che avremmo voluto discutere e non solo di quanti soldi arrivano. Un governo non può essere e solo un bancomat”.

Per Trigilia “è inutile chiedere miliardi, che tutti sappiamo non esserci, quando poi la capacità di spenderli è sui 500 milioni all’anno. Per dirla con semplicità, non serve a nulla un enorme serbatoio carico d’acqua se poi dal rubinetto passa un filo”. “È inimmaginabile che il problema si possa risolvere in un anno o due. Occorrerà 1 miliardo all’anno per i prossimi 5-6 anni. Importante è l’impegno del governo, del ministro Saccomanni, del presidente del Consiglio, e mio, a non strozzare il flusso”.

Sullo stato della ricostruzione, il ministro snocciola un po’ di cifre: “dal 2009 a oggi sono stati spesi circa 12 miliardi di euro; 43 mila persone, pari al 66% degli sfollati, sono rientrati a casa; all’ Aquila sono aperti oltre 3mila cantieri; con l’apertura degli Uffici speciali per la ricostruzione all’ Aquila si registra un aumento delle pratiche da 400 milioni di euro annui a 1,2 miliardi. È aumentato il numero delle pratiche esaminate. Naturalmente non nascondo le difficoltà, il problema posto dal sisma è tra i più complessi in termini di ricostruzione. Non si può però sostenere per mesi che L’Aquila è stata abbandonata”. Elisa Marulli

ALEMANNO: “SCANDALI A CAUSA DELL’ABBANDONO DELLO STATO”

“Io conosco Cialente, lo rispetto da un punto di vista personale e sono convinto che non c’entri nulla con gli scandali, ma il fatto che il Comune dell’Aquila venga travolto dagli scandali deriva dall’abbandono da parte dello Stato”.

Lo ha affermato Gianni Alemanno, nel corso di un incontro pubblico a Pescara, a proposito della vicenda giudiziaria riguardante presunte tangenti per la ricostruzione e le conseguenti dimissioni del sindaco Massimo Cialente.

“Questo ennesimo scandalo che colpisce l’opera di ricostruzione – ha osservato Alemanno – ha una radice profonda che parte dall’abbandono dello Stato, un abbandono che si è fatto forte con i Governi tecnici e di centrosinistra. I governi di centrodestra hanno aiutato L’Aquila, mentre i governi di centrosinistra l’hanno abbandonata. E questo abbandono di strutture e di realtà comunali che non avevano la forza di affrontare questa sfida è anche la radice vera di questa crisi”.