L’AQUILA – Lo ha vissuto e amato, di sicuro lo ama ancora.
Antonio Calenda, uno dei migliori registi teatrali dell’intero panorama italiano, non nasconde il suo amore per il Teatro Stabile dell’Aquila che festeggia in questi giorni i cinquant’anni di attività.
Calenda, dal 1995 direttore del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e dal 2010 sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico ‘Giuseppe Verdi’ di Trieste, ha incantato e reso grande il Tsa in gioventù, dal 1963 per nove anni complessivi non consecutivi.
Tornato in città in occasione del cinquantenario del Tsa, Calenda ha potuto ‘saggiare’ le condizioni dell’ente che deve fare i conti con una cronica mancanza di fondi,
ma che comunque riesce a ‘inventare’ l’arte nei periodi di magra, soprattutto all’Aquila, sede del Tsa, che deve fare i conti con la ‘scenografia’ del post-sisma, tra larghi vuoti di macerie e cantieri che partono a irregolare singhiozzo.
“Il teatro in questo momento in Italia vive la crisi che tutti, indistintamente, avvertono”, dice Calenda ad AbruzzoWeb.
“Ma quando si ha la possibilità di inventare le occasioni giuste, ecco che il teatro fiorisce”, continua il regista nato a Buonabitacolo, provincia di Salerno, che suggerisce, prendendo come esempio lo spettacolo al ‘Verdi’ di Trieste che si occupa della storia dell’esodo dalmato-istriano, condotto con il cantautore Simone Cristicchi, un successo di pubblico enorme “con incassi indicibili, 40 mila euro al giorno, sette repliche in un teatro da 1.500 posti. Quando ‘inventa’ momenti di aggregazione significativa, il teatro trionfa in tutta la sua interezza”.
“Il teatro all’Aquila è indispensabile, è il luogo dello stare insieme, del trovare le forze per andare avanti – conclude – e i cittadini ne hanno bisogno per misurarsi, per confrontarsi, per stare insieme rispetto alle problematiche del vivere civile”.





