L’AQUILA – “Alle 14 riconsegnerò la fascia da sindaco al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Gli operai del Comune stanno già rimuovendo il tricolore da tutti gli uffici pubblici. Non lo rimetteremo finché lo Stato non la smetterà di abbandonarci”.
Lo ha dichiarato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nel corso di una conferenza stampa convocata d’urgenza questa mattina. “Napolitano si prende la fascia, l’affido a lui. E la restituisca solo quando lo Stato, non solo il governo, avrà fatto la sua parte”.
E all’ora di pranzo le minacce si sono trasformate in fatti: le bandiere erano già state staccate a partire dalla sede municipale di Villa Gioia, la fascia spedita alla portineria del Quirinale in auto.
Cialente ha evocato la ‘resistenza’ spiegando che è “un diritto-dovere dei cittadini. Chiedo a tutta la città di porsi questo problema, e i genitori spieghino ai loro figli perché non vedranno più le bandiere esposte all’ingresso delle loro scuole”.
Una protesta non concordata con gli altri sindaci del “cratere” o quantomeno con i rappresentanti delle aree omogenee: “Non so cosa faranno loro, io sono stanco”. E proprio dal coordinatore dei sindaci delle aree omogenee, Emilio Nusca, sollecitato da AbruzzoWeb è arrivata una prima replica: l’invito a Cialente “a non fare il solista”.
Tra le altre reazioni, quella (mancata) del prefetto dell’Aquila Francesco Alecci, chiamato in causa dal primo cittadino: chiamato da questo giornale, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. Stessa condotta per il questore Giovanni Pinto, che però si è riservato di intervenire in futuro a seconda di come si evolverà la vicenda.
NERVOSISSIMO: ”NON C’E’ UN C…O DA RIDERE”
Un primo cittadino nervoso come non mai, tanto che ci sono stati anche momenti di tensione: quando parafrasando don Lorenzo Milani ha detto “Non c’è care (‘attenzione’ in inglese, ndr)” ha provocato un sorriso dei cronisti li ha apostrofati: “Non c’è un c…o da ridere”, come se anche i giornalisti non subissero come cittadini le conseguenze della ricostruzione bloccata.
”SONO STATO AGGREDITO”
“Ieri sono stato aggredito mentre facevo benzina da un gruppo di cittadini in crisi, disoccupati – ha svelato – Non mi serve la scorta, me la cavo, ma in città c’è un clima di rabbia e disperazione che il prefetto e il questore, cioè la rappresentanza dello Stato nel nostro territorio, non hanno assolutamente capito. Sono stanco di dire che L’Aquila è morta”.
Il prefetto Francesco Alecci, che era già stato minacciato di ‘cacciata’ qualche settimana fa da Cialente, è stato anche chiamato in causa perché qualche volta ha scritto al sindaco chiedendo lumi su situazioni di impasse dopo segnalazioni dei cittadini. “Non gli risponderò più, è lui che rappresenta lo Stato, lui deve rispondere a me”, ha tuonato.
”TRA 15 GIORNI ME NE VADO”
“‘Siamo stufi di andare con il cappello in mano a pietire i nostri diritti. Se entro 15 giorni non arriveranno i fondi per la ricostruzione attesi da dicembre me ne andrò, ha aggiunto poi Max, che ha sbottato: “All’Aquila vengano Napolitano, Letta e sottosegretari a parlare con la gente, o magari tornino Chiodi e Fontana, noi non ce la facciamo piu”.
”UN GOVERNO DI AMICI MA NON BASTA TELEFONARE”
Parlando del nuovo governo di Enrico Letta, Cialente ha ammesso sconsolato di non averci ancora parlato, “dovrei incontrarlo in settimana”.
“Questo è un governo in cui annovero amici – ha sottolineato – così come nei ministeri ma non si può risolvere il problema solo perché telefono a Letta e gli do del tu invece che del lei. Si risolve se lo Stato identifica nell’Aquila una grande questione nazionale”.
Invece secondo il sindaco “ormai a Roma sono un fastidio, mi guardano come se fossi quello che va a fregare, il furbo”.
“Il ministro dei Beni culturali Massimo Bray è venuto a visitarci a titolo personale ma per quello che ha visto avrebbero dovuto convocare un Consiglio dei ministri straordinario”, ha poi sbottato Cialente ancora sul governo Letta.
”SE NON ARRIVANO 300 MILIONI SI PERDE ANCHE IL 2012”
“Ci sono aquilani che ogni giorno si risvegliano dentro la Scuola della Guardia di finanza e invece potrebbero vedere cominciare i lavori nelle loro abitazioni – ha denunciato ancora il sindaco – Ma se i 300 milioni sui 500 svincolati del Cipe non arrivano subito si va a ottobre e quali cantieri partiranno? Si sarà perso un altro anno”.
“Sono venuti imprenditori edili a chiederci soldi perché devono pagare gli operai che sono in cassa integrazione, perfino nell’edilizia c’è crisi”, ha poi svelato.
”IL DECRETO ERA PRONTO MA ORA…”
Quanto al finanziamento extra subito spendibile da 1 miliardo chiesto per L’Aquila, il sindaco ha ribadito di nuovo che “quando ho incontrato Antonio Catricalà (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Mario Monti, ndr) era pronto ma Napolitano non volle firmarlo perché si sarebbe dimesso entro pochi giorni. Ora Napolitano c’è ma dai segnali che ho la questione dell’Aquila non è al centro”.
La fascia tricolore del sindaco dell’Aquila è in viaggio verso Roma attraverso un’auto con autista che la consegnerà alla portineria del Quirinale affinché arrivi al capo dello Stato.
Lo spiega lo stesso Massimo Cialente, chiarendo in che modo metterà in pratica la clamorosa forma di protesta annunciata oggi in conferenza stampa.
Intanto, le bandiere dagli uffici pubblici del capoluogo sono già state tutte staccate dagli operai del Comune capoluogo.
“Speriamo che lo Stato capisca, Giorgio Napolitano è l’unica persona in cui nutro fiducia in questo momento”, l’ultimo appello del sindaco.
IL PREFETTO ALECCI NON RISPONDE ALLE POLEMICHE
Il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, non commenta alle polemiche del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che lo ha chiamato in causa per la seconda volta in pochi mesi.
Cialente ha svelato infatti che il prefetto qualche volta gli ha scritto chiedendo lumi su situazioni di impasse nella ricostruzione dopo segnalazioni dei cittadini.
“Non gli risponderò più, è lui che rappresenta lo Stato, lui deve rispondere a me”, ha tuonato Cialente.
AbruzzoWeb ha interpellato lo staff di Alecci, che ha fatto sapere di “preferire di non rilasciare alcuna dichiarazione”. (alb.or.)
ANCHE IL QUESTORE PINTO TACE
Anche il questore dell’Aquila Giovanni Pinto non replica alle polemiche innescate dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, per l’impasse nella ricostruzione.
Svelando di essere stato aggredito verbalmente da un gruppo di cittadini e difeso da altri mentre faceva benzina, il sindaco ha svelato che “mi sorprende che prefetto, questore e gli altri, lo Stato, non capiscano quello che sta succedendo all’Aquila”.
“Per questioni di opportunità non rilascia dichiarazioni”, fanno sapere ad AbruzzoWeb dalla segreteria, “ma secondo come si evolverà la vicenda potrebbe farne in futuro”. (alb.or.)
NUSCA: ”BATTAGLIA CON I SINDACI, NON FACCIA IL SOLISTA”
“Perché Cialente non ha fatto la stessa cosa quando i soldi per la ricostruzione dell’Aquila non sono stati inseriti nella finanziaria dell’anno scorso?”.
Emilio Nusca, vice sindaco di Rocca di Mezzo (L’Aquila) e coordinatore dei primi cittadini del cratere sismico, commenta con una domanda la scelta del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di riconsegnare la fascia tricolore al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di togliere la bandiera italiana dagli uffici comunali, in segno di polemica per la mancanza di fondi per la ricostruzione dell’Aquila terremotata.
“Comprendo i sentimenti che hanno spinto Cialente a muoversi in questo modo – afferma Nusca – ma il problema c’era da tempo, i soldi per la ricostruzione non sono presenti in finanziaria, dramma che potrebbe ripetersi ancora una volta con il mancato stanziamento di fondi nella prossima. Occorre una battaglia comune, se Cialente pensa di risolvere tutto comportandosi da ‘solista’…”
“Manca un vero coordinamento – spiega – anche gli altri comuni del cratere sono in enorme difficoltà, ma fino ad oggi non c’è stata una programmazione vera, concreta. Se a Roma ci presentiamo sempre in 57 qualcosa, forse, potrebbe muoversi, ma da soli non si va da nessuna parte. Lo Stato deve finanziare la ricostruzione dell’Aquila e per farlo ha bisogno di strumenti normativi, come per i famosi decreti per gli esodati e per l’Imu. Questa è la realtà, una realtà che si conosce da tempo”. (r.s.)






