PESCARA – Emergenza gas in Italia, bollette energetiche alle stelle e misure di contenimento possibili, passando per eventuali scostamenti di bilancio: il tema caldo che infiamma la campagna elettorale in vista delle politiche del 25 settembre, esplode inevitabilmente anche in Abruzzo.

Qui, in particolare, il dibattito è diventato sempre più serrato negli ultimi giorni, nel centrosinistra come nel centrodestra, alimentato a livello regionale e nazionale da due esponenti eletti e candidati in Abruzzo che del tema si occupano quotidianamente: Luciano D’Alfonso, senatore uscente del Partito democratico, presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, ricandidato come capolista al proporzionale della Camera per il “Pd- Italia democratica e progressista”; e il senatore della Lega Alberto Bagnai, componente commissione Finanze a Palazzo Madama e responsabile economico del carroccio, candidato all’uninominale di Chieti alla Camera dei Deputati.

“Per la vita delle persone e delle imprese la questione che dobbiamo assolutamente  comprendere è che non c’è una soluzione adottabile alla crisi energetica in sede nazionale, ma bisogna stabilirla a livello europeo, a cominciare dal fissare il prezzo invalicabile del costo del gas. I ‘confinisti’, coloro i quali vogliono soluzioni ‘domiciliari’ e ‘domestiche’, hanno una visione assolutamente fuori dalla storia, fuori dai tempi, fuori anche dalla portata della gravità della questione”.

Nel corso di un’intervista ad Abruzzoweb, D’Alfonso ha sottolineato: “È fuori di dubbio che questa partita del costo dell’energia è una delle conseguenze dell’approccio della guerra che fa pesare sul piano internazionale oltre i confini dell’Ucraina l’invasione della Russia. Putin è riuscito a portarci,  purtroppo io dico, alle soglie di una rottura di civiltà, con una guerra arrivata dopo la pandemia. Quando noi non abbiamo fatto in tempo a riconvertire la nostra economia, subendo ora gli effetti dell’insufficienza e inadeguatezza della modalità tradizionale di approvvigionamento”.

E proprio oggi Bagnai, insieme ai parlamentari uscenti della Lega, Luigi D’Eramo e Antonio Zennaro e il capogruppo in regione Vincenzo D’Incecco, tutti ricandidati, hanno rilanciato proposta del leader Matteo Salvini circa lo scostamento di bilancio di 30 miliardi, come “soluzione più immediata che bisogna seguire per evitare a milioni di imprese un’annunciata chiusura e non mettere le famiglie sul lastrico”, perché per non spendere “30 miliardi oggi per salvare le aziende rischiamo di spenderne 100 domani, perché non avremo più il gettito fiscale dalle stesse aziende che saranno fallite e le stesse non potranno più pagare le tasse. Il bilancio di uno stato è fatto di entrate e uscite”.

Nel suo intervento D’Alfonso ha sfoderato parole durissime contro i sovranisti, e chi come il leader della Lega Salvini mette in discussione le sanzioni, nelle ore in cui il governo uscente di Mario Draghi starebbe mettendo a punto misure per aiutare famiglie e imprese già allo stremo, dopo che la Russia di Vladimir Putin ha azzerato le forniture di gas indispensabili per l’Europa e l’Italia, chiudendo i rubinetti del metanodotto Nord stream, finché non saranno revocate le sanzioni scattate con la guerra in Ucraina.

Intanto poche ore fa il Mite ha pubblicato il Regolamento con la riduzione di 1 grado per il riscaldamento degli edifici, da 17 con più o meno 2 gradi di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili, da 19 con più o meno 2 gradi di tolleranza per tutti gli altri edifici.

La commissione europea sta discutendo intorno al tetto al prezzo del gas e a quello dell’energia elettrica, su misure protettive rispetto alla speculazione finanziaria su derivati e prodotti energetici, e su nuovi risparmi sui consumi, che dovrebbero essere illustrati il 14 settembre. Per quanto riguarda il tetto del gas  nelle formulazioni elaborate fino ad ora, l’ipotesi prevalente si basa sull’introduzione di un limite relativo solo al metano acquistato dalla Russia, per non penalizzare gli altri venditori  che consentono oggi di sostituire il flusso russo. La soglia indicata oscilla tra gli 80 e i 110 euro. Si lavora anche ad una prima forma di “disaccoppiamento” dei costi di produzione di energia rispetto alle fonti rinnovabili. Il sistema attuale, infatti, prevede che i prezzi siano fissati sulla base della fonte più costosa (in questo momento il gas) trascinando tutte le altre. Sistema non più accettabile e soprattutto irrealistico.

“Esiste una questione riguardante il costo del gas e dell’energia – ha detto D’Alfonso -,  in termini esclusivamente derivanti da questo impazzimento, che a partire dalla guerra ucraina sta colpendo anche realtà non interessate dalla vicenda distruttiva del conflitto. Il governo sta facendo e farà ogni sforzo, tant’è che siamo impegnati in queste ore per fare in modo che emendamenti adeguati vengono raccolti e istruiti, ma è l’Europea  la sede nella quale il prezzo del gas può essere stabilito e reso invalicabile, tutto quello che fanno gli Stati membri sono solo misure costosissime e  insopportabili per i documenti contabili”.

Tra le misure tampone, prosegue D’Alfonso, c’è comunque “il decreto aiuti bis, con correttivi che produrranno un inizio di soluzione rispetto ad una situazione insopportabile. Poi ci sarà un ulteriore decreto che verrà adottato nei prossimi giorni, che ha una copertura sui 10 miliardi di euro, e che sarà il prossimo Parlamento a convertire in legge”.

Ma il discorso torna sempre lì, sul piano europeo della ricerca di una via di uscita, che suona come un durissimo atto di accusa contro la destra sovranista.

“Il punto nel quale realizzare le soluzioni è l’Europa, gli stati nazionali facciano tutto quello che possono, si attivino come stanno facendo. Questo per dire come i ‘confinisti’, coloro i quali vogliono soluzioni ‘domiciliari’ e ‘domestiche’, hanno una visione assolutamente fuori dalla storia, fuori dai tempi, fuori anche dalla portata della gravità della questione. Noi siamo arrivati ad una altissima quantità di indebitamento, ed anche per questo noi dobbiamo continuare ad operare con più Europa, perché è lì la sede della soluzione. Questo devono capire i partiti di destra, che anche nella pandemia hanno avuto un approccio nazionalista”.

Infine, su Salvini: “Le sanzioni sono all’interno delle relazioni internazionali – spiega il senatore dem  -, per evitare che la soluzione sia il conflitto e la guerra. E spero che a nessuno venga in mente che davanti ad un conflitto pazzo, sbagliato di cui non aveva bisogno né l’Europa né il mondo, la risposta sia un ulteriore intervento militare. Il processo sanzionatorio deve cercare di produrre il ravvedimento, il rinvenimento della ragione.  Il sistema dei paesi dell’Occidente adulto e maturo devono reagire ai  prepotenti come Putin, che in un punto dell’Europa o del mondo cominciano ad attaccare un altro Paese, per una loro visione assurda e ottocentesca, quella che stabiliva che chi ha di più, come suolo, alla fine è più forte. Io mi auguro, sapendo che mai e poi mai una guerra ha risolto i problemi, che presto prevalga la forza e la capacità di dialogo tra le nazioni e soprattutto tra i popoli”.

Ma proprio su questo punto, come evidenziato dai deputati abruzzesi della Lega: “Ci vuole anche un intervento dell’Europa per proteggere lavoratori, pensionati e imprenditori dagli effetti economici delle sanzioni, su cui è giusto andare avanti anche se non hanno prodotto gli effetti sperati. Il PD si sveglia adesso sul tema energia e propone misure che avrebbero un impatto ridicolo nel breve periodo. Non possiamo ripetere l’errore fatto in Pandemia, quando la Lega chiese a Gualtieri uno scostamento di bilancio di 50 miliardi e lui si limitò a 3,7 miliardi. Alla fine ne abbiamo spesi 165. Aspettare altri tre mesi significherebbe milioni di disoccupati. Come rappresentanti della Lega per il territorio porteremo, come abbiamo sempre fatto, la voce dell’Abruzzo in parlamento. Le questioni economiche sono una priorità non solo per le imprese, ma per tutti i cittadini abruzzesi.”

“Anche se il Titolo V prevede che l’energia sia anche una questione regionale, le soluzioni devono essere prevalentemente prese dal Governo centrale con una misura decisa e decisiva – hanno aggiunto – La Germania ha approvato ieri un pacchetto di misure da 65 miliardi di euro per andare incontro a cittadini e imprese, noi per non spendere 30 miliardi oggi per salvare le aziende rischiamo di spenderne 100 domani, perché non avremo più il gettito fiscale dalle stesse aziende che saranno fallite e le stesse non potranno più pagare le tasse. Il bilancio di uno stato è fatto di entrate e uscite”.

“Il tema del caro energia e del caro bolletta è al centro della nostra campagna elettorale perché rischia di impattare drasticamente sul mondo produttivo e sulle famiglie abruzzesi. Siamo alle prese con una gara contro il tempo in vista della stagione invernale, soprattutto se consideriamo le aree interne dove le temperature sono matematicamente più rigide. La proposta del nostro leader Matteo Salvini della scostamento di bilancio di 30 miliardi è la soluzione più immediata che bisogna seguire per evitare a milioni di imprese un’annunciata chiusura e non mettere le famiglie sul lastrico”, hanno concluso gli esponenti del carroccio.

 

L’INTERVISTA