ROMA – Sui casi di epatite pediatrica di origine sconosciuta “non dobbiamo assolutamente allarmarci ma la situazione va seguita. Credo che in questo momento la cosa intelligente, visto che la fascia d’età interessata va da un mese a 16 anni, è quella di predisporre un accordo strategico tra l’ospedale pediatrico Bambino Gesù e lo Spallanzani per mettere insieme eccellenze ed expertise per arrivare insieme a capire bene cosa sta succedendo, l’origine di queste epatiti e la gestione clinica dei pazienti”.

Lo suggerisce il direttore generale dell’Inmi Spallanzani di Roma Francesco Vaia.

“Al Seresmi dell’Inmi Spallanzani, sono arrivate ad oggi due segnalazioni di una bambina di 8 mesi ricoverata al Bambino Gesù e un’altra di due anni, ricoverata, ma che sta bene ed è casa – ricorda – Questi due casi si aggiungono al bambino di Latina che sta bene. Ora in tutti i casi che ci sono in questo momento non è certa l’eziologia, non sappiamo la causa”.

“È chiaro che dopo il Covid è aumentata l’attenzione e la sensibilità di tutti sulle malattie infettive, quindi quella dei genitori – prosegue – è una preoccupazione legittima ma non deve destare allarme ma deve spingere la comunità scientifica a fare presto e l’accordo tra Bambino Gesù e Spallanzani va in questa direzione”.