L’AQUILA – L’Abruzzo torna oggi in zona gialla. Spariscono quindi alcune restrizioni, da quelle sul numero di persone allo stesso tavolo al ristorante, ai limiti agli spostamenti fuori comune e all’accesso nei centri commerciali nei fine settimana che riguardavano esclusivamente i cittadini non vaccinati.
Calano i contagi ma, soprattutto, i ricoveri, tanto che il tasso di occupazione dei posti letto scende al 9% (-2%) per le terapie intensive e al 31% (-2%) per l’area non critica; l’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti è a 840.
A oltre un mese dall’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni, sono intanto ancora 64mila gli abruzzesi di questa fascia di età che non hanno ancora ricevuto la prima dose.
Dall’ultimo bollettino è emerso che sono 1.274 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 2 mesi e 97 anni, emersi dall’analisi di 3.394 tamponi molecolari e 9.695 test antigenici (824 dei quali risultati positivi).
Altri 5 i deceduti, di età compresa tra 80 e 84 anni: 3 in provincia di Teramo, 2 risalenti ai giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl.
I guariti sono 693, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza a 158.264.
Sono 93.010 gli attualmente positivi (+574), 440 ricoverati in area medica (+9), 17 in terapia intensiva (invariato), 92.553 in isolamento domiciliare (+565).
Dei nuovi positivi 375 sono residenti in provincia di Teramo, 316 in quella di Chieti, 279 in quella dell’Aquila, 251 in quella di Pescara, 25 fuori regione e 26 in accertamento.
SPERANZA: “VIRUS NON SPARISCE IL 31 MARZO, TENIAMO GREEN PASS E MASCHERINE”
Questo è l’anno cruciale per capire se torneremo a un vita pienamente normale. Sono ottimista, ma la partita non è chiusa. Tra pochi mesi, un pezzo di mondo entrerà nell’autunno: osservandoli, capiremo cosa ci aspetta. A marzo parte la quarta dose per gli immunocompromessi, ma dovremo valutare il richiamo per tutti dopo l’estate. È da considerare probabile, perché il virus non stringe la mano e se ne va per sempre. Purtroppo”.
Lo ha detto, in un colloquio con il quotidiano Repubblica, il ministro della Salute Roberto Speranza.
“Il Covid non sparisce il 31 marzo, strumenti come Pass e protezioni vanno conservati”, ha quindi aggiunto.
Il lockdown? “Nessuno conosceva il virus. C’erano solo parziali informazioni dalla Cina. Non mandammo subito le camionette a chiudere tutto il Paese, provammo a circoscrivere l’area, ma ci rendemmo conto che il virus era già altrove, nelle province di Piacenza, Bergamo, Brescia. La scelta del lockdown nazionale ha evitato che la prima ondata arrivasse al Sud, salvando molte vite: questa è la verità”.
“Molti ministri della Salute hanno lasciato dicendo: Non ce la faccio più. A volte è stata durissima, soprattutto marzo del 2020. Ma in nessun passaggio mi sono sentito solo: avevo al mio fianco la comunità scientifica italiana, il governo e il sorriso dei miei figli. Devo essere onesto, non ho mai pensato di mollare. Neanche per un istante… Ricordo tutto di quei giorni l’Italia non era preparata ma chi lo era nel mondo? Abbiamo sempre seguito la scienza”.





