L’AQUILA – Una visita urgente per la quale non si riesce a trovare spazio in ospedale e così viene proposto un appuntamento in un’altra struttura della provincia: “se non si riesce a capire la gravità di questa situazione, a due anni dall’inizio dell’emergenza covid, allora vuol dire che forse è già troppo tardi per tornare alla normalità”.
È quanto osserva una lettrice aquilana di AbruzzoWeb che, nei giorni scorsi, ha provato senza successo a prenotare una visita dermatologica, su specifica richiesta del suo medico di base, all’ospedale “San Salvatore” del capoluogo. Una visita anche urgente, entro 10 giorni, come richiesto dallo stesso medico, e che pure è impossibile effettuare nel nosocomio aquilano, tanto che è stata “dirottata” al presidio di Tagliacozzo.
“Dopo due anni di attese il mio medico ha ritenuto opportuno non aspettare oltre e accelerare il processo: ho un neo che diventa sempre più preoccupante e temiamo possa essere qualcosa che richiede un intervento tempestivo. La paura più grande è che possa essere un tumore”.
Ma all’ospedale dell’Aquila, nel capoluogo di Regione, non viene data la disponibilità: “evidentemente non sono riusciti a trovare spazio, eppure questa è un’urgenza. L’unica alternativa sarebbe stata quella di andare a Tagliacozzo. Ma io non ho mezzi e tra costi, tempo e viaggio mi converrebbe sicuramente optare per una struttura privata. Oltretutto, quando ho fatto presente che non ero intenzionata ad accettare questa soluzione, mi è stato chiesto di firmare un documento nel quale avrei dovuto dichiarare che non accettavo la proposta della Asl. Peccato che su quel foglio, i termini dell”offerta’ non fossero precisati, e quindi avrei dovuto firmare, assumendomi comunque una qualche responsabilità, un foglio che diceva che rifiutavo le cure ma che non spiegava le condizioni proposte”.
“Si parla tanto di prevenzione eppure, di fronte a un medico che chiede una visita urgente, si manda la gente altrove senza troppe cerimonie. E così per scoprire se ho un tumore dall’Aquila devo andare a Tagliacozzo? Forse sbaglio, ma ne faccio una questione di principio. Ora è chiaro che in qualche modo dovrò organizzarmi ma non è scontato per tutti riuscire a trovare ogni giorno una soluzione ad ogni problema, ad ogni ostacolo burocratico, ad ogni impedimento. Ed è ancora più difficile vedere che è cambiato poco e niente in due anni di pandemia. Solo le tasse non sono cambiate, quelle che continuiamo a pagare anche per poter accedere ad un servizio sanitario che sia almeno dignitoso”.
“Arrivati a questo stato di totale abbandono, qualcuno potrebbe anche pensare, male, ad una strategia per “liberarsi” delle persone, perché tutti questi disagi non fanno altro che spingere i cittadini a rinunciare alle strutture pubbliche a favore di quelle private. Ma questa, purtroppo, è una sensazione diffusa ovunque”. (a.c.)






