L’AQUILA – “Provvedimenti immediati per mettere fine alla movida violenta oppure, decorsi trenta giorni senza che sia stato dato corso ai poteri sostitutivi si adirà il Tribunale amministrativo regionale per ottenere la nomina di un commissario ad acta”.
E il perentorio contenuto della diffida inoltrata dai residenti di via Garibaldi e via Castello, nel cuore del centro storico dell’Aquila, recapitata al sindaco Pierluigi Biondi e per conoscenza al presidente della Regione, Marco Marsilio.
I residenti sono già esasperati dal ritorno della movida intorno ai tanti locali del centro, a seguito della fine del coprifuoco, e soprattutto dal fenomeno del botellon, ovvero dei tanti adolescenti che, anche per mancanza di soldi, si portano con sè alcolici e superalcolici acquistati nei supermercati. Se il sindaco, il senso della diffida, non troverà il modo di garantire il diritto alla quiete notturna e al decoro, i residenti sono pronti a richiedere ingenti danni, facendo ricorso al Tribunale civile.
A seguito della riunione del Comitato ordine e sicurezza pubblica della provincia dell’Aquila Biondi ha già firmato una ordinanza che “vieta di consumare bevande alcoliche in diverse strade, piazze e, in generale, aree pubbliche del centro storico dell’Aquila, in particolare in quelle dove è più attiva la cosiddetta “movida”, al di fuori dei casi e degli spazi autorizzati”.
L’ordinanza è stata adottata in ragione “dell’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana” e investirà, come detto, le aree centrali del capoluogo abruzzese dove è più elevata la presenza di pubblica, in particolare:
I residenti spiegano che “negli ultimi mesi le misure di contenimento della pandemia che hanno ridotto l’attività dei numerosissimi locali che operano nelle vicinanze delle nostre abitazioni hanno limitato gli effetti deleteri che la loro apertura fino a notte inoltrata provocavano per la nostra vita quotidiana, impedendoci di dormire, di accedere liberamente alle nostre abitazioni, addirittura di avere una conversazione o di ascoltare la televisione, con conseguenze anche gravi per la nostra salute fisica e psichica. Pregiudizio a cui si aggiunge lo stato delle vie del centro storico, ridotte a vere e proprie latrine. Si tratta peraltro di fenomeni di cui il Comune è perfettamente a conoscenza come attestano le ordinanze contingibili e urgenti assunte in passato per cercare di arginare gli effetti contrari all’ordine e all’igiene pubblica della cosiddetta movida, seppure con esiti oggettivamente irrazionali, visto che si sono consentite le aperture dei locali fino alle 2-3 di notte”.
“Ora stanno cessando gli impedimenti imposti dal coprifuoco sanitario e riprenderà quindi a tempo pieno la movida – si legge ancora nella diffida – . Ci ritroveremo, perciò, di nuovo a far fronte a una situazione intollerabile, di gravissima compromissione dei nostri diritti di cittadini e di proprietari. A ciò si aggiunge il fatto che, nonostante costituisca un preciso obbligo imposto dall’ordinamento, il Comune non ha previsto spazi di sosta per i residenti”.
Per tale ragione, i ricorrenti chiedono “di adottare misure di contenimento degli orari dei locali posti su via Garibaldi, via Castello e nelle aree limitrofe in modo da renderli compatibili con il diritto al riposo e alla quiete delle persone che vi abitano, di apprestare nella medesima zona adeguati spazi di sosta riservati ai residenti”.
Pronti a chiedere “un risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale arrecato dalla mancata adozione da parte del Comune di misure volte a evitare il prodursi nelle vicinanze delle nostre abitazioni di una situazione di degrado, disturbo della quiete e compromissione dell’igiene pubblica che ha pregiudicato e pregiudica sia la qualità della nostra esistenza, che la nostra salute fisica e psichica, oltre a incidere sul nostro patrimonio, riducendo in modo consistentissimo il valore degli immobili di nostra proprietà e la loro commerciabilità”.






