PESCARA – Tornano a salire i contagi in Abruzzo: sono 608 i nuovi casi di Coronavirus registrati nelle ultime ore, di età compresa tra i 4 mesi e i 97 anni, emersi dall’analisi di 6.112 tamponi molecolari e 5.644 test antigenici: il tasso di positività è pari al 5.1%. Il totale die positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a 58.931.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 37 nuovi casi e sale a 1.872, di età compresa tra 53 e 98 anni:  13 in provincia di Chieti, 8 in provincia di Teramo, 12 in provincia di Pescara e 4 in provincia dell’Aquila. Del totale odierno, 12 casi sono riferiti a decessi avvenuti nei giorni e comunicati solo oggi dalle Asl.

Oltre all’aumento dei casi e dei decessi c’è da segnalare anche un rilevante aumento del numero di dimessi e guariti: 906 in più nelle ultime ore, che portano il totale a 44.161.

Del totale dei casi positivi, 14.121 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+113 rispetto a ieri), 14.856 in provincia di Chieti (+147), 15.735 in provincia di Pescara (+274), 13.571 in provincia di Teramo (+99), 464 fuori regione (+13) e 184 (-38) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 116, di cui 21 in provincia dell’Aquila, 53 in provincia di Pescara, 30 in provincia di Chieti e 12 in provincia di Teramo.

Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 12.898 (-335 rispetto a ieri). Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 800.288 tamponi molecolari (+6.112 rispetto a ieri) e 304.929 test antigenici (+5.644 rispetto a ieri).

661 pazienti (-8 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 91 (+4 rispetto a ieri con 9 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 12.146 (-331 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

“Sembra che questa ondata si stia allargando al Teramano e all’Aquilano. Aspettiamo con ansia che cominci la decrescita sull’area Pescara Chieti, ma ciò non avviene. Avevamo deboli segnali di miglioramento, ma i dati di oggi ci dicono che non è così. La zona rossa funzionava prima, con il ceppo originario, ma di fronte alla variante può fare poco”. Lo afferma il referente per le emergenze della Regione Abruzzo, Alberto Albani, a capo della task force sul coronavirus, nel giorno in cui l’Abruzzo registra il record di decessi e di ricoveri in terapia intensiva, oltre ad uno dei dati sui nuovi casi tra i più alti della terza ondata. Ancora critica la situazione nel Pescarese, che registra un nuovo dato altissimo: 274 i contagi recenti.

L’incidenza settimanale per centomila abitanti torna oltre quota 320, a fronte di una soglia di allarme di 250. Migliora leggermente la situazione nel Chietino, ma non nell’area metropolitana tra le due province: lì la variante inglese corre più che mai ed è responsabile del 70% dei contagi. Nelle prossime ore si dovrà anche decidere cosa fare con le scuole. Il governatore Marco Marsilio, nei giorni scorsi, aveva ipotizzato una possibile riapertura dal 15 marzo, ma alla luce dei dati odierni è presumibile che si vada verso una proroga. Bisognerà comunque attendere i dati dei prossimi giorni per capire come muoversi. Intanto domani ci sarà la cabina di monitoraggio nazionale: le stime sull’Rt confermano un dato al di sotto dell’1, ma tutti gli altri parametri sono oltre le soglie di allarme. L’esito del monitoraggio settimanale sarà quindi determinante ai fini di una nuova eventuale collocazione dell’Abruzzo in termini di fasce di rischio. È invece certo che non verrà revocata la zona rossa nell’area metropolitana.

Molise e Abruzzo sono ai primi due posti in Italia per incidenza settimanale dei decessi legati al Covid-19 ogni centomila abitanti. L’incidenza del Molise, nell’ultima settimana, è pari al 9,317, quella dell’Abruzzo a 8,810. Segue, al terzo posto, il Friuli Venezia Giulia, con 7,875.

È quanto emerge dalle analisi del ricercatore abruzzese Riccardo Persio, che da mesi studia i dati dell’emergenza regionali e nazionali.

“L’Abruzzo – afferma Persio, dottorando all’Università Kore di Enna – è al secondo per l’incidenza settimanale dei decessi ogni 100mila abitanti, appena dietro al Molise. Questo dato elevato è causato principalmente dal fatto che la recrudescenza del virus in Abruzzo è partita prima rispetto a molte altre regioni italiane. Tuttavia, in Abruzzo si registrano più decessi rispetto alle altre aree colpite precocemente da questa ondata del virus, nello specifico Umbria, quinta, e Bolzano, settima”. Dopo Molise, Abruzzo e Friuli, ci sono Emilia Romagna (6,36), Umbria (6,32), Marche (5,15), P.A. Bolzano (4,31), Lombardia (4,25), Piemonte (3,87), Puglia (3,84), P.A. Trento (3,66), Toscana (3,44), Campania (3,3), Liguria (2,95), Veneto (2,74), Lazio (2,31), Sicilia (2,13), Basilicata (1,44), Valle d’Aosta (0,8), Sardegna (0,74), Calabria (0,74).

Lombardia, Campania, Abruzzo e la provincia autonoma di Trento si stanno avviando verso il raggiungimento del picco della curva dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva, che dovrebbero raggiungere la prossima settimana, mentre altre regioni sono ancora in chiara crescita esponenziale e un altro gruppo mostra una crescita di tipo lineare: è un quadro eterogeneo quello che emerge dall’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

“Le curve delle terapie intensive a livello regionale mostrano andamenti di tipo diverso. Lombardia, Campania, Abruzzo e la provincia autonoma di Trento – osserva il matematico – si avviano verso il raggiungimento del picco, previsto per la prossima settimana, con piccole variazioni fra una regione e l’altra relative al giorno”. La Sardegna e la provincia autonoma di Bolzano “sembrano essere in una situazione simile, ma lo potremo dire con maggior confidenza con i dati dei prossimi giorni”.

L’Emilia Romagna è in crescita esponenziale con un tempo di raddoppio di poco inferiore a 8 giorni, mentre il Veneto “dopo una fase di crescita esponenziale, sembra averne iniziata un’altra simile da pochi giorni. I dati dei prossimi giorni saranno utile a definire il tipo di crescita e a quantificarla”. Sono in crescita lineare (ma con un cambio di inclinazione) con aumento percentuale a settimana Calabria (60%), Piemonte (45%), Toscana (30%) e Basilicata (120%); in crescita lineare anche Lazio (25%), Liguria (25%), Marche (35%), Molise (55%). La curva è invece piatta per la Puglia, “ma su un livello alto, pari a circa 40 posti per milione di abitanti”. Una situazione simile, ma con un valore più basso di circa 15 posti per milione di abitanti, si osserva in Valle D’Aosta.

Prosegue infine “l’andamento oscillante per il Friuli Venezia Giulia, attorno a un valore alto, di circa 50 posti per milione di abitanti. Analogo andamento per l’Umbria, ma il livello è molto più alto, pari a circa 90 posti per milione di abitanti. La Sicilia – conclude Sebastiani – è l’unica regione con la curva delle terapie intensive sempre in discesa”.

Nel frattempo scoppiano polemiche per i vaccini anti-covid alla Asl provinciale dell’Aquila: molti cittadini contestano il modello di convocazione delle persone appartenenti alle fasce a cui è stata data la precedenza, in particolare gli ultra 80enni.

Soprattutto parenti di questi ultimi denunciano il fatto che molti di coloro che sono iscritti nella piattaforma vengono vaccinati dopo rispetto a cittadini che si prenotano per telefono. Cittadini che spesso sono più giovani, facendo parte probabilmente di categorie come quelle degli insegnanti o delle forze dell’ordine. Un numero di telefono – viene sottolineato – che comunque non viene pubblicizzato.

Un gruppo di anziani ha poi spiegato che nei giorni scorsi i locali dell’ex asilo di via Ficara all’Aquila, dove è in funzione il centro vaccinale, non erano riscaldati a sufficienza. Ragione per la quale hanno avuto disagi nello spogliarsi al fine di ricevere la dose: “Senza un riscaldamento efficace corriamo il rischio di ammalarci. E meno male che siamo considerati categoria fragile”, denuncia il gruppo di anziani.

La struttura, di proprietà del Comune e sede dell’ex asilo nido, è in funzione dal primo marzo ed è l’unica sede di somministrazione per L’Aquila del vaccino contro il covid che fino a qualche giorno fa è avvenuta all’ospedale San Salvatore. A breve, però, è prevista l’attivazione di un secondo punto di inoculazione nella zona Est della città.

In provincia dell’Aquila dove le vaccinazioni sono cominciate con un buon ritmo, si procede alla inoculazione di circa 1.200 dosi con l’obiettivo di arrivare, a regime, a 2.500 al giorno.

Intanto in Abruzzo torna ad infiammarsi il dibattito sulla riapertura delle scuole.

La riunione del “Tavolo regionale per l’avvio dell’anno scolastico 2020/2021”, convocata dalla Direttrice dell’Ufficio scolastico regionale su richiesta delle organizzazioni sindacali, ha confermato le perplessità dei lavoratori della scuola abruzzese.

“Avevamo chiesto di avere un quadro chiaro, corredato di dati sui contagi e della relazione del comitato tecnico scientifico regionale che ha portato alla sospensione delle attività didattiche in Abruzzo in tutte le scuole (ad esclusione di quella dell’infanzia) e di conoscere lo stato e le modalità organizzative (priorità, calendari, numero e composizione del personale interessato) della campagna di vaccinazione del personale scolastico in tutta la regione”.

Lo spiegano, in una nota, i sindacati FLC CGIL – CISL Scuola – UIL Scuola RUA – SNALS Confsal – FGU GILDA che lamentano la mancanza dei dati sui contagi e un piano vaccinale poco chiaro in vista del ritorno alla didattica in presenza da lunedì 15 marzo, come previsto dall’ultima ordinanza del presidente della Regione Marco Marsilio.

“Spiace rilevare però come la Regione ancora una volta non ci abbia fornito nessuna risposta concreta. Non sono stati forniti i dati dei contagi nelle scuole, nonostante un invito scritto rivolto ai responsabili dei dipartimenti di prevenzione delle Asl dall’Assessorato alla Sanità della Regione Abruzzo – Servizio Prevenzione Sanitaria e Medicina Territoriale in data 11/02/2021 di fornirli direttamente alle organizzazioni sindacali. Sulle vaccinazioni non si segue l’ordine cronologico delle manifestazioni di interesse e non esiste un qualunque ordine di priorità (per istituzione scolastica, per età, per categorie di personale, in ordine alfabetico, ecc.)”.

Le organizzazioni sindacali avevano chiesto “di procedere dando priorità ai lavoratori della scuola più esposti al rischio di contagio ovvero agli insegnanti di scuola dell’infanzia, agli insegnanti di sostegno, i ‘fragili’ e così man mano per tutti coloro che sono costretti all’attività in presenza e senza o con scarse precauzioni possibili, vista la necessità per l’attività didattico-educativa di non poter rispettare le normali prescrizioni (distanziamento, mascherine, ecc.) in alcuni casi”.

“Nel momento in cui sono stati citati dati incoraggianti, come il raggiungimento del 60% nella campagna vaccinale per la scuola e la previsione di conclusione entro domenica salvo piccole residualità, immediatamente dopo si fornivano dati incongruenti come la capacità giornaliera di vaccinazioni per la scuola. Se ad oggi si è raggiunto il 60%, la capacità giornaliera è di circa 1000 vaccinazioni giornaliere in regione e si dovrebbe concludere domenica, ma con questi dati per il 14 marzo saremmo in realtà a circa la metà del personale scolastico abruzzese”.

Allo stato attuale, sindacati hanno manifestato “serie perplessità sulla possibilità di riaprire tutte le scuole in sicurezza a partire da lunedì 15, e di mantenere aperte le scuole dell’infanzia. Sarebbe necessario completare effettivamente la campagna vaccinale per tutto il personale scolastico, fare i dovuti screening sugli studenti, rinforzare i tracciamenti, prevedere presidi sanitari e tamponi rapidi nelle scuole, dotare il personale di Dpi adeguati (mascherine FFP2), di conseguenza riaprire gli Istituti con una maggiore sicurezza. Inoltre, considerato il contesto epidemiologico, occorrerebbe limitare al massimo la presenza dei docenti nelle scuole, in particolar modo per quelli che lavorano in Dad, e di evitare gli spostamenti degli studenti che provengono da zone “rosse” o con alto numero di contagi”.

L’assessore Nicoletta Verì, in conclusione dell’incontro ha assicurato che si farà portavoce delle criticità sollevate dai sindacati in occasione della riunione dell’Unità di crisi regionale che venerdì dovrà stabilire se davvero tutte le scuole dovranno riaprire in presenza lunedì 15 marzo, come previsto dall’Ordinanza numero 13.

“A nostro, avviso, lo ribadiamo, nel contesto attuale, mancano in tutta la regione e per tutti i gradi d’istruzione (compresa la scuola dell’Infanzia) presupposti per poter lavorare e studiare in sicurezza. Riaprire tutto in maniera affrettata, senza aver risolto le criticità evidenziate, rischia di far precipitare nuovamente la situazione e dover poi richiudere, in un meccanismo che non giova a nessuno: studenti, lavoratori e famiglie”, concludono i sindacati.