TERAMO – Da reparto fiore all’occhiello della sanità abruzzese e nazionale, a luogo da cui levare le tende.
E il caso dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia dell’ospedale Mazzini di Teramo, dove, si apprende da fonti interne alla azienda sanitaria, avrebbe più volte fatto richiesta di aspettativa lunga il direttore Fulvio Alberto Tartara, entrato in servizio a gennaio 2025, dopo aver vinto il concorso.
Prosegue anche l’emorragia degli storici medici e colonne portanti del prestigioso reparto: ad aprile è andato via Filippo Pineto, a breve andrà in pensione anche un altra colonna portante del reparto, sin dai tempi di Galzio, Rosario Sepe, che è prossimo alla pensione. Beniamino Nannavecchia sarebbe prossimo ad un trasferimento a Roma, già in autunno.
Neurochirurgo lombardo di grande fama, Tartara è stato già dirigente medico in altri prestigiosi ospedali italiani con all’attivo oltre 7.000 interventi chirurgici in 25 anni di esperienza e svolge anche una importante attività privata, in particolare in studi e strutture private del Nord Italia. Evidentemente a Teramo, e lecito supporre, non si è ambientato.
A dare il diniego alla richiesta di aspettativa sarebbe stato però il direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, per non lasciare senza guida un reparto di grande importanza.
Va tenuto conto che l’aspettativa massima per i direttori di reparto, a norma di legge, non può superare i 6 mesi, e viene concessa a discrezione del dg, mentre per i dirigenti può arrivare, anche qui previo assenso, fino a due anni.
Il concorso vinto da Tartara ha conquistato la ribalta delle cronache perché c’è stata una revoca del primo bando, riproposto con modifiche sui requisiti, dopo che era stato contestato nel merito dai candidati, in particolare dallo storico neurochirurgo del reparto Nannavecchia.
Una situazione che sta creando tensioni, in un reparto che ha vissuto i suoi anni d’oro sotto la guida di Renato Galzio, neurochirurgo di fama internazionale, direttore dal 1988 al 2000, con successivo trasferimento all’ospedale dell’Aquila, poi nel policlinico San Matteo di Pavia, per concludere la carriera come professore universitario.
A succedere a Galzio è stato Danilo Lucantoni, direttore per ben 23 anni, e fino al 2023 esponente di una vera e propria dinastia, essendo stato il fratello Riccardo Lucantoni, dal 2017 anni in pensione, direttore della chirurgia generale di Teramo oltre che direttore del dipartimento di Scienze chirurgiche, mentre il figlio di Danilo Lucantoni, Corrado Lucantoni, è dirigente nel reparto di neurochirurgia. Specializzando in neurochirurgia a Roma è l’altro figlio Davide Lucantoni.
Intorno a Galzio si è creata una scuola di neurochirurghi di primissimo ordine, ma ora i tempi sono cambiati.
Come già raccontato da Abruzzoweb, dopo 37 anni di onorata carriera, e oltre 3mila operazioni ad alta complessità all’attivo è andato via ad aprile, per “mancanza di motivazioni”, uno dei più quotati allievi di Galzio, il dottor Filippo Pineto, a quattro anni dalla pensione, per dedicarsi all’attività presso cliniche private e per dedicarsi alla ricerca.
Pineto è stato anche facente funzione alla guida del reparto dopo che è andato in pensione Lucantoni e fino all’avvento di Tartara. Anche Pineto aveva partecipato al concorso del 2025.
A breve andrà in pensione anche un altra colonna portante del reparto, sin dai tempi di Galzio, Rosario Sepe, che è prossimo alla pensione. Ed anche Nannavecchia sarebbe prossimo ad un trasferimento a Roma, già in autunno.






