Trasformare l’Italia nel grande hub sanitario di riferimento per i pazienti dell’area mediterranea, dell’Africa e dei Paesi arabi: questa l’idea alla base del libro “Il Mediterraneo della Salute”, opera, ideata e scritta da Cristopher Faroni, presidente del gruppo Ini, realtà attiva da oltre 70 anni in Abruzzo, Lazio e nel Centro-Sud Italia, con dieci strutture sanitarie, oltre 1.200 posti letto e circa 2.000 dipendenti, tra cui la clinica convenzionata in ortopedia a Canistro in provincia dell’Aquila.

Il libro, arricchito dal contributo di luminari della medicina, docenti universitari, manager e specialisti della sanità, sarà presentato ad Avezzano martedì 7 luglio alle 11.00, nella sala consiliare del Comune.

Come recita l’introduzione, “in un’epoca in cui salute e geopolitica si intrecciano sempre più, questo saggio si pone come guida concreta per immaginare e costruire un “ponte di cura” nel cuore del Mediterraneo. Attraverso l’analisi di sistemi sanitari, testimonianze di esperti e l’approfondimento delle eccellenze cliniche italiane, il volume mette in luce le straordinarie potenzialità del nostro Paese: qualità scientifica, formazione di alto livello, approccio umanistico alla medicina, imprenditoria innovativa, capacità di accoglienza e visione sistemica. Con il contributo di alcune tra le più autorevoli voci della medicina e della sanità italiana, Il Mediterraneo della Salute è al tempo stesso un manifesto, uno strumento operativo e una proposta per lo sviluppo del nostro Paese. È il primo passo verso una costruzione sinergica di un percorso che potrà portare l’Italia ad essere realmente leader in un settore strategico, la sanità, che ha davanti a sé sfide complesse ma anche grandi opportunità”.

“Il libro – ha spiegato Faroni – nasce dalla volontà di mostrare all’estero il valore della sanità italiana e, soprattutto, di restituirle quel ruolo centrale che ha sempre avuto nella storia del Mediterraneo. Basti pensare ai tempi dell’antica Roma, quando le legioni osservavano la quarantena sull’Isola Tiberina e i medici romani erano considerati i più preparati dell’Impero. Oppure alla nascita delle prime facoltà di medicina d’Europa, come quelle di Salerno e Bologna. Abbiamo una tradizione e una storia che nessuno può cancellare e che meritano di essere valorizzate”.

E ha aggiunto: “Negli anni altri Paesi hanno costruito una reputazione di eccellenza sanitaria, attirando pazienti attraverso grandi assicurazioni internazionali che sostengono costi molto più elevati rispetto a quelli italiani. Penso alla Germania, alla Svizzera, alla Svezia o agli Stati Uniti. Eppure l’Italia non ha nulla da invidiare a queste realtà. Anzi, molti dei medici e dei protocolli di cura adottati all’estero portano la firma di professionisti italiani. L’obiettivo è quindi riuscire a intercettare queste grandi assicurazioni e far scegliere l’Italia per le cure private, generando risorse che possano anche favorire il ritorno di tanti medici italiani oggi impegnati fuori dal Paese. Curarsi o riabilitarsi in Italia significa poter contare su professionalità di altissimo livello, un clima favorevole e un contesto unico al mondo. Abbiamo tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento sanitario del Mediterraneo –  ha concluso Faroni – ora bisogna lavorare per attrarre sempre più pazienti internazionali”.