L’AQUILA – C’è un doppio filo che lega L’Aquila alla terza e ultima stagione de La legge di Lidia Poët, disponibile su Netflix: quello rappresentato da Alessandro Cantalini, in scena, e da Alessandro Palmerini, dietro le quinte, tra i più affermati tecnici del suono del cinema italiano.
Cantalini, sempre più presente nel panorama audiovisivo nazionale, descrive il suo personaggio con una definizione efficace e curiosa: “un nerd dell’Ottocento”. La nuova stagione si apre nell’aprile del 1887: Enrico, fratello della protagonista, è diventato deputato e porta finalmente la legge di Lidia in commissione. Nel frattempo, il magistrato Founeau affronta un delicato processo per omicidio, che vede imputata Grazia Fontana, amica più cara di Lidia. Una vicenda giudiziaria che mette al centro il tema della legittima difesa e promette di scuotere non solo l’opinione pubblica, ma anche i rapporti tra i personaggi.
In questo contesto si inserisce il contributo di Cantalini, che ha lavorato sul suo ruolo con un approccio originale: “Ho deciso di mescolare uno stile più moderno per le scene drammatiche e uno più marcato, quasi da slapstick comedy, per quelle grottesche”, racconta. Un lavoro costruito anche grazie alle indicazioni del regista Pippo Mezzapesa, ma arricchito da una ricerca personale sul periodo storico.
Proprio il fascino per l’Ottocento ha spinto l’attore a confrontarsi con la propria memoria familiare: “Mentre ero a Torino per girare ho chiesto informazioni a mia nonna, i cui genitori e nonni sono vissuti in quell’epoca. Anche un dettaglio minimo può diventare fonte di ispirazione”.
Nella serie c’è anche un fondamentale contributo da parte di Alessandro Palmerini, nato all’Aquila e tra i più affermati tecnici del suono del cinema italiano. Formatosi all’Accademia dell’Immagine, ha lavorato con alcuni dei principali registi italiani e internazionali, conquistando ben due David di Donatello per il miglior suono, nel 2013 per Diaz e nel 2023 per Le otto montagne.
Originario dell’Aquila, dove è cresciuto e si è formato artisticamente, Alessandro Cantalini ha costruito negli anni un percorso solido, partendo dal teatro per approdare progressivamente al cinema e alla televisione. In ambito teatrale ha preso parte anche allo spettacolo Esuli – racconti istriani, fiumani e dalmati, produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo dedicata alla memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, esperienza significativa che testimonia il suo interesse per tematiche storiche e civili. Un cammino fatto di studio e sperimentazione, che lo ha portato a confrontarsi con ruoli diversi, spesso legati a storie reali o di forte impatto sociale. Tra le sue esperienze più significative figurano una serie televisiva sul terremoto aquilano del 2009, il film La scuola cattolica (tratto dal delitto del Circeo) e La vita da grandi, ispirato alla storia di Damiano Tercon.
“Mi piace raccontare storie vere, anche se romanzate – spiega Cantalini – perché arricchiscono me e spero anche lo spettatore”. Sul set de La legge di Lidia Poët, questa curiosità lo ha portato persino a leggere la tesi di laurea della vera Lidia Poët, prima avvocatessa d’Italia.
Una doppia presenza, quella dei due aquilani, che conferma come anche dietro le grandi produzioni internazionali continui a emergere il contributo di professionisti capaci di distinguersi per qualità, talento e competenza.






