AVEZZANO – “L’alcol etilico ha le stesse proprietà chimiche e tossicologiche sia puro che diluito nel vino. È una sostanza psicotropa e cancerogena, una droga dannosa e pericolosa dal punto di vista sociale, a causa dei danni recati a terzi”.

Non demorde, lo psichiatra di Avezzano Adelmo Di Salvatore, esperto in alcologia, fondatore nel lontano 1985 dell’Arcat Abruzzo, l’associazione regionale dei Club alcologici territoriali,  che in una intervista ad Abruzzoweb aveva già parificato il vino ad “un veleno”,  ad “una droga”, che anche in piccole dosi comporta “gravi danni alla salute” (QUI IL LINK)

Smentito poi su tutto il fronte, interpellato da Abruzzoweb, da Mauro Serafini, ordinario di Scienze tecniche e dietetiche applicate e docente di Alimentazione e nutrizione umana presso l’Università di Teramo, per il quale le posizioni di Di Salvatore, da un punto di vista scientifico, considerandole “proibizioniste” e “non basate su evidenze scientifiche”.

E ha chiesto a Di Salvatore di “esibire uno studio scientifico su cui poggiano le loro convinzioni così estreme, perché io non ne conosco”. (QUI IL LINK)

Piccata ora la controreplica pubblicata integralmente qui di seguito, inviata a questa testata da Di Salvatore: “stupisce che non ne conosca, di studi, tenuto conto del suo ruolo di biologo e professore universitario ordinario”.

Adelmo Di Salvatore assieme al collega psichiatra Enrico Baraldi e ad Alessandro Sbarbada, curatore della “Rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici” diffusa sul web, ha dato alle stampe “Vino -Diverse etichette, le avvertenze negate”, in cui si chiede che nelle bottiglie di vino, e a maggior ragione su quelle dei superalcolici, ci sia l’obbligo di avvertire sui danni alla salute il consumatore, come avviene per le sigarette.

“La mia posizione, quella dei coautori del libro, di centinaia di altri professionisti della Salute, delle Agenzie internazionali della Salute (Organizzazione mondiale della sanità in testa) non è proibizionista. Semplicemente, chiediamo che al consumatore siano fornite le giuste informazioni, attraverso le etichette, finora negate, per una scelta più libera e consapevole. Con le etichette, la gente potrà continuare a bere vino, in compagnia del professor Serafini, in tutta libertà”, ribadisce Di Salvatore.

A replicare a Di Salvatore era stato anche il vicepresidente di Giunta, con delega all’Agricoltura, Emanuele imprudente, e più di esponente del settore enogastronomico, stroncando le sue tesi, anche qui con riferimento a studi scientifici che asseriscono che ciò che è dannoso è l’abuso di alcol, non certo in consumo moderato e consapevole.

LA REPLICA DI DI SALVATORE

Il Professor Serafini ci ha chiesto di “esibire uno studio scientifico su cui poggiano le loro convinzioni così estreme, perché io non ne conosco”.  Stupisce che non ne conosca, tenuto conto del suo ruolo di biologo, professore universitario ordinario.

Per brevità, citando gli Autori, esibiamo qui solo alcuni studi, delle centinaia a disposizione, gran parte dei quali si possono trovare nel libro da noi pubblicato, consultabile gratuitamente sul web

Contestazione dei benefici delle bevande alcoliche (vino compreso)

Il vino, sebbene contenga polifenoli come il resveratrolo, non apporta benefici significativi alla salute, a causa della scarsissima quantità e della bassa biodisponibilità di questi composti (Goldberg, 2003; Walle, 2011; Tomé-Carneiro, 2013; Linus Pauling Institute, 2014) e della contemporanea presenza di alcol etilico, sostanza psicotropa/droga, tossica e cancerogena, a qualsiasi quantità superiore a zero (Goodman  &Gilman’s, 2018; IARC-WHO/OMS, 2024; Testino, SIA, 2023; Edwards, 1994; AMA, DSM5, 2014).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Federazione Mondiale dei Cardiologi (WHF), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la Società Italiana di Alcologia (SIA), e molti Organismi internazionali affermano che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol e che ogni quantità comporta rischi per la salute.

La storia dei polifenoli del vino è vecchia: la bufala-frode scientifica degli effetti benefici del resveratrolo è stata definitivamente smascherata nel 2012, con il licenziamento del suo inventore, la restituzione dei fondi ricevuti per pubblicare gli studi truccati e la relativa ritrattazione (Beztarosti, 2012).

Critica alla curva a U (o J)

Diversi studi hanno dimostrato che l’apparente beneficio preventivo delle malattie cardiovascolari, attribuito al  consumo “moderato” di alcol rispetto all’astinenza, è dovuto a errori metodologici, come l’inclusione di ex bevitori e malati nel gruppo degli astinenti, annullando così l’ipotetico effetto protettivo del bere “moderato” (Fillmore, 2007; Stockwell, 2016 e 2024; Miller, 2024).

La Federazione Mondiale dei Cardiologi sostiene che non esiste una dose sicura di bevande alcoliche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari (WHF, 2022).

Se anche vi fossero benefici, questi sarebbero ovviamente annullati dai danni provocati dalla contemporanea presenza dell’alcol etilico, sicuro responsabile di almeno 40 patologie totalmente alcol-attribuibili, di oltre 200 patologie parzialmente alcol-attribuibili e di diversi tipi di cancro (Relazione del Ministro della Salute al Parlamento, 2024; ISS, 2022; OMS, 2001 e 2024; Shield, 2017; IARC-OMS, 2023 e 2025; Anderson, 2023).

Smentita del paradosso francese

Il cosiddetto “paradosso francese” è spiegato non dal vino, ma da uno stile di vita più sano dei francesi, con maggiore consumo di frutta, verdura e attività fisica (Kris-Etherton, 2001). L’alcol etilico (contenuto nelle bevande alcoliche, vino compreso) è classificato come sicuramente cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC-WHO, 1988), con evidenze di aumento del rischio di cancro anche a basse dosi (IARC-WHO, 2020, 2024, 2025; Anderson, 2023; SIA, 2023).  Uno studio dimostra come l’industria dell’alcol inganna il pubblico sul legame alcol-cancro (Petticrew, 2017).

Alcol etilico come droga

L’alcol etilico ha le stesse proprietà chimiche e tossicologiche sia puro che diluito nel vino. È una sostanza psicotropa e cancerogena, la droga più dannosa e pericolosa, dal punto di vista sociale, a causa dei danni recati a terzi (omicidio stradale, violenze, incidenti sul lavoro, diminuita produttività, costi sociali e sanitari, ecc., Nutt, 2010) e parlare di consumo “moderato” o “responsabile” è considerato insensato nel contesto del consumo di droghe; il termine “abuso” non viene più usato dalla scienza (AMA-DSM5, 2014) ed è stato sostituito dal concetto di “continuum” (Hudolin, 1990; Edwards, 1994; Di Salvatore, 2009; AMA-DSM5, 2014). Anche per questi motivi, è stato introdotto il tasso zero di alcol alla guida (minori di anni 21, autisti professionali e neopatentati) e nei luoghi di lavoro; è anche vietata la vendita, la mescita e la somministrazione ai minori di anni 18.

Divieto di pubblicità ingannevole

La legge italiana vieta la pubblicità che attribuisce al vino efficacia terapeutica non riconosciuta ufficialmente (L. 125/2001, art. 13, comma 2b). Affermazioni sulle bevande alcoliche come cura sono considerate ignoranti o interessate (Andrea Ghiselli, medico internista, nutrizionista, membro del CREA, Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, Presidente della commissione di revisione delle Linee Guida per una Sana Alimentazione, 2008). Il Regolamento CE 178/02prevede che non possono essere immessi sul mercato alimenti a rischio, dannosi per la salute (Art. 14, comma 2a) ed esclude esplicitamente le sostanze psicotrope (Art. 2, comma 3g). L’alcol etilico, contenuto nel vino, è dannoso per la salute ed è una sostanza psicotropa.

Rischi e mortalità legati all’alcol

Molte persone muoiono prematuramente a causa del consumo di bevande alcoliche, con rischi acuti come scontri stradali (Griswold, 2018; Nutt, 2010) e maggiore vulnerabilità negli anziani (ISS-SISMA, 2023). I problemi alcolcorrelati sono sempre multidimensionali, multisistemici e spesso imprevedibili (Edwards, 1994; Hudolin, 1990).

Evoluzione delle linee guida

Sulla base delle numerose ricerche e delle nuove conoscenze scientifiche, negli ultimi vent’anni le raccomandazioni internazionali sono diventate sempre più restrittive, scoraggiando qualsiasi livello di consumo di bevande alcoliche (vino compreso), a causa dei rischi oncologici e cardiovascolari, pur riconoscendo il ruolo culturale del vino in Italia.

Ci troviamo d’accordo con il Professor Serafini sulla necessità di preoccuparci del consumo degli zuccheri, dei cibi grassi, degli alimenti processati.  Da oltre 40 anni siamo impegnati in questa direzione con i nostri molteplici corsi e interventi di sensibilizzazione, per l’autoprotezione della salute e la promozione di stili di vita sani.

Il professor Serafini definisce la nostra posizione “di fatto clamorosamente e immotivatamente proibizionista, senza adeguati supporti scientifici, senza considerare le evidenze pocanzi citate”.

La mia posizione, quella dei coautori del libro, di centinaia di altri professionisti della Salute, delle Agenzie internazionali della Salute (OMS in testa) non è proibizionista.

Ci consideriamo attenti promotori dei percorsi di tutela e promozione della salute che, in base all’approccio di popolazione (Rose, 2001) e al paradosso della prevenzione (Rose, 2012), chiedono proprio a quanti si ritengono o sono ritenuti bevitori “normali” o “moderati” di non assorbire in maniera acritica i luoghi comuni, privi di fondamento scientifico, e di cambiare il proprio comportamento di consumatori di bevande alcoliche.

Al fine di contribuire alla riduzione dei consumi, di modificare stili  di vita correlati e di cambiare la cultura dominante, consumistica e insensibile alla dimensione ecologica e alle sofferenze di milioni di famiglie.

Semplicemente, chiediamo che al consumatore siano fornite le giuste informazioni, attraverso le etichette, finora negate, per una scelta più libera e consapevole. Con le etichette, la gente potrà continuare a bere vino, in compagnia del Professor Serafini, in tutta libertà.