CHIETI – “A Capodanno i ristoratori hanno precisato che c’è stato un contenimento del consumo di vino del 50%, per un decremento del consumo di vino e due anche per l’irrigidimento delle norme del Codice della Strada”
Il dato è stato rivelato da Angelo Radica, sindaco di Tollo, una delle capitali della viticoltura abruzzese, in provincia di Chieti, e presidente dell’Associazione Città del Vino, ospite del direttore di Rete8 Carmine Perantuono nella rubrica di approfondimento il Fatto.
Le recenti normative, volute da ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, vicepremier e segretario nazionale della Lega, inaspriscono le sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza, e hanno avuto un impatto significativo sul consumo di vino nei ristoranti, portando a un calo delle richieste in Italia, in base ai dati di Assoelenologi, tra il 40% e il 60%, tanto che ha commentato il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, “si è creato un clima di allarmismo tra i consumatori, ormai sembra che solo a guardare una bottiglia di vino si faccia del male”.
Il 20 dicembre 2024, a seguito dell’intesa sancita in Conferenza Stato Regioni, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha intanto firmato il Decreto che consente anche in Italia la produzione di vino dealcolato o parzialmente dealcolato. ll Decreto rende possibile “ridurre parzialmente o totalmente il tenore alcolico dei vini, dei vini spumanti, dei vini spumanti di qualità, dei vini spumanti di qualità di tipo aromatico, dei vini spumanti gassificati, dei vini frizzanti e dei vini frizzanti gassificati”.
Questo significa che tutti i vini fermi di qualità – Docg, Dop e Igp – sono fuori dalla possibilità di venire dealcolati. I prodotti vitivinicoli che sono stati sottoposti a un trattamento di dealcolazione con le tecniche ammesse dall’Unione Europea (parziale evaporazione sottovuoto, tecniche a membrana, distillazione), riportano la designazione della categoria accompagnata da un termine che varia in ragione del livello di alcol pure contenuto”.
Ha commentato dunque Radica, “per i produttori e le Città del Vino è una opportunità, visto il calo dei consumi, ma chiamatelo bevanda a base di uva, non vino dealcolato. Il processo di dealcolazione è complesso anche alla luce delle direttive ferree del Ministero, un processo delicato che non esclude la presenza di una minima percentuale di alcol. Inoltre la produzione di questa deve avvenire assolutamente lontano dalle produzioni di vino per così dire ortodosse.”





