PESCARA – “L’omicidio di Thomas Luciani – alla cui famiglia vanno le nostre condoglianze per l’atroce perdita – ripropone con lampante drammaticità il problema di una condizione giovanile densa di solitudine e spesso afflitta da una mancanza di valori e di empatia”.

Così, in una nota congiunta, Luciano D’Alfonso e Michele Fina, rispettivamente deputato e senatore Pd.

“Se a 17 anni si arriva a uccidere un coetaneo per un debito di 200 euro, significa che il dio denaro è saldo sulla piramide valoriale ben prima del conseguimento della maggior età – osservano – Se a 17 anni si arriva a togliere la vita a un conoscente per una ‘questione di rispetto’, significa che tra gli adolescenti stanno prevalendo i princìpi cancerosi della malavita organizzata. Se a 17 anni si arriva a infierire su un ragazzo morente e a ridere della sua tremenda fine, significa che si è perso l’orizzonte dell’umanità: non si riconosce più l’altro ma lo si vede soltanto come un possibile nemico da eliminare per poi vantarsene”.

“Gli adolescenti degli anni Duemila vivono isolati – aggiungono D’Alfonso e Fina – Pensano di poter comunicare col mondo attraverso il web ma finiscono col diventare tante piccole isole, e talvolta immaginano che la violenza sia una cura contro la solitudine. Le famiglie non vanno lasciate sole. Le politiche giovanili vanno rafforzate, coinvolgendo in primo luogo la scuola – luogo di formazione per eccellenza – ma anche gli psicologi, che possono aiutare le famiglie e i loro figli: occorre un’alleanza tra le componenti istituzionali della società che li aiuti a discernere il Bene dal Male. Diversamente, andremo incontro a un mondo sempre più arido e violento”.

“I segnali che stanno arrivando sono sempre più chiari: non c’è più tempo”, concludono.