L’AQUILA – “Non bisogna richiudere tutto, bisogna prevenire con moderazione e buon senso: nella incertezza legata al virus, l’unica certezza è che se ci comportiamo bene i contagi non aumentano. Non è grave e difficile mettere la mascherina e mantenere le distanze. Il mio caso e quanto sta accadendo in Italia sono la dimostrazione che il virus gira e che non è per niente remoto il rischio di contagio”.

Il messaggio arriva dal primario del reparto di rianimazione dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, Franco Marinangeli, dal giorno di ferragosto in isolamento fidiuciario a casa per essere entrato in contatto, sette gironi prima, con una donna aquilana, figlia di un paziente cronico che era andato a visitare il 7 agosto per la terapia del dolore, risultata positiva al tampone.

Il test era stato effettuato per sintomi, come febbre e mal di gola, che non erano stati ricondotti inizialmente al covid.

Il professore è stato raggiunto dalla notizia mentre pranzava con parenti e amici il giorno di ferragosto “mi sono tirato subito indietro con la sedia e sono andata a fare il tampone”: è risultato negativo al primo, ora dovrà stare a casa fino al 21 agosto, giorno del secondo. Se risulterà negativo, potrà tornare al lavoro.

Marinangeli è stato tra i medici in prima linea nella riconversione del cosiddetto G8, il piccolo ospedale limitrofo al San Salvatore realizzato per il grande evento che si è svolto all’Aquila in occasione del sisma del 2009, dove hanno funzionato fino a 30 posti di terapia e sub intendiva nel pieno della emergenza.

“Sto bene ma non è per niente bella la sensazione quella delgi arresti domiciliari – spiega ancora contattato dall’Ansa dopo aver reso pubblica la sua situazione in un post sui Fb -. Sto smaltendo il lavoro arretrato ma è fastidioso essere costretti a stare in casa e senza contatti diretti. Non dobbiamo ricadere nella emergenza di quattro mesi fa, gli anestesisti e gli infermieri nel frattempo non si sono moltiplicati ed i problemi non si risolvono certo con la disponibilità di ventilatori e respiratori. Sono preoccupato perché non c’è attenzione: ad esempio, non ci sono state misure adeguate per controllare gli italiani di ritorno dalla vacanze all’estero e dei migranti che entrano e poi scappano dai centri di accoglienza. Sta succedendo qualcosa di anomalo e lo riscontro anche sentendo i miei colleghi”.

Anche nel raccontare il suo caso, il rianimatore riscontra elementi che fanno riflettere: “la figlia del mio paziente non frequenta discoteche e conduce una vita controllata per via delle condizioni del padre, di conseguenza in casa entrano medici infermieri e persone selezionate – spiega ancora -. Non si sa quindi dove avrebbe contratto il virus, potrebbe essere stati anche al supermercato. Meno male che i suoi contatti erano tracciati ed abbiamo limitato i danni. Comunque, non possiamo permetterci di riconvertire ancora una volta gli ospedalei se dovessero riesplodere i contagi. Ci sarebbero conseguenze terribili visto che stiamo cercando di riorganizzarci dopo mesi di ritardi, di blocco di visite ed esami per le malattie gravi diverse dal covid. Bisogna capire che i portatori sono sani e chi paga sono i fragili – conclude l’anestesista.