L’AQUILA – È un giudizio fortemente negativo quello che la Fondazione Carispaq ha espresso nella riunione del Consiglio d’Amministrazione di ieri sul piano industriale della Bper (Banca popolare dell’Emilia Romagna), capogruppo della Carispaq. Un piano che prevede la fusione per incorporazione della Cassa di Risparmio e altri tre banche (Banca popolare di Lanciano e Sulmona, Banca Popolare di Aprilia e Meliorbanca), con conseguente decentramento della Direzione generale e azzeramento del cda dell’istituto bancario.
La Fondazione, socio di minoranza di Carispaq dal 1999, si dice pronta al dialogo ma non è intenzionata a fare sconti su ed è pronta a scendere in campo “per far sì che venga mantenuto il ruolo di banca territoriale di Carispaq nel rispetto dei 153 anni di storia che la contraddistinguono” spiega il presidente della Fondazione, Roberto Marotta, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche altri componenti del cda, Dmenico Taglieri, Pierluigi Caputi e Guglielmo Calvi Moscardi.
“Abbiamo appreso dei cambiamenti previsti dal piano industriale e, pur comprendendo le esigenze di sinergie dei costi di Bper, sull’ipotesi di fusione per incorporazione l’intero cda della Fondazione ha espresso tutta la sua contrarietà. – spiega Marotta – Siamo sempre stati leali con Carispaq, come testimoniato dall’adesione all’offerta pubblica di scambio (ovvero il cambio delle azioni Carispaq con quelle Bper, ndr): un impegno assunto nella convinzione, come stabilito negli accordi parasociali, sottoscritti, che ci sarebbe stata una condivisione della governance e del mantenimento di un assetto federale dell’istituto”.
Premesse, queste ultime, che verrebbero meno con le ipotesi di decentramento previste nel piano Bper e che, in qualche modo, contrasterebbero con gli accordi sottoscritti con la Fondazione: un elemento da non trascurare perché possibile oggetto di un contenzioso in sede civile.
Detto in maniera meno tecnicistica il ragionamento è semplice: la Fondazione ha aderito all’Offerta pubblica di scambio nella consapevolezza che Carispaq non avrebbe perso il suo ruolo “di banca del territorio. Il nostro interesse è difendere questa prerogativa, in tutte le sedi opportune” aggiunge il presidente a cui hanno fatto eco le parole del consigliere Caputi “abbiamo sottoscritto l’adesione all’offerta pubblica di scambio convinti che Carispaq avrebbe ricoperto per almeno per altri cinque anni un simile ruolo, che è rappresenta l’interesse primario della Fondazione”.
Le implicazioni del piano, inoltre, potrebbero avere delle ripercussioni sotto il profilo occupazionale. Se, infatti, non sembra sia previsto alcun taglio del personale ma solo di determinate attività, come quelle di back office, all’orizzonte sembrerebbe determinarsi uno stop a nuovi posti di lavoro con il blocco del turn over del personale.
“Un’opportunità di cui verrebbe privata la città – dichiara Marotta – Il riassetto Carispaq, inoltre, comporterebbe il ridimensionamento del ruolo di un attore fondamentale per la ripresa economica del territorio, soprattutto in previsione dell’avvio della ricostruzione pesante, costituendo al contempo una mancata occasione per il gruppo Bper che, al contrario, di tale ripresa può e deve essere protagonista.
Dalle minacce all’apertura al dialogo: “Siamo convinti che il piano possa essere cambiato – chiosa Marotta – e siamo pronti a sederci attorno ad un tavolo per trovare una soluzione convincente. Martedì all’Aquila sarà presente l’Amministratore delegato del gruppo Bper, Luigi Odorici, ed in quell’occasione lo incontreremo e dialogheremo”.
Il 10, aprile, infatti, è previsto un incontro con la stampa nel quale Odorici illustrerà il piano industriale Bper.
Alla domanda di un giornalista, che chiedeva se sulla decisione della capogruppo potessero aver influito le vicende romane dello scandalo del “Madoff dei Parioli” (la maxi truffa multimilionaria messa a segno da Gianfranco Lande e altri soci ai danni di Carispaq e decine di risparmiatori) Marotta ha chiosato: “Sicuramente le faccende di Roma preoccupano Bper che possiede il 97 per cento di Carispaq ma non può giustificare un piano di riassetto che, lo ricordo, riguarda quattro banche”.






