L’AQUILA – Una giovane aquilana si è rivolta a un noto legale per verificare la eventualità di una denuncia per stalking, ma non come solitamente accade nei confronti di un molestatore o di un ex fidanzato messo alla porta: la donna vuole perseguire ai danni di un esponente politico locale che da settimane cerca di convincerla a candidarsi alle elezioni amministrative dell’Aquila di maggio.

La giovane ha raccontato che, nonostante abbia declinato con chiarezza la proposta, il politico continua a tempestarla di telefonate e richieste di incontro che hanno alla base il tentativo di farla recedere dalla sua decisione.

Questa situazione, certamente limite, fotografa bene cosa sta accadendo in questi giorni nei Comuni più grandi per la formazione delle liste elettorali a sostegno dei concorrenti alla carica di sindaco. 

Una pratica che va evasa entro il 3 aprile prossimo con la presentazione delle candidature alla corte d’Appello dell’Aquila.

È un’autentica corsa contro il tempo per individuare i cavalli giusti, un’azione sempre più difficile perché fuori dalla cerchia dei partiti, non sono molti gli esponenti della cosiddetta società civile interessati a scendere in campo nell’agone politico, complice anche la distanza, sempre più marcata, dei cittadini dalla politica.

In particolare, la lotta è serrata all’Aquila, dove soprattutto il Popolo della libertà ha perso molto tempo per vicende politiche legate alla svolgimento delle primarie.

Ma anche il centrosinistra ha difficoltà, considerando che si apprende di proposte di candidature rivolte a tantissime persone, pure in categorie, come quella dei giornalisti, che ad esclusione di qualche esperienza, in città non è storicamente inclini a gettarsi nella mischia politica.

Oltre alla rincorsa per la compilazione delle liste c’è la circostanza che, con le modifiche alla legge elettorale, oltre alla cancellazione delle circoscrizioni, c’è stato un taglio dei posti di Consiglio disponibili, con una richiesta che si annuncia addirittura maggiore.

Per esempio, all’Aquila, i consiglieri da eleggere non sono più 40 ma 32 più il sindaco che uscirà dalle urne, e ogni lista deve presentare almeno 21 nomi.

Alle formazioni che sostengono il vincitore andrà il 60 per cento dei seggi, quindi 19, mentre tutti gli sconfitti si spartiranno una “torticina” da 13 posti, purché la lista o le liste collegate ai singoli candidati primi cittadini superino il 3 per cento dei consensi: circa 1.500 voti, stando ai dati delle elezioni del 2007.

Se si considera che, tra big e candidati minori, sicuramente sette o otto dei dieci annunciati aspiranti sindaci potrebbero raggiungere il quorum, sono ben pochi i posti rimanenti per chi corre nelle liste. È bene precisare, infatti, che il primo seggio che scatta alla lista o al gruppo di liste spetta al candidato alla fascia tricolore a esse collegate.

Come a dire: in molti casi meglio candidarsi sindaco e far “galoppare” le persone in lista che guadagnarsi il seggio attraverso le preferenze aggregandosi a una coalizione.

Grazie all’exploit di Massimo Cialente, vincitore delle amministrative al primo turno, nel 2007 l’ultimo seggio disponibile, il 40°, toccò ai Comunisti italiani che, in tutto, raccolsero 973 voti, il 2,13 per cento, mandando in Consiglio il più votato della lista, Carlo Benedetti, che poi diventò presidente dell’assise civica. 

In ogni caso, comunque, per liste e listarelle che non potranno contare su concorrenti con un buon seguito personale, sarà, politicamente parlando, un bagno di sangue.