L’AQUILA – Si sono conosciuti nella notte dell’incubo e dopo quasi tre anni sono più che mai uniti nella tragedia, tanto che parlano fitto tra loro e si abbracciano al termine dell’udienza.
Nel sisma del 6 aprile 2009 ‘imprenditore frusinate Giulio Carnevale è stato protagonista di una vicenda orribile, la morte della figlia Giulia sotto le macerie, ma è stato anche testimone di un’altra altrettanto tremenda, quella dell’avvocato aquilano Maurizio Cora, che ha perso la moglie Patrizia Massimino e le figlie Antonella e Alessandra.
“Ho conosciuto l’avvocato Cora dopo il 6 aprile, ho perso mia figlia nel suo stesso palazzo – ha raccontato al giudice – Arrivai all’Aquila verso le 5.30 del mattino, sulla scena impressionante del crollo vidi l’avvocato praticamente nudo, scalzo, gli detti un paio di ciabatte. Era scosso, sotto shock, ferito. Vidi i vigili del fuoco e sentivo strillare da sotto le macerie”.
“Chiamai i miei operai (ha una ditta, ndr) – ha proseguito – e li feci venire con tutta l’attrezzatura per cercare di agire subito e recuperare questa ragazza che era la figlia di Cora, Antonella. Capii subito che mia figlia non c’era più, la chiamavo incessantemente ma non rispondeva”.
Carnevale ha proseguito il racconto in un silenzio assoluto ricordando che “si sentiva strillare, erano lamenti isterici, la ragazza strillava, piangeva, rideva, diceva che era ferita, si sentiva un occhio fuori dall’orbita e un ginocchio rotto. Alle 8 – ha aggiunto – trovammo il primo corpo, sdraiato sul letto. Dallo smalto capii che non era mia figlia, chiamai Cora e riconobbe la moglie”.
“C’erano i vigili del fuoco di Ostia, chiesi loro com’era possibile che fossero già arrivati all’Aquila due ore dopo la scossa. Mi dissero che erano partiti subito, ma capii che c’era stato una sorta di preallarme”.
Il teste ha poi affermato che “alle 10 riuscimmo a tirare fuori la figlia di Cora, Antonella, che era ancora viva. Mi stupì – ha aggiunto – il senso di soddisfazione di questa ragazza. Fu subito portata via, l’avvocato rimase perché aveva ancora un’altra figlia sotto le macerie”.
“Si scavava con tutti i mezzi possibili – ha sospirato Carnevale – Io chiamavo continuamente il nome di Giulia per vedere se rispondeva, chiamavo con il cellulare per vedere il posto dove stava. Fra il lunedì e il martedì fu estratta la figlia più piccola dell’avvocato, giaceva sul suo letto. L’avvocato mi disse che voleva abbandonare anche lui questa Terra e si chiese perché era stato graziato”. (alb.or.)



