L’AQUILA – “Io non te lo ricordo più… io sono sei mesi che non ho più il dovuto per quanto riguarda i buoni… So’ sei mesi che metto la benzina io pe’ veni’ all’Aquila e vado a Roma anche due volte a settimana… con la benzina mia… capito?”

È un pezzo della conversazione telefonica, intercettata dai finanzieri del nucleo di Polizia tributaria dell’Aquila, tra Agostino Bertoni, direttore tecnico e responsabile della società romana Prismo Universal Italiana, e l’alto dirigente del provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna, Giancarlo Santariga, finito questa mattina agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione in seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale dell’Aquila su richiesta della procura del capoluogo.

La vicenda risale alla fine del 2008 e prosegue fino all’estate 2011.

La Prismo è l’impresa che si è aggiudicata i lavori di realizzazione della nuova caserma della Guardia di finanza di Pescara, appaltati dal provveditorato, e che ha già operato in Abruzzo, al centro smistamento merci di Avezzano (L’Aquila).

Un appalto che la procura ha messo sotto i raggi X, visti gli stretti legami tra Bertoni e Santariga, e nel quale la Prismo ha lasciato molte aziende subappaltatrici a bocca asciutta, contraendo debiti per circa 5 milioni di euro, come aveva segnalato AbruzzoWeb in un articolo del dicembre 2011.  

Secondo il gip Marco Billi, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore David Mancini, Santariga “in qualità di pubblico ufficiale, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, costringeva e comunque induceva Agostino Bertoni a fornirgli tre automobili noleggiate a proprie spese, comprensive dei costi di carburante, da destinare a suo uso personale”.

La Prismo era risultata vincitrice della gara da 16,5 milioni di euro con il 36 per cento di ribasso, che prevedeva una clausola secondo la quale la ditta aggiudicataria avrebbe dovuto “mettere a disposizione per tutto il periodo di durata dell’appalto un’autovettura regolarmente circolante e manutentata, comprensiva di carburante per una percorrenza media di circa 3.500 chilometri mensili”.

In realtà, rileva l’ordinanza, le macchine, tre Lancia Delta prese a noleggio, venivano utilizzate da Santariga “a titolo strettamente personale, come qualsiasi vettura privata, per viaggiare tra Roma e L’Aquila e per spostamenti a Roma e zone limitrofe”. Lo stesso dirigente pubblico aveva nella propria disponibilità tali automobili anche nel periodo in cui l’affidamento dei lavori era ancora sotto riserva di approvazione.

La clausola in questione era stata considerata anomala dal provveditore capo Donato Carlea che, sempre in un’intercettazione ascoltata dagli investigatori, dice all’arrestato che “quella è una cosa che in tutti i capitolati speciali d’Italia non troverai mai”, e aggiunge: “se questa cosa qui ti veniva contestata? se la gara fosse stata pubblica seriamente e quelli andavano a leggere… è illegittima questa cosa qui… quelli non dicevano niente, va bene, perché c’erano delle corsie pref… io chiamo le cose con il loro nome, va bene?… l’impresa dice, io avendo questo onere, invece di mettere il 20 per cento di ribasso, faccio il 18… non è che to lo fa gratis!”.

“L’aspetto sottolineato dal provveditore Carlea – sottolinea il gip Billi – appare particolarmente interessante e di sicuro dovrà essere fatto oggetto di ulteriori approfondimenti nel corso dell’indagine. In particolare interessa chiarire il riferimento di Carlea a ‘corsie preferenziali’ per le imprese”.

Tornando ai rapporti tra Santariga e Bertoni, quest’ultimo, ascoltato a sommarie informazioni testimoniali dal pm, riferisce che le vetture da lui noleggiate non sono mai state utilizzate per esigenze di ufficio e, anzi, il dirigente del provveditorato lo sollecitava con pressioni esplicite in ordine al versamento dei buoni benzina: “ricordo che sono stati versati, in un’occasione specifica glieli consegnai io personalmente in blocchetti. In quell’occasione era molto seccato e faceva notevoli pressioni. Io rappresentai anche l’impossibilità di corrispondere denaro in contante per un’azienda in liquidazione ed egli mi dava anche consigli su come operare poiché gli interessava esclusivamente ricevere quanto richiesto”.

Bertoni aveva necessità di “tenersi buono” Santariga, e spiega come mai al sostituto procuratore: “perché lo ritenevo una persona poco trasparente e comunque un interlocutore della Prismo che avrebbe potuto in caso di dissidi avere atteggiamenti volutamente ostili o dannosi nei confronti dell’azienda”.

“L’atteggiamento di pressione che emerge dal colloquio intercettato – spiega sempre Bertoni – è stato frequente nel corso del tempo allorché, ad esempio, mi ha proposto di utilizzare talune ditte per il compimento di specifici lavori sia per quanto concerne quelli di Avezzano (l’appalto per lo scalo merci, ndr) e sia per quanto concerne quelli di Pescara”.

La condotta ostile che, da un certo punto in poi, Santariga inizia ad avere nei confronti della Prismo a causa della scarsa liquidità dell’azienda e dei mancati versamenti dei buoni benzina viene sottolineata ancora da Bertoni su precisa domanda del pm: “Ho avuto la riprova che i miei timori iniziali fossero fondati poiché a seguito delle nostre vicissitudini finanziarie l’atteggiamento del Santariga si è concluso con la comunicazione della risoluzione contrattuale che ci è stata comunicata nell’ottobre 2011”. Il tutto nonostante la ditta avesse completato, seppur con qualche giorno di ritardo rispetto alla scadenza fissata dal provveditorato, l’affitto del ramo d’azienda a un’altra società.

L’atteggiamento poco cordiale di Santariga nei confronti del direttore tecnico della Prismo viene confermata agli inquirenti dagli ambienti del provveditorato, come riferisce il responsabile unico del procedimento dei lavori alla caserma delle Fiamme gialle, l’architetto Raffaele Basso: “il tappeto rosso che veniva steso alla Prismo a un certo punto è diventato un tappeto di chiodi”.

La procura, inoltre, si riserva di approfondire durante le indagini la correttezza e la regolarità delle procedure di conferimento degli incarichui e dei lavori sia ad Avezzano che a Pescara, per verificare se la Prismo abbia beneficiato o meno delle “corsie preferenziali” di cui parlava Carlea con Santariga e se la messa a disposizione delle macchine “abbia integrato un corrispettivo per il favore ricevuto”. (pi.bi.)