L’AQUILA – Soddisfazione per il raggiungimento degli obiettivi per il 2011 ormai agli sgoccioli e timori per un futuro che, senza uno sblocco dell’impasse sulla ricostruzione, rischia di diventare nero come la pece.

Sensazioni e umori di un imprenditore aquilano, Luciano Ciancarella, impegnato nella ricostruzione con la sua ditta azienda specializzata nell’assistenza tecnica, nella vendita e nei ricambi per carrelli elevatori e trasportatori e mezzi per movimento terra, gruppi elettrogeni e batterie che come molti suoi colleghi delle Pmi guarda al 2012 con speranza “e paura”. Perché nel più grande cantiere d’Europa ad essere in crisi è proprio il settore dell’edilizia. Uno dei tanti controsensi del post terremoto del 2009.

“Purtroppo siamo messi peggio di prima – ci spiega – La ‘giostra’ non è partita, nonostante la mia e molte altre imprese si fossere attrezzate per affrontare le opere legate alla ricostruzione pesante. Sono stati fatti investimenti importanti e quelli che ci si era proposti di fare sono stati ‘congelati’. Non nascondo che una delle sensazioni ricorrenti pensando al futuro è la paura”.

Nonostante un 2011 tutto sommato positivo, l’imprenditore aquilano non se l’è sentita di fare il passo più lungo senza avere certezze per il prossimo anno: raddoppio dello stabilimento di Bazzano e nuove assunzioni rimangono in naftalina in attesa di capire cosa accadrà con la ricostruzione pesante.

“Quest’anno il bilancio si chiude in pareggio ed è un gran risultato. Avevamo in mente di ampliare il capannone con un investimento da un milione di euro, assumere almeno altre sette unità lavorative e diventare il ventunesimo rivenditore in Italia dei mezzi e dei prodotti ‘Caterpillar’. Ma l’assenza di certezze per il prossimo anno ha bloccato sia noi sia loro, che pure sarebbero venuti qui in città molto volentieri. Affrontare un passo così impegnativo è difficile per tutti”.

La sensazione, infatti, è che nel campo dell’imprese edili e di quelle che potrebbero operare nella ricostruzione ci sia una sorta di scoramento generale, legato ad ordinanze capestro che bloccano ogni tipo di iniziativa, incertezze sui fondi e una crisi che è acuita dalle dinamiche nazionali ed internazionali che pesano come un macigno sul post sisma.

“Lo sconforto è pressoché generalizzato – aggiunge Ciancarella – E in queste casi sono le aziende più piccole, o meno organizzate, a farne le spese. Il che può rappresentare anche un vantaggio se si guarda sotto la cosa sotto il profilo della concorrenza e della competitività, ma è evidente che non fa piacere mai a nessuno sapere che un impresa è nei guai”.

Molti rischiano di ritrovarsi senza ossigeno anche a causa dell’improvvisazione e della poca esperienza da poter mettere in campo di fronte a un’opera titanica come quella della ricostruzione.

“Sicuramente in molti dopo il 6 aprile 2009 si sono ‘reinventati’ imprenditori nel campo dell’edilizia ma oggi le cose stanno tornando allo status quo. Molte imprese sono andate via, tantissimi operai sono in cassa integrazione e sono rimaste poche aziende. Nel mio campo prima c’erano 22 ditte, ora siamo rimasti in cinque.  L’intero comparto sta provando a resistere, ma non si potrà andare avanti in eterno. Il rischio è non solo di non poter assumere più, ma neanche di poter mantenere gli attuali livelli occupazionali”.

E per il 2012 l’auspicio più grande è che “per marzo, massimo aprile, parta la ricostruzione delle case ‘E’ fuori centro storico. Del resto le industrie non ci sono più: quelle poche che c’erano hanno venduto o affittato i capannoni. Se neanche l’edilizia, nel più grande cantiere d’Europa, dovesse decollare allora il rischio è che tutti avranno dei grandi problemi. E che in pochi potranno superarli”. (g.a.)