PESCARA – Pescara con la… sabbia alla gola, con un prestigioso porto turistico dove il dragaggio ancora non parte, e la stagione è già compromessa.
Con un porto commerciale sul quale, per renderlo praticabile, si continuano a gettare soldi a mare, 14 milioni in un anno, senza però riuscire a superare l’emergenza oramai cronica.
Per problemi strutturali, a causa cioè dell’improvvida realizzazione di una diga foranea che fa da tappo al porto, qui ogni anno il dragaggio ricorda la titanica sfida di svuotare il mare con un cucchiaino.
Ad accompagnare il tutto veementi polemiche politiche, e crisi di nervi di pescatori e diportisti.
“La volete sapere qual’è la verità? E che a essere insabbiato è l’intero Paese, per colpa di una burocrazia”. Così si sfoga ad AbruzzoWeb Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio, socio unico della Marina di Pescara srl, che a sua volta gestisce il porto turistico.
Il dragaggio spetta dunque alla Camera di commercio, i soldi sono pronti, ma si attendono solo e l’autorizzazione finale che dipende a sua volta dagli esiti delle ulteriori analisi richieste all’ultimo momento dagli uffici regionali, ed effettuati dall’Azienda regionale per la tutela ambientale (Arta), decisivi per capire anche il costo dell’intervento.
Se la sabbia è pulita, infatti, per rimuoverla si spendono circa 10 euro a tonnellata, perché può essere utilizzata per il ripascimento delle coste. Se invece risulta inquinata, e se viene dunque parificata a rifiuto speciale, allora il costo a tonnellata può superare i 100 euro.
Nell’attesa del conto, possono transitare solo le imbarcazioni che peschino non oltre i 2,5 metri, e sono state così annullate importanti e tradizionali competizioni veliche, non solo nel 2015 ma anche in vista del 2016.
“Il dragaggio – spiega Becci – va fatto dopo le mareggiate invernali, altrimenti si rischia di fare un lavoro inutile, e ogni volta bisogna fare il giro delle sette chiese negli uffici della Regione e poi dell’Arta per avere via libera ai lavori”.
Ma il danno intanto è fatto, e Assonautica, l’associazione dei diportisti è furiosa.
“Siamo una delle strutture più grandi e importanti del Mediterraneo – sottolinea Francesco Di Filippo, presidente di Assonautica – e ci troviamo ancora una volta a combattere con la mancata rimozione della sabbia, e tutto ciò è incredibile. Eppure l’intervento ha coperture economiche e non stiamo parlando di grandi quantità da rimuovere”.
Dure le accuse da parte del capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Lorenzo Sospiri.
“La Regione Abruzzo – incalza – sta rischiando di mettere in pericolo l’intera stagione del Marina, da un lato, e la stagione balneare dall’altro, visto che, a questo punto, pare inevitabile che il dragaggio si faccia in piena stagione balneare, fra l’altro lasciandoci più che sconcertati, visto che al centrodestra, a stagione iniziata, gli organi deputati al controllo dell’ambiente, non avrebbero permesso di spostare neanche un granello di sabbia, invece oggi sembra scontato che si potranno rimuovere 14mila metri cubi senza colpo ferire”.
Spostandosi di poche centinaia di metri s’incontra l’altra emergenza cronica, sempre pronta ad esplodere: quella dell’accessibilità del porto commerciale, detto anche porto canale.
Dal novembre 2013 all’ottobre 2014 il dragaggio è costato 13 milioni di euro, per rimuovere 300 mila metri cubi di sabbia, e riattivare il porto dopo mesi di drammatico stop. A cui si sono aggiunti dal febbraio scorso altri 800 mila euro per dragare altri 29 mila metri cubi di sabbia.
Il risultato è stato che, dopo le forti mareggiate di marzo, i pescherecci sono tornati a incagliarsi e il destino del porto è tornato a essere incerto.
Da mesi, poi, non riesce più a entrare la petroliera della Di Properzio, a breve rischiano di non poter transitare i pescherecci. E si teme anche per l’importantissimo collegamento navale della Snav tra Pescara e Spalato.
L’assessore comunale ai lavori pubblici Enzo Del Vecchio ribadisce ad AbruzzoWeb, reduce dall’incontro con il provveditore interregionale alle Opere pubbliche, Roberto Linetti a cui ha partecipato anche il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che il problema della sabbia alta almeno per quest’anno sarà risolto.
“Il provveditore – spiega Del Vecchio – ha garantito che all’iniziale quantitativo appaltato per rimuovere circa 29 mila metri cubi di materiale sono state operate delle varianti al progetto, anche in ragione delle mareggiate di questo periodo, che consentiranno di raggiungere l’obiettivo di rimuovere circa 53 mila metri cubi di materiali entro giugno, salvando la stagione”.
Del Vecchio assicura poi che “il collegamento della Snav tra Pescara e Spalato non è rischio perché la profondità dell’acqua tra i 3,5 e i 4 metri, mentre il catamarano ‘pesca’ 2,5 metri”.
Resta però il problema di fondo: la sabbia, per di più inquinata, si accumula velocemente. I soldi per intervenire invece sono sempre meno. “Non c’è dubbio – commenta Del Vecchio – che in questi anni abbiamo continuato a gettare soldi letteralmente al mare, in una logica di cronica emergenza. Con i 13 milioni spesi si riusciva costruire un nuovo porto”.
E la vera soluzione resta quella di rifare tutto il porto ed eliminare prima di tutto il tappo della diga foranea.
I fondi ci sono: quasi 2 milioni di euro del ministero, e 3,5 milioni stanziati dalla Regione. Ma i tempi per aprire i cantieri saranno lunghi, almeno due anni. Oggi si è ancora nella fase dell’approvazione del Piano regolatore portuale da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che ha chiesto ulteriori integrazioni.
“Siamo ottimisti – conclude Del Vecchio – l’iter non registra rallentamenti ma anzi, il lavoro redatto dai responsabili del progetto, il professor Paolo De Girolamo e l’ingegnere Alberto Noli, necessita solo di qualche ulteriore integrazione e il completamento attraverso lo studio di carattere tecnico-economico in corso di realizzazione. A brevissimo l’intero elaborato arriverà al Consiglio superiore dei lavori pubblici, e l’ok potrebbe arrivare entro i primi dieci giorni di maggio”.




