PESCARA – Dopo quasi mezzo secolo di attività ecco un altro grande nome del mondo commerciale pescarese che, vessato dal peso della crisi, è costretto a chiudere i battenti. Si tratta del famoso Caffè Vespucci, attività storica nata nel 1967, che si trova nell’omonima via della città adriatica.
Indignazione e rabbia si alternano in queste ore, ma anche la crudele consapevolezza che, se colossi dell’imprenditoria pescarese come il bar Camplone o lo stesso Vespucci non ce l’hanno fatta a reggere la pressione fiscale, la speranza di ripresa a causa dei numerosi fattori che colpiscono i diversi settori e alimentano la crisi, è davvero lontana.
Come raccontato da questo giornale, la questione di Camplone ha lasciato tutti senza parole lo scorso gennaio, in particolare per la morte silente dell’attività, quasi inaspettata, e non preannunciata dai proprietari che hanno chiuso il locale per ferie senza dare spiegazioni, neanche al personale. Peraltro, un giallo ancora irrisolto.
Ancora oggi, a distanza di mesi, di fronte alla porta d’ingresso rimane la gelida scritta ‘chiuso per ferie’ che attira l’attenzione dei pescaresi nostalgici: quel locale vuoto, infatti, è diventato quasi un monumento davanti al quale è impossibile non fermarsi durante una delle tante passeggiate mondane.
Nel caso del Caffè Vespucci, però, ci si trova di fronte a una vera e propria denuncia contro la ‘beffa’ di una “rapina fiscale” come ringhia ad AbruzzoWeb il proprietario, Gianluca Monaco, che non ha certo paura di esporsi e, anzi, invita tutti i colleghi e commercianti che si trovano nella sua stessa condizione a uscire allo scoperto per evitare di finire nelle mani di coloro che definisce con rabbia e con una certa ironia “strozzini legalizzati”.
”Sono sicuro che nei prossimi mesi ci sarà una vera e propria ecatombe economica quindi, volendo prevenire il peggio, ho deciso di chiudere l’attività e trasformare il bar in un circolo per limitare ulteriori danni – spiega – La crisi, iniziata nel 2008, ha colpito anche noi nel 2010, lo abbiamo riscontrato non solo nei consumi. Si tratta di una situazione gravosa che ci ha portati alla degenerazione a causa delle leggi che sono state fatte nel 2007. Noi paghiamo tasse allo Stato, che non dà soldi ai Comuni, i quali a loro volta devono versare somme e la conseguenza è questa. Secondo statistiche, la vita media di un’attività si è accorciata di 5 anni quindi la mia attività si può ritenere fin troppo fortunata”.
”Chi conosce le leggi e chi è furbo oggi come oggi non apre assolutamente un’attività, e se lo fa, dev’essere consapevole del fatto che si ritroverà automaticamente in una situazione critica – aggiunge il commerciante – Due mesi fa circa ho iniziato la campagna di tesseramento dei miei clienti che si ritroveranno a frequentare un’associazione chiusa al pubblico che abbiamo costituito: si tratta dell’unico modo per sopravvivere”.
Di fronte a una nuova sconfitta che Pescara ha subìto in ambito commerciale, anche il neo assessore al Turismo, commercio e grandi eventi Giacomo Cuzzi esprime il suo rammarico, sottolineando come una delle priorità di questa nuova amministrazione e del suo assessorato sia quella di ridare dignità a un’economia compromessa.
”Stiamo vivendo un momento di forte crisi economica di cui chiaramente anche il commercio di Pescara risente e dunque molte attività sono costrette a malincuore a chiudere, però noi stiamo cercando di predisporre un programma che possa consentire un po’ alla volta la ripresa e che possa favorire anche una rinascita dell’economia stessa”, assicura.
”Certo è che – puntualizza l’assessore – una crisi globale non dipende molto dall’amministrazione, la quale, però, si può impegnare nell’organizzare una rivalsa, anche se non è semplice. Io credo molto negli eventi e nell’organizzazione di realtà mirate a favorire il commercio a livello locale, che un po’ alla volta consentano all’economia di tornare a respirare”.
Intanto Gianluca Monaco invita quanti sono interessati a partecipare alla festa di chiusura dell’attività storica del Caffè Vespucci, prevista per sabato 6 settembre alle ore 18: si tratta di un’occasione, anzi com’egli stesso la definisce ironicamente di una “festa di liberazione” da un’attività che dura da 47 anni.
Quanto egli vuole far emergere è che “nessuno è immune e tutti possono cadere nella trappola di uno Stato strozzino, che riesce ad annientare anche attività familiari così longeve”.




