CHIETI – Nuovi contratti nella clinica privata Villa Pini di Chieti, ma solo per far fronte alle ferie estive. Al momento, dunque, la situazione non è sostanzialmente cambiata rispetto a un mese fa, quando le riassunzioni erano ferme a circa 450 unità, rispetto alle 466 fissate dall’accordo siglato dalla nuova proprietà (il gruppo Spatocco, Pierangeli, Petruzzi e Di Lorenzo) con le organizzazioni sindacali.

A costituire problema, per i sindacati, non è tanto il numero delle riassunzioni, non ancora centrato a circa un anno dalla firma dell’accordo sindacale, avvenuta il 7 settembre del 2013, quanto le modalità con cui stanno avvenendo.

“Gran parte del personale, infatti, è stata ripresa senza essere ricollocata nel livello in cui si trovava nella precedente gestione. Questo significa salari più bassi e minori competenze”, si lamentano le sigle.

“Su questo aspetto – spiega ad AbruzzoWeb Ferdinando Costanzo della Cgil – non è stato trovato un accordo. La proprietà ha comunque presentato un piano per riassegnare a tutti il proprio livello. Il piano, però, funziona a scaglioni, ciò significa che per qualcuno può andare bene, per altri assolutamente no”.

Ci sono poi le centinaia di lavoratori della vecchia gestione che la curatela fallimentare ha dovuto mettere in mobilità.

L’accordo sindacale di settembre 2013, infatti, non è riuscito a strappare un’unità in più delle 466 pattuite, ma erano rimasti fuori in molti, che sarebbero stati riassunti solo se la clinica fosse ripartita a pieno regime, purché figurassero in qualche modo ancora legate alla gestione Villa Pini, cosa che non avverrà più una volta intervenuto il licenziamento.

La curatela fallimentare, affidata all’avvocato Giuseppina Ivone, ha fatto di tutto per tenere questi lavoratori più tempo possibile sotto la sua ala, ma, una volta venduta la clinica, non si poteva continuare a tenerli in carico. Si tratta di lavoratori che, per la maggior parte, provengono da altre strutture del gruppo Villa Pini.

Per la curatela fallimentare, inoltre, c’è anche il problema di non aver ancora potuto incassare i 30 milioni pagati dalla nuova proprietà, a causa del reclamo intentato per via giudiziaria dal gruppo che si era aggiudicato per primo l’asta per la clinica (aggiudicazione poi decaduta a causa del mancato pagamento della somma prestabilita).

Dal punto di vista strettamente sanitario, la clinica non ha certo ripreso a pieno regime. Il reparto più importante, quello del centro di riabilitazione che si trova al quarto piano, per dire, secondo le stime dei dipendenti ha ripreso a funzionare a circa il 60% delle sue possibilità.

Basta fare un giro al quarto piano per rendersene conto a prima vista. Letti vuoti e stanze fin troppo ampie per quello che dovrebbe essere la normale capienza testimoniano il fatto che la clinica potrebbe lavorare molto di più.

D’altronde la nuova proprietà sta attendendo anche le direttive della nuova amministrazione regionale. Anche negli altri reparti si lavora a seconda del budget assegnato dalla Regione, molto più basso del passato, quando si operava anche sulla base di ricoveri risultati poi inappropriati.

È ovvio, dunque, che dalle decisioni di politica sanitaria dipendono anche quelle occupazionali. L’Amministrazione regionale, e in particolare il neo assessore alla Sanità Silvio Paolucci, è già stata interessata dai sindacati circa la situazione della clinica teatina.