PALERMO – Dare del “mafioso” a qualcuno costituisce reato di ingiuria.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che si è pronunciata sulla vicenda di una settantenne di Pistoia, da anni in causa civile per un appezzamento di terreno con una coppia di vicini di casa di origine siciliana.

È il 3 giugno 2006 quando la donna incontrando la vicina e suo marito, entrambi di Palermo ma da anni abitanti a Pistoia, davanti a diverse persone li apostrofa così: “delinquenti lei e suo marito … sono solo dei mafiosi”.

Moglie e marito, risentiti per l’epiteto rivolto loro solo perché siciliani, decidono di denunciare il fatto ai carabinieri.

Il caso approda così prima davanti al Giudice di Pace e poi davanti al Tribunale di Pistoia, che entrambi emettono una sentenza di condanna per ingiuria e diffamazione in entrambi i casi.

L’imputata propone ricorso per Cassazione e la parte offesa, assistita dagli avvocati Mario Marchetti e Giacinto Canzona, presenta una memoria difensiva nella quale sostiene la gravità e gratuità dell’appellativo ingiurioso nei confronti di una coppia di siciliani onesti e incensurati.

La Cassazione, bocciando il ricorso, conferma le precedenti sentenze e afferma il principio che dare del “mafioso” a chiunque integra il reato di ingiuria (o diffamazione se la parola viene pronunciata anche davanti altre persone).