L’AQUILA – “Nelson Mandela è stato colui che ha insegnato alle persone a poter cambiare il mondo, facendo valere il proprio punto di vista. Ci ha insegnato a fare del nostro meglio per sovvertire le cose che non vanno”.
Parola di un sudafricano Doc come Dalton Davis, 23 anni, uno degli atleti dell’Aquila Rugby che veleggia in vetta al campionato di serie A.
A pochi giorni dalla morte dell’ex presidente del Sudafrica, il giovane terza linea, 23 anni, 189 centimetri per 106 chili, arrivato quest’anno sotto il Gran Sasso, parla con AbruzzoWeb del suo Paese e dei suoi ricordi di quel grande uomo che fece del Sudafrica una nazione.
Il rugbista ricorda solo una porzione della vita di Mandela, quanto basta tuttavia per riconoscere in lui tutta la grandezza che lo contraddistingueva.
“Mandela insegnò ai sudafricani e di riflesso al resto del non fa la differenza. Puoi essere nero o bianco, quello che conta è il peso delle tue idee – spiega – Oggi però nel mio Paese ci sono ancora casi di discriminazione razziale che si vedono pubblicamente”.
Un lavoro di una vita, quello di Mandela nella lotta contro l’apartheid, che non sembrerebbe essere definitivo per gli abitanti di un Paese che è stato dilaniato da conflitti razziali, ma tanti sono “i politici che lo prendono come esempio”.
“Grazie a lui noi siamo diventati una nazione, mossi da un sentimento di appartenenza che si è risolto nel nostro sport nazionale, il rugby – continua – Infatti, per promuovere la pace e la coesione sociale, Mandela scovò nella palla ovale questo collante necessario, che nel 1995 permise a tutti, bianchi e neri, di sentirsi parte della stessa terra, vincendo la coppa del mondo. Ha unito il mio Paese in meglio”.
“Da dove vengo io a scuola si gioca rugby, non a calcio – prosegue poi – Se i bambini vogliono giocare a calcio ci sono dei corsi. Mio padre era un giocatore di rugby, io ho cominciato a 10 anni e mi ci dedico ancora oggi. Il rugby è uno sport che ti insegna a vivere oltre che giocare”, conclude.



