L’AQUILA – Verrà distribuito da lunedì prossimo a livello nazionale un dossier realizzato dall’associazione Libera che analizza la ricostruzione post-sisma dal punto di vista della legalità, mettendo in luce il rischio di ogni infiltrazione criminale. Lo ha annunciato don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, oggi in Abruzzo per vari incontri con la popolazione che culmineranno con la fiaccolatata di questo pomeriggio nella zona rossa, in ricordo delle vittime del sisma, a 20 mesi esatti dalla scossa.

“Si tratta di un lavoro molto serio – ha spiegato ai ragazzi delle scuole superiori – con documentazioni che dimostrano infiltrazioni e strutture criminose in questa terra meravigliosa”.

“In Abruzzo – ha detto ancora don Ciotti – le mafie c’erano prima e ci sono anche adesso: mi stupisco di chi si stupisce. Le mafie erano già presenti in aree come la Marsica, si pensi ai sequestri di Tagliacozzo, e quando abbiamo aperto la nostra sede dislocata hanno fatto pressione per non farci lavorare”.

Per don Ciotti, “l’assenza dei controlli e le deroghe dovute allo stato d’emergenza, hanno favorito l’azione di organizzazioni criminali”.

Di infiltrazioni mafiose, e della ‘ndrangheta  e camorra in particolare, nella ricostruzione post terremoto si sta occupando anche la Procura della Repubblica dell’Aquila che nei giorni scorsi ha chiesto ulteriori verifiche alle procure di competenza, Bologna e Napoli.

L’attività potrebbe avere un nuovo impulso alla luce dell’ arrivo dei primi documenti dalla procura di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ha portato a sgominare la cosca Borghetto-Caridi-Zindato con l’arresto di 34 persone e che ha fatto emergere collegamenti aquilani.

In particolare, le intercettazioni telefoniche fanno pensare che il “gancio” aquilano per il commercialista Carmelo Gattuso, prestanome dell’esponente del cartello mafioso Santo Giovanni Caridi, entrambi arrestati, sarebbe il 33enne aquilano Stefano Biasini, piccolo imprenditore.
Da altre intercettazioni sarebbe emerso che gli uomini della ‘ndrangheta preferivano avere come referente Lamberto Biasini, padre di Stefano, uno degli amministratori di condominio più inseriti nel grande mercato della ricostruzione pesante, i cui appalti alla luce degli indennizzi, cioè con i contributi milionari gestiti dai privati, possono essere accaparrati eludendo ogni forma di controllo.

Il procuratore distrettuale aquilano Alfredo Rossini ha mantenuto, comunque, il più stretto riserbo su questa delicata azione: a livello generale, il procuratore, impegnato anche a coordinatore le maxi inchiesta sui crolli del terremoto, ha voluto commentare solo che “l’attività di indagine va avanti spedita su ogni filone e in ogni direzione”.

Le società in odore di ‘ndrangheta operanti all’Aquila sarebbero due, la Br Costruzioni e la Lypas costruzioni: secondo la procura calabrese Gattuso, sempre come prestanome di Caridi, era entrato nella terza, la Tesi costruzioni con sede all’Aquila in via Pescara, di cui era comproprietario l’aquilano Stefano Biasini, poi divenuto amministratore unico.

DON CIOTTI: “LE MAFIE APPARTENGONO A TUTTE LE REGIONI ITALIANE”

L’AQUILA – “Saremo in massa a Bruxelles, giovedì e venerdì prossimi, per chiedere un allargamento a tutto il territorio europeo della legislazione sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata”.

Lo ha annunciato don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione antimafia ‘Libera’, in Abruzzo per una serie di incontri con la popolazione.

La mobilitazione a cui parteciperà ‘Libera’ con migliaia di giovani è promossa in occasione della giornata mondiale contro la corruzione.

“Sono passati i tempi – ha spiegato don Ciotti – in cui ci si poteva illudere che la mafia fosse solo un problema del sud Italia. La mafia è un fenomeno che appartiene a tutte le regioni di questa Penisola”.

“Ad esempio – ha sottolineato – a Milano il problema mafia ha almeno cinquant’anni e nella provincia sono stati sequestrati già 650 beni differenti. A Torino – ha aggiunto – la città dove vivo, è stato ucciso il Procuratore, Bruno Caccia”.

Parallelamente, Libera ha avviato una campagna di sensibilizzazione, attraverso l’utilizzo di cartoline, contro la corruzione. “La Corte dei Conti – ha spiegato – ha valutato che ogni anno la corruzione sottrae qualcosa come 1000 euro pro-capite alla collettività, una cifra enorme di 60 miliardi. Bisogna fare qualcosa”.