L’AQUILA – Un nuovo terremoto economico e politico. Abruzzo Engineering è in liquidazione e 193 dipendenti rischiano di ritrovarsi per strada, se non saranno riassorbiti in una nuova società.

La decisione, che era nell’aria, anche se si sperava potesse essere scongiurata, è stata presa dall’assemblea dei soci dopo una lunga riunione che ieri sera a Roma ha deciso all’unanimità di mettere “in liquidazione volontaria” la società mista pubblico-privata, controllata al 60 per cento dalla Regione Abruzzo, al 30 per cento da Finmeccanica, attraverso Selex Service Management, e al 10 per cento dalla Provincia dell’Aquila.

Alla fine è stata decisiva la volontà di Gianni Chiodi, presidente della Regione e socio di maggioranza, presente al vertice. Di liquidazione il governatore aveva parlato più volte, indicandola come una strada possibile e scatenando le proteste dei 193 dipendenti, da mesi in mobilitazione.

Molti di loro stanno lavorando negli Enti aquilani, occupandosi di ricostruzione e dando una grossa mano. Un apporto che ora potrebbe venire meno.

SCENARI FUTURI: IPOTESI NEWCO

Dal vertice sono stati nominati quattro liquidatori della società: i tre consiglieri di amministrazione, il presidente, Francesco Carli, e i due componenti Luigi D’Eramo e Vincenzo Genovesi, e Luigi Puzzovio. Nei prossimi giorni è prevista la loro prima riunione per valutare il da farsi.

Tra le ipotesi sul tavolo per il futuro, quella di creare una società nuova di zecca, una new company (newco), che riassorbirebbe una parte della forza lavoro e una parte dei rami d’azienda

AE: TRE ANNI TRA ALTI E BASSI

Abruzzo Engineering è stata creata nel febbraio del 2007 su iniziativa dell’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e del suo amico Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica.

La mission aziendale era quella di abbattere in Abruzzo il digital divide, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no.

Ma la storia è andata avanti tra luci (poche) e ombre (molte). L’ultimo bilancio è stato chiuso con un rosso di circa 19 milioni di euro, in maggioranza nei confronti del socio privato Selex.

Un tarlo, quello dell’esercizio in passivo, per Gianni Chiodi, vista l’impossibilità di coprire il disavanzo che lo ha fatto sbilanciare verso la liquidazione piuttosto che un’ipotesi di rilancio, che era l’altro punto all’ordine del giorno.

La Regione ha anche accelerato sulla liquidazione per i dubbi sullo status in house di Ae, cioè la possibilità di avere direttamente commesse dall’azionista di maggioranza, nodo che Chiodi ha cercato di sciogliere chiedendo un parere anche ai pubblici ministeri della procura dell’Aquila, Antonietta Picardi e David Mancini.

Altra zavorra, le inchieste giudiziarie che hanno sfiorato AE: una sugli appalti per il terremoto, che ha portato all’uscita dall’esecutivo dell’ex assessore Daniela Stati, l’altra su un passaggio preliminare alla nascita di Abruzzo Engineering: la cessione alla Provincia dell’Aquila di Collabora Spa, che vede indagato per truffa l’attuale direttore generale di Ae, Vittorio Ricciardi, che era amministratore delegato e proprietario del 49 per cento delle azioni della stessa Collabora Spa, accusato di aver gonfiato il prezzo e nascosto il passivo.