L’AQUILA – Nella città del “provvisorio” anche la Porta Santa, e con essa tutta la Basilica di Collemaggio, rischiano di dover essere temporaneamente “trasferite” per ospitare in futuro il rito della Perdonanza Celestiniana.
È lo scenario che con tutta probabilità si potrebbe profilare l’anno prossimo, quando la Bolla non potrà fare il suo tradizionale ingresso a Collemaggio, dove a breve partiranno i lavori di ricostruzione.
Verosimilmente l’arcivescovo metropolita da poco arrivato, monsignor Giuseppe Petrocchi, al quale spetta la decisione, potrà scegliere tra due opzioni: indicare un’altra chiesa che riterrà di uguale valore nella quale “replicare” il rito dell’apertura della Porta Santa, oppure optare per la realizzazione di una struttura provvisoria, come già successo per quasi tutte le chiese terremotate che sono state trapiantate in moduli temporanei.
Scherzando, ma non troppo, una Porta “S.a.n.t.a.”, con i puntini tipici di tutto ciò che all’Aquila è provvisorio, come il progetto C.a.s.e., i M.a.p. e i M.u.s.p..
Il problema, comunque, non riguarda la Porta Santa in quanto tale, come spiega Walter Cavalieri, nuovo consulente storico del Comitato Perdonanza: “Questa è un’invenzione del ‘400. Celestino fece chiaro riferimento solo alla Basilica, non alla Porta”.
Far entrare la Bolla in un luogo diverso da Collemaggio, invece, sarà una novità storica assoluta. “Il rito si è sempre svolto lì, anche in occasione del devastante terremoto del 1703 si tenne comunque nella Basilica”, prosegue.
Questo cambiamento non sarà di certo l’unico dell’edizione 2014, la 720ª, quando la ‘rivoluzione’ storica iniziata già quest’anno per volere dello stesso Cavalieri entrerà a pieno regime.
Già da quest’anno il contenitore della Bolla del Perdono sarà portato dal sindaco, Massimo Cialente, mentre la Dama della Bolla porterà forse solo il ramoscello d’olivo di solito affidato al Giovin Signore.
Tutte figure che per lo storico “dovranno scomparire. Negli ultimi 30 anni, pur mantenendo i valori religiosi, la Perdonanza è stata avvolta da un apparato scenografico che ha solo una funzione in termini turistici”.
Via i figuranti, quindi, che “non hanno nulla a che fare con il Medioevo. Inizialmente la Bolla veniva portata da una funzionaria del Comune, accompagnata dal sindaco. Solo con il tempo sono state introdotte le figure delle Dame e Giovin Signore, insieme a tutti i figuranti del corteo”.
In quella che è stata definita una “Perdonanza di transizione”, anche il comitato organizzativo (in passato chiamato ‘Istituzione Perdonanza’) si avvia a un cambiamento.
“Le intenzioni – conclude Cavalieri – sono di trasformarlo in un comitato scientifico, nel quale entri l’Università, ma anche storici dell’arte, teologi, e altre figure che si occupino di studiare la manifestazione. È importante che si torni all’autenticità dell’evento, abbandonando il modello turistico e adottandone uno più adeguato a una città che deve riscoprire la sua identità”.



