L’AQUILA – “Solo con te L’Aquila poteva essere ricostruita”.
È questa la scritta, firmata da un anonimo “Comitato”, apparsa sulla cappella cimiteriale della famiglia Serena, quella del noto Adelchi, per lungo tempo podestà dell’Aquila e poi gerarca del fascismo di livello nazionale.
La frase, apparsa su una locandina insieme a una foto di Serena, è stata notata da alcuni visitatori che proprio oggi, giorno della commemorazione dei defunti, si sono recati al cimitero cittadino.
Offuscata dalle polemiche in occasione del tentativo di intitolargli la piscina comunale dell’Aquila, la figura di Serena è stata ultimamente rivalutata da alcuni studi, in particolare da una pubblicazione dello storico Walter Cavalieri, che ne hanno evidenziato invece aspetti più positivi, legato soprattutto alle politiche di modernizzazione attuate sulla città.
Negli anni del suo operato come podestà, Serena è stato infatti autore di un’importante opera di trasformazione urbanistica e architettonica dell’Aquila, con la costruzione di molti edifici tra i quali, oltre la piscina comunale, il palazzo dei Combattenti e il palazzo gemello che si trovano alla fontana Luminosa e la chiesa di Cristo Re.
A qualche nostalgico probabilmente la sua spiccata opera di trasformazione della città deve essere tornata in mente proprio ora, in un momento in cui all’Aquila la ricostruzione sembra vivere un momento di stallo. Il “Comitato” deve aver pensato che se ci fosse stato lui, chissà, le cose sarebbero andate meglio.
“Sicuramente non possiamo dire cosa avrebbe potuto fare Adelchi Serena oggi – afferma Cavalieri, autore del libro ‘Adelchi Serena: il gerarca dimenticato’ – Certo possiamo affermare che ancora oggi è percepito come un personaggio che ha impresso una forte accelerazione allo sviluppo della città in quegli anni, trasformandola in senso moderno e funzionale”.
Secondo Cavalieri, questo fantomatico “Comitato” autore della scritta, “potrebbe essere legato al gruppo di persone che, so di certo, si sono riunite il 28 ottobre scorso, in occasione dell’anniversario della marcia su Roma. Sicuramente dei nostalgici molto legati a quel passato lì”.
Ad alimentare la visione “architettonicamente eroica” di Serena sicuramente hanno contribuito anche alcune leggende metropolitane nate dopo il terremoto, che volevano tutti gli edifici costruiti dal gerarca rimasti assolutamente intatti, senza neanche una crepa.
“Non dimentichiamo – smentisce però Cavalieri – che fu proprio Serena a decidere di estendere l’urbanizzazione della città fino a Campo di Fossa, la zona della Villa che ha subìto il crollo di tanti palazzi, una zona che da secoli non veniva edificata forse perché ne era nota l’instabilità geologica”.



